Il fatto

Ruba tre merendine da un distributore automatico e viene condannato a due mesi di carcere. Accade a Vallefoglia, in provincia di Pesaro. Nella piccola cittadina di 15 mila abitanti il 18 ottobre del 2012 Alban C., un adolescente albanese, insieme ad altri ragazzini di età compresa tra i 13 e i 15 anni, rubò dalla macchinetta della sua scuola tre merendine, per un valore totale di 5 euro. E adesso, sette anni dopo quei fatti, Alban, che oggi fa il bracciante e ha 22 anni, è stato chiamato in caserma dai carabinieri, che gli hanno detto: “Per quella merendina rubata nel 2012 lei ha avuto un processo e una condanna passata in giudicato. La procura generale ha emesso il decreto di esecuzione della pena. Deve scontare 2 mesi e 20 giorni di reclusione in carcere e pagare 80 euro di multa. Venga, l’accompagniamo in carcere”.

L’avvocato dell’uomo, Marco Vitali, ha rilasciato dichiarazioni in merito alla questione: “Sono avvilito perché è incredibile ciò che è successo. Siamo di fronte ad un caso di malagiustizia che spedisce in carcere un ragazzo per una merendina del valore di 5 euro mentre gli altri amici di quella sera, per la stessa ragione, hanno avuto il perdono giudiziale”; altre dichiarazioni possono essere trovate nell’articolo completo scritto su La Gente d’Italia.

(fonte: MSN.com)

La pena come deterrente?

La storia in se ha del paradossale. Ovviamente affinché ci sia giustizia, ogni infrazione della legge deve essere punita. D’altronde però il peso di una condanna deve essere misurato in base ad alcune variabili, inclusa la gravità del fatto. In questo caso qualcosa non quadra, perché sono stati adottati criteri di giudizio incoerenti: per un furto di un totale di 5 € un ragazzo è stato condannato a oltre due mesi di carcere. Inoltre, a differenza sua, gli amici hanno ottenuto il perdono giudiziale. Il giudice ha fatto “due pesi e due misure“. Occorre aggiungere che l’episodio risale a 7 anni fa e il ragazzo ai tempi era un adolescente intorno ai 15 anni, così come i suoi compagni. Il ragazzo avrebbe quindi dovuto essere sanzionato al momento.

Come sosteneva Cesare Beccaria , filosofo e giurista del XVIII secolo, in una parte della sua opera Dei delitti e delle pene La pena di morte è oltre che immorale” – in quanto si punisce un delitto come può essere l’omicidio con l’uccisione stessa – “anche poco efficace“: la pena avrebbe dovuto fare da deterrente, in modo da prevenire il ripetersi di altri eventuali delitti. Scoraggiando il criminale alla recidività, oltre che gli altri individui sotto la stessa legge. Oltre a mettere in luce la debolezza della legge di fronte a casi relativamente poco gravi, nell’arco di quei sette anni il ragazzo e la sua compagnia avrebbero potuto continuare a fare altri piccoli furti in modo da rendere ancor più grave la situazione. In più, nel tentativo di risolvere l’accaduto con un ritardo non trascurabile, non sono state prese precauzioni adeguate. Si ritiene infatti che il giovane sia tornato nel paese di origine per evitare la pena e la faccenda sembra destinata a prolungarsi ulteriormente.

Umberto Raiola e Niccolò Martini

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Umberto Raiola
Appassionato di musica e scienze dal cuore partenopeo, studia alla facoltà di Farmacia della Federico II di Napoli.

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