Quante volte restiamo affascinati dal miraggio della vita di città? Vivere in luoghi sofisticati di incontri e opportunità, adatti a gente dagli orizzonti troppo larghi per la provincia. E quante volte invece ne siamo terrorizzati? Incubi sotto forma di grigi condomini-pollai e traffico asfissiante. Impossibile trovare una definizione univoca che escluda le altre. Le città sono paradossi, si alimentano di contraddizioni che talvolta restano silenziosi, latenti, e talvolta esplodono. In qualità di abitanti del mondo liquido, una delle sfide quotidiane consiste nel toccare con mano proprio queste contraddizioni, che minano alle condizioni di vivibilità. Ciò non riguarda tanto la scelta di una fazione (ricchi vs poveri, indigeni vs stranieri) in una determinata città, quanto piuttosto il grado di benessere che questa agglomerato, nella sua essenza, può conseguire oggi.

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(fonte skyscanner.it)

Attraverso l’occhio indagatore di Bauman e l’occhio letterario del Marco Polo di Calvino, si può delineare una sociologia urbana della crisi. Per riscoprire le ragioni profonde che hanno portato gli uomini a riunirsi nelle città.

Il pericolo in casa e nuove fortezze per le élites globali ipermobili

Dai villaggi della Mesopotamia al Medioevo, la protezione dalla minacce esterne fu un potente incentivo alla costruzione delle città. Mura e palizzate segnavano il confine tra civiltà e natura, ordine e caos. Tuttavia oggi ciò che avvertiamo come nemico pericoloso si è già infiltrato nello spazio urbano. La retorica politica sulla sicurezza si traduce in una battaglia per le strade, a difesa dell’incolumità personale contro quegli estranei sfuggenti che in fondo sono le vite di scarto della globalizzazione. L’esempio più lampante è rappresentato dai profughi, così descritti da Bauman in Modus vivendi:

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Zygmunt Bauman (fonte corriere.it)

l’incarnazione stessa del rifiuto umano, privo di qualsiasi funzione utile da svolgere nella terra di arrivo e soggiorno temporaneo, e senza l’intenzione NÉ la prospettiva realistica di essere assimilati e integrati nel nuovo corpo sociale

Gli eterni esclusi dalla partita non sono solo questi. Perché anche i disoccupati di lungo corso rischiano di precipitare ai margini della società, essendo improduttivi e di conseguenza inclassificabili. Altra sottocategoria dell’esclusione è il criminale, la cui riabilitazione è negata a priori. Tutte queste minacce devono essere separate e ammassate per garantire  la decorosa normalità della cittadinanza, che analogamente a un teatro può essere suddivisa in “platea” e “galleria”:

  • la platea è formata da reti locali che poggiano sulla propria identità per tutelare i propri interessi;
  • la galleria comprende le élites a vocazione globale,  inseriti nel posto senza essere del posto. Meno interessati a una specifica vita pubblica e più affascinati dalla mobilità internazionale e culturale.

Start-uppers, manager, imprenditori, personaggi dello show business, designers sono alcuni abitanti del moderno e paradossale spazio extraterritoriale all’interno del territorio. Uno stile di vita per chi ha vinto la partita, che necessita di fortezze e delimitazioni nei quartieri più in della città.

L’utopia di Marco Polo tra parole, desideri e ricordi

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(fonte criticallegalthinking.com)

 

“Un ultimo poema d’amore alle città”

 

Calvino riassume in questa frase il significato delle sue Città invisibili, raccontate da un viaggiatore visionario al cospetto di Kublai Kan, malinconico imperatore d’Oriente che vede profilarsi all’orizzonte la rovina. Queste città dai nomi femminili sono dotate di caratteristiche e forme assurde, le quali spesso e volentieri dipendono da chi le visita.

Isidora è la città dei sogni che contiene un io passato ma ci si arriva in tarda età e si guarda la gioventù passare da un muretto.

Valdrada fu costruita sulle rive di un lago che la rispecchia, generando una città gemella con persone e gesti simmetrici. L’una vive per l’altra.

La città ragnatela di Ottavia è sospesa sull’abisso tra due montagne: si vive con minore incertezza pur sapendo che la rete non reggerà in eterno.

Olinda è un’insieme di città concentriche, dove le mura esterne si dilatano per far sorgere i quartieri nuovi nel centro pulsante.

Laudomia è una città tripla: vivi, morti e non nati occupano spazi adiacenti. Fino a quando l’ultima generazione, se dovrà esserci, attraverserà vita e morte come un granello di sabbia nella clessidra.

In mezzo a queste e altre meraviglie, dove desideri e ricordi si mescolano agli scambi commerciali, non si è ancora scoperta un’Utopia. Ma l’intento dell’autore non è apocalittico e l’ultimo approdo non sarà la città infernale.

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Italo Calvino (fonte inliberta.it)

Se ti dico che la città cui tende il mio viaggio è discontinua nello spazio e nel tempo, ora più rada ora più densa, tu non devi credere che si possa smettere di cercarla.

Non è un caso se il sociologo polacco menziona proprio l’opera di Calvino per suggerire la speranza di una ritrovata felicità partendo dal cuore delle città infelici.

Luca Volpi

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Filosofo da Milano, studente di Comunicazione da Bergamo e scrittore da casa. Collaboratore anche per i blog l'Oltreuomo e ArtSpecialDay. "Prima era il nulla, poi qualcosa andò storto" come dicono i miei ad ogni compleanno

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