la giornata della memoria celebra l’anniversario di un mezzogiorno di gennaio. Una giornata che sarebbe dovuta iniziare e finire come al solito, o magari finire per sempre. Ma non fu così. Settemila esseri umani scavati dal freddo e dalla fame, distrutti dalle torture,privati delle speranze e dell’identità vennero di nuovo al mondo. Ciò che sembrava perduto per colpa dell’uomo era stato salvato dall’uomo, ciò che da tempo si era temuto era diventato un evidenza. Anzi era molto peggio di qualsiasi previsione, eppure è potuto accadere.

Una storia come le altre: “Destinatario sconosciuto” di Kressman Taylor

Pubblicato nel 1938, riporta uno scambio di lettere tra Max, un americano di San Francisco, ebreo e il suo ex socio in affari tedesco Martin ritornato in Germania dopo la prima guerra mondiale. Una quindicina di lettere scambiate nell’arco di due anni (1932-1934). In quei due anni la Germania avanguardista e intellettuale di Weimar si trovò capovolta nella natura e nelle istituzioni. Così anche i cittadini nelle azioni e negli ideali. La trasformazione di Martin, come di qualsiasi altro cittadino tedesco appare a Max impossibile, inaccettabile da un punto di vista liberale. Martin però è impassibile,confida nella nuova Germania che nasce. Una speranza alla quale aggrapparsi è tutto ciò di cui ha bisogno. Così la Germania sembra ribollire, la gente è frenetica, e Adolf Hitler sembra incarnare quella rabbia, quell’insoddisfazione, quel desiderio di rivalsa e non solo. Ha un colpevole e una soluzione, necessaria seppur crudele, anzi “la migliore delle soluzioni che spetta di diritto alla razza ariana”. Un nuovo nome, una nuova identità per quei tedeschi che fino ad allora erano stati i perdenti. Scrive Martin “per quattordici anni abbiamo chinato la testa,sconfitti. Abbiamo mangiato l’amaro pane della vergogna e della privazione della libertà ma ora siamo uomini liberi. Possiamo risorgere in tutta la nostra potenza e tenere alta la testa di fronte alle altre nazioni“. Max lo prega di rinsavire, si preoccupa per le voci che di bocca in bocca tramandano l’atrocità dei pogrom, le sparizioni dei fratelli ebrei e le esecuzioni sommarie di piazza ad opera delle camicie brune ma Martin gli chiede di non essere contattato mai più. Non  intrattiene affari con gli ebrei.

Il momento clou

Solo quando si tratta della sorte della sorella di Max, Martin si fa vivo e rispondendo alle insistenti lettere, comunica che non ha dato asilo alla sorella, ma ha lasciato che venisse uccisa di fronte ai suoi occhi. Da quel momento in poi Max bombarderà di lettere Martin, nelle quali insinuerà i suoi legami con gli  ebrei e mentirà sul coinvolgimento di Martin in affari con la comunità ebraica. Martin comincia ad essere perseguitato dallo stesso regime che sosteneva. Le parole di odio di Martin sono ora parole di paura, di supplica. In ballo c’è la sua vita, la sua famiglia, la sua carriera e quella che sembrava la retta via si è rivelata una trappola.” lo sai che succede nei campi di concentramento?” gli chiede. Come se fosse disumano mandarlo lì senza motivo. Max insiste fintanto che non ha la prova della morte di Martin. Martin non esiste più.  “Destinatario sconosciuto” riporta l’ultima lettera mai consegnata.

Il lato oscuro dell’opera:

Ogni anno puntiamo il dito. Puntualmente, ciclicamente ci vengono ricordate le atrocità commesse dai nazisti durante la Shoah. Le nuove generazioni talvolta sbuffano. In pochi credono che possa mai verificarsi di nuovo un genocidio di quella portata. In molti sbagliano. Dopo una prima lettura si tende ad incolpare Martin, ci si lascia trasportare dal risentimento ma, per quanto ora possa sembrarvi incomprensibile, sono giunto all’idea che seppur Martin sia stato un ingranaggio di una macchina di distruzione e di morte, Max non sia stato da meno. Certo ci sono differenze tra i due: il contesto in cui prendono decisioni e nella tipologia di delitto di cui si macchiano. Il punto in comune tra i due risiede nelle motivazioni che gli portano a fare certe azioni. Martin agisce in un contesto coercitivo, dove il controllo sociale si è sovrapposto alla legge. Anche una semplice lettera può costare la vita. D’altra parte ci crede, sa cosa accade nei campi e non reagisce. Sostiene il Führer e questo basta a renderlo complice degli atroci delitti commessi dal nazismo. Anche se non ha premuto il grilletto, la morte della sorella di Max ricade sulla sua coscienza. Ma anche la morte di Martin è un esecuzione, spietata, con le stesse conseguenze di un mandato di deportazione della polizia tedesca, però  firmato da Max.

La responsabilità di Max

Max riceve l’ ultima lettera in cui scopre che Martin è morto. foto di rappresentazione teatrale.

Proprio Max che non si rassegna al cambiamento del suo amico, che inorridisce al solo pensiero che il suo caro Martin possa aver riposto le sue speranze nella violenza e in ideali vendicativi che fa?  Si vendica. Si vendica con lo stesso mezzo di sterminio e per farlo sfrutta l’antisemitismo. Non centra che Max sia un ebreo o abbia subito un torto. Lui infatti non ottiene nulla da questa sua azione, sua sorella non torna in vita e un altro uomo è stato deportato. Fa una scelta. La fa per odio, perché il suo amico Martin rappresenta tutto ciò di peggio e di disumano ci possa essere in un nazista. Martin è il nazismo così come “ogni ebreo” in Germania veniva confuso con quell’idea disumana diffusa dalla propaganda nazista. Martin non è altro che il capro espiatorio di Max. La soddisfazione che cerca nel vendicarsi non è diversa da quella del minatore tedesco che denunciava una famiglia di ebrei poiché era veramente convinto fossero la causa della sua miseria, del suo dolore. Non è Martin la causa del dolore di Max ma un fenomeno complesso,un totalitarismo, di cui Martin è solo un parte, neanche essenziale, vista la rapidità e la sommarietà con cui viene deportato.

quant’è probabile che un genocidio possa verificarsi di nuovo ?

Se qualcuno di voi ha compatito Max o addirittura avrebbe fatto lo stesso, se non peggio allora significa che c’è qualcuno, che per odio sarebbe pronto a commettere un genocidio. la definizione di genocidio di Pieter N. Drost (The crime of state) cita “La distruzione fisica intenzionale degli esseri umani in ragione della loro appartenenza ad una qualunque collettività umana”. Definirsi liberali e democratici significa non cedere mai, neanche per sbaglio all’odio, significa non sentirsi mai legittimati a togliere la vita di qualcuno, neanche alle persone peggiori, neanche nelle condizioni più assurde. Significa non confondere mai l’avversario politico con il nemico personale. Significa agire alla luce del sole, opporsi, lottare ma con coerenza, cioè considerando il “nemico” prima di tutto un essere umano. Perché solo la coerenza ai principi democratici e liberali ci permette di realizzarli, perché servono da guida soprattutto nei momenti più bui. Come Max, se messi alla prova, tutti potremmo incappare in azioni che una volta diventate sistematiche possono portare alle conseguenze dell’olocausto. Bisogna avere una volontà politica di ferro  e siamo sicuri di averla tutti? che se mascherati per bene non saremmo capaci di commettere gli stessi atti, magari ritenendoci nel giusto? alla luce di questa storia io non ne sono così sicuro.

senza dimenticare tutti gli altri genocidi presenti e passati di cui si macchia la storia.

un Film come storia alternativa

Basato su un esperimento sociale del ’67 a opera del Prof. Ron Jones. Quando un insegnante dai metodi non ortodossi propone ai suoi studenti un compito in classe in cui simulare una dittatura in un regime democratico, l’esperimento va terribilmente male e gli eventi prendono una piega inaspettata.

 

 

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1 commento

  1. Purtroppo questo racconto conferma la natura umana. Preoccupiamoci di essere sempre vigili e di difendere i principi di democrazia e rispetto del prossimo

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