Il diabete e l’insulina

Una giovane ricercatrice italiana ha scoperto un possibile nuovo bersaglio farmacologico per la cura del diabete di tipo 2, la forma più comune della malattia.

Dovuta a iperglicemia, ovvero eccessive quantità di zuccheri nel sangue, l’insorgere dello stato patologico può dipendere da due fondamentali alterazioni: un’insolita resistenza dei tessuti all’azione dell’insulina (deficit da insulino-resistenza), o scarsa produzione di insulina da parte delle cellule beta nelle isole di Langerhans del pancreas (deficit di secrezione dell’insulina). Spesso accade che i due deficit cooperino alla patologia e al deterioramento dell’organo pancreatico.

L’insulina è un ormone di natura proteica che stimola l’assunzione del glucosio nelle cellule muscolari e adipose e, insieme al glucagone, partecipa alla regolazione dei livelli ematici dello zucchero. L’uomo non può farne a meno, tant’è che nella terapia del mellito vengono somministrate regolari iniezioni sottocutanee.

Tra i fattori determinanti per l’insorgere del diabete troviamo obesità, valori di colesterolo e trigliceridi alti, ipertensione arteriosa, uno stile di vita sedentario e una dieta ricca di zuccheri semplici; anche l’avanzare dell’età aumenta la probabilità di sviluppare la patologia.

Questo è l’apparecchio che permette di misurare, nei malati di diabete, i valori di glicemia in tempo reale (fonte: fand.it)

La Sacco ha fatto centro, ma…

Francesca Sacco dell’Università di Roma Tor Vergata ha scoperto in uno studio in vivo su cavie murine che una molecola, GSK3, impedisce alle cellule pancreatiche di produrre insulina, l’ormone che regola la glicemia.

Per comprendere come agire si è servita della la tecnologia della proteomica, utilizzata nel prestigioso laboratorio di biochimica Max Planck di Monaco, dove ha lavorato per un quinquennio con il Professor Matthias Mann. “Abbiamo usato un inibitore per vedere se, bloccando l’attività di GSK3, riuscivamo a ripristinare la normale attività di questi pancreas nel produrre insulina. Il risultato? I pancreas dei topi diabetici, trattati con questa molecola, sono di nuovo in grado di produrre insulina” spiega entusiasta. “Questi sono ancora studi preliminari, fatti sui topi. Da qui ad arrivare a una cura ci sono ancora tanti passi da fare.

In foto la ricercatrice Francesca Sacco (fonte: Adnkronos)

Come è stata chiara nella spiegazione del meccanismo alla base del processo, tanto lo è nell’esporre il problema principale che attanaglia il suo studio: “Allo stato attuale non ho un finanziamento per continuare la ricerca sul diabete, ma combatto per trovare uno sponsor”, ha concluso Sacco.

A questo punto occorre che chi di dovere si faccia avanti: l’obiettivo è salvare milioni di vite.

Umberto Raiola

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Umberto Raiola
Appassionato di musica e scienze dal cuore partenopeo, studia alla facoltà di Farmacia della Federico II di Napoli.

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