Un nuovo ed ambizioso progetto olandese vorrebbe spedire una gestante nello spazio affinché partorisca in un ambiente caratterizzato dalla microgravità.

Una start-up olandese vorrebbe portare a termine un progetto molto ambizioso entro i prossimi cinque anni: mandare una donna incinta nello spazio. La donna, verso la fine della sua gravidanza, dovrebbe essere spedita a 400 km di distanza dalla Terra e partorire nello spazio. Ovviamente la donna non sarebbe da sola perché ad intraprendere questo viaggio con lei ci sarebbe anche un team medico appositamente addestrato per gestire al meglio ogni eventuale complicazione.

Una volta nello spazio, la donna dovrebbe superare il travaglio e partorire su una stazione spaziale che non è stata ancora decisa. Sperando che tutto vada per il meglio, dovrebbe infine tornare sulla Terra nelle successive 36 ore al parto, ore cruciali sia per la madre sia per il piccolo. Il viaggio dovrebbe avvenire nel 2024.

Dubbi e perplessità

La domanda che tutti si pongono è ‘perché‘ visto che nessuno riesce a spiegarsi il motivo di un progetto tanto ambizioso. Egbert Edelbroek risponde prontamente alla domanda. L’obiettivo del progetto è testare la capacità umana di riprodursi e portare a termina una gravidanza con successo lontano dal nostro pianeta. Poiché un giorno non molto distante potrebbe non esserci più un posto abitabile sulla Terra, è meglio prevenire che curare. Prima di ciò però i ricercatori olandesi vorrebbero mandare nello spazio nel 2021 cellule uovo e spermatozoi per vedere se e come riescono a formare degli embrioni.

Bambino
Far nascere un bambino nello spazio rappresenterebbe un enorme progresso scientifico.

Secondo alcuni capire se l’essere umano è in grado di portare a termine una gravidanza nello spazio non rappresenta esattamente una priorità. Questo infatti presuppone che l’uomo abbia già trovato un pianeta abitabile su cui ha costruito una colonia, quindi si deduce che sia stato già trovato un modo per respirare su quel pianeta e per coltivare. La riproduzione passerebbe perciò in secondo piano rispetto a tutte queste altre priorità.

Non poche difficoltà nella realizzazione di questo progetto

Il primo problema da risolvere è trovare una donna disposta a partorire nello spazio, a 400 km di distanza dalla Terra, assumendosi tutti i rischi e le conseguenze di una scelta del genere. Ammesso che si riesca a trovare una donna disposta a spingersi tanto oltre, il secondo problema da risolvere è trovare un team medico disposto ad accompagnarla. Presumibilmente i medici contravverrebbero al giuramento di Ippocrate e dovrebbero assumersi la responsabilità di qualsiasi cosa possa accadere alla donna prima, durante e dopo il parto.

Un’altra difficoltà consiste negli effetti che l’ambiente spaziale potrebbe avere sulla donna e sulla sua gravidanza. Finora infatti nessuno ha mai approfondito quali potrebbero essere gli effetti dell’ambiente di un razzo su una donna incinta e sul suo futuro bambino. Di conseguenza nessuno sa quali potrebbero essere i rischi e le conseguenze negative di un viaggio del genere. Inoltre la futura madre non potrebbe sfruttare la forza di gravità che normalmente favorisce il parto. Si dovrebbe quindi ricorrere ad un’epidurale, ma il pensiero di un anestesista fluttuante o di fluidi corporei liberati in assenza della gravità non rappresenta esattamente la condizione ideale per una situazione del genere.

Negli anni ’90 sono stati condotti degli studi con dei topolini, delle lucertole e dei pesci, i quali hanno partorito nello spazio. I topolini nati in questa circostanza presentavano problemi al sistema vestibolare, fondamentale per il mantenimento dell’equilibrio. Oltre a questa conseguenza negativa, del resto si sa ben poco. Ultimo, ma non meno importante, ci sarebbe il problema del luogo di nascita sul certificato. Ammesso che tutto vada a buon fine e che la madre riesca a tornare sulla Terra con suo figlio sano e salvo, che luogo andrebbe indicato per la nascita del piccolo?

I vantaggi del nascere nell’ambiente ‘giusto’

Ormai è ben noto il fatto che l’ambiente e l’esperienza giochino un ruolo fondamentale nel plasmare il processo di sviluppo. Questo vale sia per i cuccioli di homo sapiens sapiens sia per i cuccioli di altre specie animali. Lo sviluppo infatti dipende anche da una ricca stimolazione sensoriale e sociale che consente allo sviluppo cognitivo ed alle strutture neurali che lo sostengono di seguire direzioni di sviluppo più tipiche rispetto ad altre.

Bambino
Nascere in un ambiente ricco di stimolazioni e che permette al bambino di fare le giuste esperienze consentirà al processo di sviluppo di procedere nella giusta direzione.

L’assenza di queste stimolazioni è stata approfondita in lungo e in largo utilizzando anche modelli animali. Questi ultimi hanno evidenziato che la deprivazione causa deficit a lungo termine sia a livello cognitivo sia a livello sociale e comportamentale. Gli animali deprivati, allo stesso modo dei bambini, sono esposti costantemente a situazioni stressanti causate dall’assenza o dalla non disponibilità del caregiver. Questo stress continuo porta ad uno sviluppo atipico del sistema limbico che, tra le tante conseguenze, porterà il piccolo a sviluppare un attaccamento insicuro o disorganizzato. Come se non bastasse, queste esperienze negative aumentano il rischio che da adulti possano sviluppare psicopatologie.

Le conseguenze a livello cognitivo e neurale

La deprivazione precoce compromette forme primitive di apprendimento (implicito ed associativo) che dipendono da una ricca stimolazione sensosiale e sociale. Essi pongono le basi per apprendimenti e funzioni cognitive molto più complessi, di conseguenza la loro mancanza genera problemi relativi alle competenze cognitive generali, alle funzioni linguistiche ed al funzionamento esecutivo.

Dal punto di vista neurale si registra un volume cerebrale ridotto, con riduzione della materia grigia ed assottigliamento delle aree sensoriali primarie e dei lobi frontale e parietale. L’ipoattivazione di queste aree comporta un aumento della potenza delle onde teta ed una riduzione della potenza delle onde alfa. Inoltre si riducono i collegamenti tra lobo prefrontale, temporale e striato. Quindi le conseguenze sono osservabili a vari livelli e se la condizione di deprivazione si protrae a lungo nel tempo, gli effetti saranno sempre più devastanti.

The space between us

L’idea della gravidanza e del parto nello spazio si presentano anche nel film ‘The space between us‘, anticipando l’ambizioso progetto della start-up olandese. Durante una spedizione su Marte, una donna astronauta scopre di essere incinta. La donna partorirà poco tempo dopo dando alla luce un maschietto, Gardner. Sfortunatamente non conoscerà mai la madre poiché lei muore durante il parto. Il ragazzo, a causa della gravità diversa, ha un cuore più debole rispetto al normale perciò deve sempre stare attento a quello che fa. A 16 anni riesce finalmente a convincere degli scienziati a farlo sottoporre a delle terapie sperimentali sulla Terra. Qui è in contatto con una ragazza conosciuta online e spera di poter ritrovare suo padre con il suo aiuto.

Tulsa e Gardner
Tulsa e Gardner

Il piccolo Gardner sembra un ‘marziano’ solo di fatto perché nonostante sia nato su Marte sa tantissime cose sulla Terra, ma non ha mai avuto un’esperienza terrestre. La sua amica invece, Tulsa, ha sempre avuto qualche difficoltà con il mondo esterno. Ha presto imparato a non fidarsi di nessuno, men che meno degli adulti.

Si tratta della tipica storia del ragazzino definito ‘pesce fuor d’acqua’, ma in questo caso il tutto è estremizzato perché Gardner è addirittura nato su un altro pianeta. Nonostante le vaste conoscenze scientifiche del ragazzo, non ha la più pallida idea di come comportarsi nelle situazioni sociali (anche se ha cercato di colmare le sue lacune guardando dei vecchi film). Ben presto nascerà una storia d’amore tra Gardner e Tulsa, una storia probabilmente iniziata già durante la loro adolescenza, destinata a proseguire oltre i limiti del tempo e (in questo caso più vero che mai) dello spazio.

Martina Morello

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