La prosopagnosia è un tipo di agnosia particolare perché è specifico per il riconoscimento dei volti. Questo tipo di deficit infatti non permette di riconoscere un volto (soprattutto se familiare), con conseguenze anche legate alla sopravvivenza.

Il riconoscimento dei volti, specialmente familiari, è di ovvia importanza per la vita sociale e per la stessa sopravvivenza dell’individuo. Infatti è un’abilità che si sviluppa praticamente da subito ed è stata studiata inizialmente nei primati. Possiede uno statuto speciale tra le capacità percettive e ad essa corrispondono circuiti cerebrali specifici. Studi effettuati tramite l’utilizzo della risonanza magnetica funzionale hanno evidenziato un’area particolare nella porzione centrale del giro fusiforme particolarmente attiva durante il compito di riconoscimento di un volto. Si tratta della Fusiform Face Area che risponde selettivamente ai volti piuttosto che a semplici stimoli visivi. L’area in questione è bilaterale (ciò significa che è presente in entrambi gli emisferi), ma è particolarmente attiva nell’emisfero destro.

Deficit del riconoscimento dei volti
La prosopagnosia è un tipo di agnosia e causa un deficit nel riconoscimento dei volti, soprattutto di quelli familiari.

Altre aree molto importanti coinvolte nel riconoscimento dei volti sono l’Occipital Face Area (la porzione laterale del giro occipitale inferiore), la porzione laterale del giro fusiforme (per l’elaborazione delle identità individuali), il solco temporale superiore (per la direzione dello sguardo ed i movimenti correlati alla produzione linguistica). Inoltre abbiamo l’amigdala e l’insula (per le espressioni facciali), il giro frontale inferiore (per gli aspetti semantici), il nucleo accumbens e la corteccia orbito-frontale (per la bellezza e l’attrazione sessuale).

La prosopagnosia acquisita

Si tratta di un disturbo raro descritto per la prima volta nel 1947 da Bodamer e caratterizzato dall’impossibilità di riconoscere volti familiari su presentazione visiva. Nei casi più gravi l’individuo non riconosce neppure volti molto familiari, come ad esempio quello del partner o addirittura la propria immagine riflessa nello specchio. Il riconoscimento non è del tutto compromesso perché può avvenire per esempio ascoltando il suono della voce o associando il volto a caratteristiche particolari come occhiali o baffi.

Estraneo o amico?
Non riconoscere un volto estraneo da un volto amico e viceversa compromette la vita sociale dell’infividuo.

Generalmente un individuo agnosico non è in grado di stabilire se un volto è familiare oppure no. Tuttavia in alcuni pazienti sono stati rilevati segni di riconoscimento implicito di volti familiari, come l’aumento della conduttanza cutanea. Questo permette di affermare che il riconoscimento esplicito e quello implicito (legato alla valenza emotiva) percorrono due strade differenti. L’identità potrebbe essere elaborata da regioni situate lungo il fascicolo longitudinale inferiore, che va dalle aree visive occipitali alle regioni temporali e all’ipotalamo. Questa via è danneggiata nella prosopagnosia. L’elaborazione implicita invece potrebbe seguire una via più dorsale attraverso il solco temporale superiore, il lobulo parietale inferiore, il giro del cingolo e l’ipotalamo.

‘Prosopagnosia’ di Caparezza

L’ultimo album di Caparezza si intitola Prisoner 709 e rappresenta un’autoanalisi del cantante. Da tempo ormai soffre di acufene, un persistente rumore (come un ronzio). Nei casi più gravi può compromettere la qualità della vita di chi ne soffre. Il cantante spiega che l’acufene lo rende prigioniero, da qui il titolo dell’album. In esso racconta tutto il suo percorso all’interno di questo ‘carcere mentale‘ in cui si trova a causa di questo disturbo ed i titoli delle canzoni aiutano proprio a percorrere con lui questo doloroso percorso.

Un’analisi del testo

Il disco si apre con la canzone ‘Prosopagnosia’, chiaro riferimento al deficit di riconoscimento dei volti. Nella prima strofa afferma ‘non sono più lo stesso di un secondo fa nel mio caso, fidati, pure un secondo fa‘. L’individuo prosopagnosico non riesce a riconoscere se stesso neanche quando si guarda allo specchio e se gli viene detto da qualcun altro, quando si guarderà di nuovo allo specchio, non sarà in grado di riconoscersi nonostante gli sia stato detto precedentemente. Nei casi più gravi anche ‘un secondo’ può fare la differenza. ‘And if you call my name, I don’t recognize it. If I look at my face I don’t recognize it‘ a dimostrazione che anche se gli venisse detto chi è, non si riconoscerebbe neppure nel suo riflesso.

Prosopagnosia, titolo della canzone
Il disco Prisoner 709 si apre con la canzone ‘Prosopagnosia’, riferimento al deficit di riconoscimento dei volti.

Non mi riconosco più, prosopagnosia, sto cantando ma il mio volto non è divertito‘. La prosopagnosia è un deficit complesso da comprendere perché per una persona sana è molto difficile pensare che possa esserci qualcuno che non riesce a riconoscere i volti familiari o addirittura se stesso. L’individuo prosopagnosico si sente spesso incompreso e spesso si nasconde, come Caparezza fa con la musica. Canta, ma il suo volto non è divertito, non sorride perché sa che dovrà convivere con questo deficit debilitante.

Un video di chirurgia ricorda a me stesso che può essere sgradevole guardarsi dentro fino a diventare oggetto del proprio disprezzo e dire “Sono io sputato quello nello specchio!“‘. Senza altre persone o senza caratteristiche particolari da associare ad un volto, la persona non è in grado di riconoscere e di riconoscersi. Questo spesso la porta ad essere oggetto del proprio disprezzo perché non comprende come sia possibile una cosa del genere, non riesce a farsene una ragione e la sopravvivenza diventa sempre più difficile.

Parte conclusiva

L’ultima strofa recita ‘e non aspetto altro (e non aspetto altro) che avere un altro aspetto‘. L’individuo prosopagnosico si vede ogni volta con un volto diverso, come se il suo viso cambiasse ogni volta che si riflette nello specchio. Gli sembra di avere a che fare sempre con un volto nuovo, diverso, che non conosce e con il quale non ha familiarità. Non riconoscere chi amiamo, ma soprattutto non riconoscere se stessi spesso porta alla perdità dell’identità poiché associamo un volto ad una persona, ad un’identità ben precisa. Chi soffre di prosopagnosia non è in grado di fare ciò.

Martina Morello

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