Nell’attuale scenario socio-politico, è ormai diventato evidente che il rapporto tra politica e tecnologia non farà altro che diventare più stretto, nel bene e nel male. Non basta più difendere la propria immagine sui quotidiani più celebri, ma i governanti hanno compreso che è necessario rendere conto anche all’opinione pubblica online, la cui maggiore influenzabilità può rivelarsi una lama a doppio taglio. Di conseguenza, non stupisce che United Russia, l’attuale partito al governo guidato da Putin, ha recentemente suggerito una nuova legge anti-fake news che ha già superato il primo requisito per l’entrata in vigore.

Dettagli della legge

Nel mirino dello Stato russo non ci sarebbero soltanto i siti e le più ovvie fonti d’informazione, ma anche gli utenti dei social network più popolari in Russia (Yandex e VKontakte) con un minimo di 100 mila visitatori giornalieri. Se le notizie false o imprecise segnalate agli admin dei siti o profili in questione non vengono rimosse entro 24 ore dall’avvertimento, si incorre in una multa fino a 684 mila euro.

Rischi per la libertà di parola

La nuova norma si presterebbe a un utilizzo scorretto in quanto sarebbe lo stesso governo a occuparsi dell’esame dei vari casi e a decidere se agire o meno, senza quindi alcun supervisore ulteriore in grado di penalizzare le eventuali accuse infondate. Non è un segreto che la Russia sia solita scegliere un approccio autoritario verso le opinioni dei dissidenti, e censurare le ‘persone scomode’ sul web diventerebbe ancora più facile grazie a questo metodo del tutto legale.

Dibattito sulle fake news nel mondo

Quello delle notizie false è un fenomeno che, a seguito delle elezioni americane del 2016 e della vittoria della Brexit, è salito alla ribalta dell’attenzione mondiale. Sembrano prevalere soprattutto le interpretazioni estreme, che tendono a sminuire o ingigantire in maniera esagerata l’impatto delle cosiddette bufale sulla politica e sulla società. Una cosa è certa: ancora non esiste una vera e propria definizione del termine in questione. La maggior parte degli studiosi, tra cui in particolare Ziga Turk dell’Università di Lubiana, concordano sull’intenzionalità di recare danno a cose o persone, diffondere prove a favore della propria convinzione politica o trarre un profitto economico (che sia dalle condivisioni delle notizie o altro) come comune denominatore delle fake news propriamente dette. Eppure i legislatori, come dimostra il caso della Russia, sembrano sottovalutare o non considerare affatto tutte le varie sfaccettature di questo complesso sintomo della facilità con cui ci lasciamo ingannare.

Cosa ci insegna la filosofia?

Le leggende popolari e la storiografia antica testimoniano come le fake news non siano certo un’invenzione moderna, anche se gli strumenti tecnologici di cui disponiamo adesso (i social media, prima di tutti) contribuiscono alla diffusione, e quindi alla conferma indiretta, che tanto basta a molte persone, delle diverse bufale. Ricollegarsi al ricorrente dibattito filosofico sulla verità può giovare a uno sviluppo di un occhio critico e consapevole quando la problematica viene discussa. Si può affermare che le due visioni principali che si sono confrontate sull’argomento sono rappresentate dai sostenitori di una verità assoluta, metafisica o scientifica, esistente a prescindere dalle vicende e dagli errori umani, e da coloro che credono nel poliprospettivismo, nella possibilità di trovare, se non fabbricare, ciò che percepiamo come verità, ma che è sempre dipendente dal senso comune. Tra i primi vi sono Parmenide, Platone, Hegel e i Positivisti , accomunati dalla fiducia nella conoscibilità e dimostrabilità di una risposta che dia ragione a un’ideologia una volta per tutte. Mentre tra i secondi troviamo Socrate, i Sofisti, e moltissimi pensatori moderni (Kant, Nietzsche, Wittgenstein) guidati dalla convinzione, anche se in campi diversi, che non sia utile nè possibile trovare una risposta incontestabile alla domanda sulla verità, soprattutto a causa di carenze e caratteristiche umane bio-psicologiche ineliminabili. E, ovviamente, tutt’oggi la questione rimane aperta, altro motivo per cui il concetto di fake news sembra così sfuggente e impossibile da sconfiggere.

epa06487861 Russian President Vladimir Putin delivers a speech during a meeting with Russian athletes and team members, who will take part in the upcoming 2018 PyeongChang Winter Olympic Games, at the Novo-Ogaryovo state residence outside Moscow, Russia, 31 January 2018. EPA/GRIGORY DUKOR / POOL

Soluzioni alternative alla disinformazione

La Russia non è certamente il primo Stato a proporre una legge in materia. Tra gli altri si annoverano l’India, la Malesia e il Kenya. Tutte le diverse varianti delle norme ancora commetttono l’errore di non affidarsi a una definizione esaustiva, e perciò non garantiscono la sicurezza degli accusati e l’effettiva riduzione dell’influenza delle notizie false. Inoltre non va dimenticata l’iniziativa (che non ha mai propriamente raggiunto il suo scopo) del ‘bottone rosso’ della Polizia Postale in Italia, la quale richiedeva la collaborazione degli utenti tramite segnalazioni. L’esperimento italiano è stato aspramente criticato dall’Onu in quanto, a seguito delle segnalazioni, i controlli non si sono rivelati abbastanza approfonditi, e hanno portato all’eliminazione di news vere con l’accusa di diffamazione di personaggi pubblici, con evidente limitazione della libertà di parola politica e civile. A maggior ragione una soluzione automatizzata, come il nuovo algoritmo di Facebook creato con lo stesso scopo, non sembra una valida alternativa al controllo (già imperfetto) umano. In conclusione, considerati i vari aspetti del problema, l’unica proposta che potrebbe avere un’efficace notevole sia sul breve che lungo termine sarebbe agire sul piano culturale e didattico. Non solo servirebbe mettere in luce l’importanza del verificare sempre ciò che si legge e si sente, specie su internet, e a maggior ragione se l’intento della notizia appare quello di suscitare una reazione forte, ma anche migliorare la portata e la profondità del dibattito sui mezzi digitali d’informazione. Questa mancanza di approfondite considerazioni da parte delle autorità che annunciano di voler combattere la disinformazione, non fa che lasciare spazio a maggiori ingenuità, incertezze e strumentalizzazione delle fake news per fini possibilmente ancora più deleteri per la democrazia e la libertà d’espressione.

Giulia Onorati

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