L’etica religiosa in Marx e Weber: come i culti hanno influenzato l’economia moderna

"La religione è l'oppio dei popoli" , questa è una citazione molto nota del sociologo, politologo ed economista Karl Marx, il quale attribuiva alla religione il benessere o il malessere sociale ed economico.

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Come ha influito la religione sulla società secondo Max Weber?

Max Weber viene considerato uno dei sociologi più importanti della storia e dai suoi studi è evidente l’interesse nei confronti della religione, per la quale egli ha un punto di vista estremamente critico. Anche Karl Marx definì ogni singolo culto oppio dei popoli allo scopo di evidenziare come l’individuo per la religione abbia una sorta di dipendenza, e come ben sappiamo una qualsiasi dipendenza tende ad offuscare il lume della ragione, e le due parole ragione religione sono pressoché inconciliabili. Max Weber analizza nella sua opera L’etica protestante e lo spirito del capitalismo come differenti prassi religiose abbiano contribuito positivamente o negativamente sulla società.

L’etica protestante e il calvinismo

Nel saggio risalta in particolar modo come il sociologo abbia analizzato il protestantesimo e in particolare il calvinismo come l’origine del capitalismo moderno, non escludendo come da un fattore religioso possa sorgere un vero e proprio fenomeno economico. Weber afferma basandosi su fattori empirici che i paesi di base calvinista come i Paesi Bassi, l’Inghilterra, e la Scozia si siano evoluti maggiormente rispetto a quelli cattolici come la Spagna, il Portogallo e l’Italia. Dopo tanti anni, potremmo tranquillamente affermare che Max Weber sia stato un visionario, poiché le condizioni economiche dei paesi citati sopra sono certamente coerenti con la situazione attuale. Sappiamo per certo che l’evoluzione economica non sia un fattore semplice da analizzare, come d’altronde non è semplice ammettere che la religione e la cultura non facciano l’identità di un popolo. Allo stesso tempo però è possibile comprendere come molte tendenze religiose abbiano influenzato così tanto gli uomini da provocare miglioramenti o disastri economici, ed è interessante comprendere quali siano le analogie tra religione ed economia.

Idea di profitto e ricchezza nel Protestantesimo

Per quanto concerne l’idea di profitto, di ricchezza, vi sono dei pareri discordanti nell’ambito religioso. Non so voi di quale religione facciate parte o se facciate riferimento solo a voi stessi, ma inevitabilmente un mantra vi condiziona ed influisce sulle vostre azioni. Il protestantesimo non accettava l’idea che compiere buone opere, rimanere nella povertà, e rinunciare al benessere economico avesse contribuito alla salvezza divina, non riteneva neppure che il pretesto del peccato originale dovesse condizionare l’uomo a sentirsi perennemente in colpa con la divinità, quindi di conseguenza non accettava che l’uomo venisse perennemente condizionato dalla Chiesa, non per caso vennero accettati come sacramenti solo quelli facenti parte al Nuovo Testamento, ovvero il battesimo e l’eucarestia. Il luteranesimo inoltre riteneva che non vi fosse tramite divino sulla terra, facendo sì che l’individuo acquisisse una consapevolezza tale da dirigersi ed autogovernarsi, in questo modo crebbe anche la necessità dell’uomo di realizzarsi dal punto di vista economico poiché lavorando avrebbe acquisito valore, di conseguenza sarebbe stato molto più favorevole l’andamento della sua vita. Fattore fondamentale per quanto concerne questa dottrina è l’idea di predestinazione, ovvero che l’individuo conosca già in vita ciò che gli spetti dopo la morte, ciò che ne segue è che il valore della vita si innalzi, poiché se più opere positive anche dal punto di vista economico e sociale saranno attuate, un posto più importante nell’aldilà verrà assegnato dal fato. Proprio a causa di queste tendenze, i paesi che praticarono il protestantesimo si stabilirono maggiormente dal punto di vista economico, di conseguenza svilupparono le caratteristiche tipiche dei paesi nordici quali l’eccellenza, la puntualità, l’ordine e la disciplina, ma sopratutto un’economia che di base può considerarsi indipendente e florida.

Idea di profitto e ricchezza nel Cattolicesimo

Completamente diversa è la visione nel Cattolicesimo e nella religione cristiana, dove la figura del povero diviene rappresentazione della figura di Cristo, e portatore di tutti i principali valori e ideali. E’inevitabile che come in una religione come quella Cristiana basata sull’idea di peccato originale non vi sia alcuna volontà da parte del praticante di innalzare la propria vita dal punto di vista economico, e sebbene l’individuo sappia perfettamente che lavorare sia sinonimo di sopravvivenza come affermerebbe Marx, contemporaneamente è consapevole che se si trovasse in una condizione di completa povertà avrebbe l’appoggio della Chiesa che come istituzione considera tutti i credenti figli di Dio. Il fattore fondamentale secondo Max Weber è proprio quello che l’etica cattolica abbia contribuito a quella mancanza di rigorosità e disciplina legata all’economia e alla società influenzandone negativamente i popoli, troppo impegnati all’idea di bontà e peccato. E se per un cattolico essere ricco è sinonimo di non rispetto nei confronti del Divino, nella religione protestante il povero è colui il quale non ha approfittato della sua vita per compiere atti positivi sulla terra pronti a favorire se stesso e gli altri. La significante etica del perdono tipica del Cristianesimo ha permesso di contribuire ad una logica lassista tipica delle società occidentali, anche quest’ultima ha sfavorito l’andamento capitalistico. Se volessimo analizzare tutto ciò nella storia come nella contemporaneità è palese come i paesi prettamente cattolici abbiano subito un ritardo dal punto di vista economico.

Etica religiosa come germe economico e sociale

Per concludere, è inevitabile comprendere come l’etica religiosa rappresenti il germe delle pratiche e delle conseguenze sociali, e se da una parte con il protestantesimo abbiamo visto una pratica più rigida che ha dato origine a popoli estremamente disciplinati, puntuali ed organizzati, dal’altra parte una pratica più consenziente ha dato luogo a popoli dove vige ancora l’idea di disequilibrio e tendenze pericolanti.

Simona Canino

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Simona Canino
Studentessa in sociologia e criminologia, con il fascino per il crimine sin da piccolissima.

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