È morta il giorno di Natale, alla veneranda età di 93 anni, l’astronoma Nancy Roman, da tutti conosciuta come la pionieristica “Madre di Hubble”. Una biografia, la sua, che da oggi si aggiungerà a quel firmamento che per tutta la vita ha osservato da un telescopio, unendosi all’eredità di tante altre “stelle” vissute prima di lei.

The Hubble Space Telescope, credit: Media Inaf

Dopo essere stata una pietra miliare nel campo dell’astronomia della NASA, Roman si è occupata della supervisione e della pianificazione dell’Hubble Space Telescope, insieme a quella di altri osservatori spaziali e satelliti. “Sapevo che assumere questa responsabilità mi avrebbe costretto a lasciare il campo della ricerca” aveva ammesso l’astronoma durante un’intervista. “Eppure, la sfida di formulare un programma da zero che credevo avrebbe influenzato l’astronomia per i decenni a venire era troppo grande per resistere”.

Un sogno da 1,5 miliardi di dollari

La costanza di Nancy Roman negli anni si è così concretizzata nella ricerca di finanziamenti iniziali e nell’abbozzo di progetti per i rappresentanti della NASA, il tutto per convincere il Congresso ad investire in uno degli strumenti scientifici più costosi mai realizzati nella storia della scienza. Durante i suoi tre decenni in orbita, Hubble Space Telescope ha così lanciato il suo sguardo su innumerevoli meraviglie cosmiche tra cui esopianeti, accenni di buchi neri supermassicci, “vivai stellari” e molto altro.

Non soddisfatta del successo conquistato grazie ad Hubble, la stella luminosa di Roman è stata altresì determinante nello sviluppo del Cosmic Background Explorer (COBE), un satellite lanciato nel 1989 capace di mappare la radiazione residua lasciata dal Big Bang.

Rita Levi Montalcini, credit: Blasting News

Dal laboratorio alla cattedra

Oltre al campo della ricerca, la figura della scienziata è stata altrettanto importante anche in ambito educativo: grazie alla sua crociata in favore della divulgazione scientifica, spesso scoraggiata da insegnanti e professori, Roman ha posto le basi per una scienza a misura di tutti, lottando per tutta la sua carriera contro la discriminazione basata sul genere in un periodo in cui la scienza era ampiamente dominata dagli uomini.

Roman
Marie Curie, credit: The Indipendent

In particolare, è stata inclusa nel cosiddetto Lego’s Women of NASA, un set costellato dai nomi di donne rivoluzionarie, tra cui la matematica Katherine Johnson e le astronaute Sally Ride e Mae Jemison.

Anche alle donne piace la matematica

Insieme a loro, tante sono state le figure femminili a scrivere la storia della scienza a livello mondiale: tra queste ricordiamo l’intramontabile Marie Curie, la quale la quale si dedicò allo studio delle sostanze radioattive, scoprendo il polonio e vincendo due diversi premi Nobel per la Fisica nel 1903 e per la Chimica nel 1911. Facendo uno zoom sull’ambito italiano, non possono invece mancare i nomi della senatrice a vita Rita Levi Montalcini, vincitrice del premio Nobel per la Medicina grazie alla scoperta e all’identificazione del fattore di accrescimento della fibra nervosa (NGF), e quello recentissimo dell’astronauta Samantha Cristoforetti.

Samantha Cristoforetti, credit: Wired

Nonostante gli oggettivi meriti del mondo femminile in ambito scientifico, però, sembra che l’essere scienziati di successo e l’essere donne siano ancora considerati da molti come mondi incompatibili. Una ricerca condotta del 2016 da Linda Carli, Laila Alawa, YoonAh Lee, Bei Zhao e Elaine Kim si è infatti occupata di verificare quanto gli stereotipi di genere fossero comuni a quelli della categoria “scienziati”, riscontrando come i luoghi comuni relativi all’essere esperti, competenti, tecnicamente qualificati, dotati di forte senso critico venissero prevalentemente associati al sesso maschile. Viceversa, più alta si rivelava la proporzione di donne in un campo scientifico, più simili erano gli stereotipi associati a scienziati e donne in modo indifferenziato. I risultati si sono così dimostrati coerenti con la convinzione sociale secondo cui le donne sarebbero meno adatte a rivestire ruoli professionali di alto livello, creando un effetto domino di discriminazione e ai pregiudizi che ancora oggi rischiano di offuscare la stella luminosa di scienziate come Nancy Roman e le sue eredi.

Francesca Amato

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