Nel lontano 1673 veniva rappresentata a Parigi una delle opere più importanti di Molière, il Malato immaginario. La commedia ha come protagonista Argante, un uomo perseguitato dalla paura di essere colpito da varie malattie il quale continua a ponderare i prezzi dei medicamenti proposti dai suoi dottori. Molte caratteristiche del profilo psicologico di Argante ci permettono di concludere che nel suo caso si tratta di vera e propria ipocondria (iperbolizzata quando il personaggio si reca dal Signor Buonafede, notaio del paese, per stendere il testamento con la sicurezza di essere ormai sul punto di morte in seguito ad un’inesistente grave malattia). ll tema centrale della commedia è sicuramente quello della malattia immaginaria e dell’incapacità dei dottori di trovare un motivo razionale che possa spiegare i sintomi descritti da Argante.

Copertina del DVD della rappresentazione teatrale de “Il malato immaginario” con la partecipazione di Alberto Sordi e Laura Antonelli.

L’inquietante caso di Gypsy Rose Blanchard

Gypsy Rose Blanchard, nata nel 1991, è la figlia di Clauddine Pitre (chiamata Dee Dee) e di Rod Blanchard, due cittadini statunitensi del Louisiana. Sebbene il suo parto fosse abbastanza prematuro, cosa che avrebbe potuto incidere fenotipicamente sulla struttura finale del cranio, non si mostravano per Gypsy rilevanti malattie a carico del suo organismo.
Già da quando aveva tre anni la madre era convinta che soffrisse di apnea durante il sonno e per tale motivo la portava spesso in ospedale per monitorarla durante la notte con l’ausilio delle apparecchiature mediche. Allo stesso modo Dee Dee era certa che Gypsy fosse affetta da una non specificata malattia cromosomica.

All’età di circa 7 anni, dopo una caduta dalla motocicletta del nonno, venne portata in ospedale per curare una leggera abrasione subita in seguito al brusco contatto con l’asfalto. Tuttavia Dee Dee la confinò su una sedia a rotelle dicendo che quelle ferite dovevano essere curate con diverse operazioni chirurgiche. Tuttavia Gypsy era perfettamente in grado di camminare e successive analisi svolte a Slidell confermarono l’inesistenza di distrofia muscolare a carico degli arti inferiori.
Pubblicizzando la (falsa) condizione della figlia, Dee Dee era riuscita a ricevere l’appoggio da diverse associazioni che aiutavano le famiglie in difficoltà con figli che soffrivano di gravi malattie.
La stessa abilità manipolatrice permise di allontanare Rod dalla famiglia siccome, in seguito ad un trasferimento nella città di Springfield, Clauddine iniziò a raccontare ai suoi vicini che il marito fosse un alcolizzato e tossicodipendente in cerca dei suoi familiari solo per avere dei soldi.
La situazione in questo periodo per Gypsy divenne sempre più grave: la madre iniziò a tagliarle periodicamente i capelli per farla assomigliare ad una bambina che aveva subito diversi trattamenti chemioterapici e veniva alimentata spesso attraverso una sonda gastrica per nutrizione.

blanchard
Gypsy da piccola con la madre Dee Dee. Si può notare come la madre avesse costretto la piccola ad assomigliare ad una malata di cancro, con i capelli rasati e con sonde gastriche per la nutrizione forzata. Dee Dee sfruttò la falsa storia della figlia per arricchirsi e godere di privilegi (specialmente economici) che altrimenti non le sarebbero mai stati concessi.

Nonostante tutte queste forti e gravi limitazioni imposte dalla madre (che ricorreva anche alla violenza pur di nascondere che la figlia non fosse effettivamente malata), Gypsy iniziò a frequentare un ragazzo, Godejohn, online visitando il suo profilo Facebook.
Quando la madre scoprì questa “relazione” disse a Gypsy che si doveva trattare necessariamente di un pazzo, probabilmente proprio di un pedofilo in cerca di prede. Ciò non distolse la ragazza dai suoi piani: pagare un biglietto a Godejohn per farle conoscere la madre direttamente a Springfield. Nei giorni precedenti al suo arrivo l’atteggiamento della madre si fece sempre più aspro e duro a tal punto che Dee Dee distrusse cellulari e computer pur di tranciare la relazione che Gypsy aveva intrapreso. Ciò spinse la giovane a cambiare programma: uccidere la madre.
Quando Godejohn giunse a Springfield (giugno 2015), i due ragazzi misero a punto gli ultimi dettagli del piano criminale. Una notte, dopo un’uscita in famiglia, Gypsy attese che Dee Dee si mettesse a letto, stanca della giornata appena conclusa. Fu allora che fece entrare Godejohn in casa e lo munì di nastro adesivo, guanti e coltello. Fu proprio il giovane ad accoltellare più volte Dee Dee nel sonno mentre Gypsy era nel bagno con le orecchie coperte dalle mani per non sentire le urla strazianti della madre moribonda.
Nel pomeriggio del 14 giugno 2015 Godejohn scrisse su consiglio di Gypsy dei post su Facebook sul diario di Dee Dee. Il primo messaggio, molto conciso, recitava: “The bitch is dead!”. I ragazzi scrissero questo messaggio perchè erano passati troppi giorni senza che nessuno si accorgesse della scomparsa di Dee Dee.

messaggio
Messaggio pubblicato dai due ragazzi col profilo di Dee Dee. Un altro post, scritto nei commenti, lasciava intendere che chiunque avesse commesso il delitto era anche responsabile dello stupro della figlia.

Quando gli investigatori trovarono poi il corpo di Clauddine, la reale situazione clinica di Gypsy emerse subito. Picchiata, abusata, costretta ad andare in giro con un tubo nello stomaco e con i capelli rasati, la vera vittima della situazione era proprio lei. Di questo ne tenne in considerazione il tribunale del Missouri il quale, per omicidio di secondo grado, la condannò a 10 anni di reclusione.

Sindrome di Münchhausen: l’arte di fingersi malati

Il personaggio Argante dell’opera di Molière, se fosse stato ricoverato al giorno d’oggi in ospedale, avrebbe ricevuto la diagnosi della sindrome di Münchhausen.
In ambito clinico si presenta come disturbo psichiatrico il quale induce le persone a fingere una malattia per essere compresi, accettati e curati dall’altro.
Il nome della sindrome deriva dal Barone di Münchhausen, nobile realmente esistito, il quale era solito raccontare storie incredibili sul suo conto e spesso fittizie, proprio come fa il paziente inventandosi dolori e possibili cause patologiche. Per la prima volta il disturbo è stato descritto nel 1951 quando venne pubblicato un articolo sulla prestigiosa rivista medica The Lancet.
I pazienti simulano letteralmente di avere sintomi e segni al fine di ricevere tutte le possibili cure mediche. Solitamente sono soggetti che tornano talmente spesso nelle strutture ospedaliere da essere chiamati viaggiatori. Sono manipolatori nei loro atteggiamenti e non si tirano indietro neanche se si devono sottoporre ad interventi invasivi quali quelli chirurgici.
La sindrome di Münchhausen è leggermente differente dalla ipocondria. Quest’ultima prevede infatti che il soggetto sia terrorizzato dall’essere colpito da una malattia e che quindi prenda provvedimenti nella sua quotidianità per ridurre tali rischi. Nel caso del disturbo psicologico invece il paziente si autoconvince di avere sintomi clinici ed è disposto a tutto pur di rimuoverli.

Munchhausen
Vignetta che riassume brevemente il comportamento del paziente affetto dalla sindrome di Munchhausen.
Dottore: “Buone notizie. Lei è in forma.”
Paziente: “Fantastico! Dirò soltanto a tutti che ho comunque il cancro.”

Diverso è il caso della sindrome di Münchhausen per procura (Münchhausen syndrome by proxy) dove il soggetto affetto dalla patologia è spesso il tutore legale del soggetto in questione, come è accaduto nel caso di Gypsy Rose Blanchard.
In questo caso il disturbo mentale che affligge i genitori li spinge ad arrecare danni ai figli al fine di farli credere malati e attirare l’attenzione su di loro. Essi vengono spesso scambiati dal personale medico per genitori affettuosi siccome si interessano con diligenza alle istruzioni impartite dai medici negli ospedali e spesso sembrano avere un certo background medico (probabilmente correlato ad azioni di volontariato o di infermieristica). I metodi attraverso i quali i genitori arrivano a mimare dei sintomi dei figli spaziano dall’iniezione pleonastica di insulina fino all’avvelenamento con insettici ed erbicidi. Ciò oltre che a configurarsi come un danno morale nei confronti del soggetto rappresenta un vero e proprio evento di abuso su minore, penalmente perseguito dalla legge italiana (così come da molti altri stati nazionali).

proxy
La maggior parte dei casi di sindrome di Munchhausen per procura vede protagoniste le madri. Esse causano volontariamente dei danni nei figli al fine di poterli curare e mostrarsi come genitori attenti e premurosi. La MDP è caratterizzata da uno stato d’ansia incontrollabile del genitore e da esagerazione dei sintomi.

Roberto Parisi

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