La guerra che dilania la Siria dal 2011 ad oggi ha creato situazioni che molto probabilmente noi, abitanti dell’Europa, non ci ritroveremo mai a vivere in prima persona. Ma ciò significa che non potremmo mai provare a comprendere chi le vive in prima persona? Questa è una delle domande che ha certamente animato la casa di produzione francese Playdius nello sviluppare questo videogioco per smartphone. L’interfaccia di gameplay si presenta come una app di messaggistica, un contesto, quindi, molto familiare per qualsiasi giocatore. Il che aiuta senza dubbio ad identificarsi con i protagonisti: Nour e Majd, una coppia di giovani siriani. Mentre Nour ha deciso di avventurarsi verso la Germania a seguito della morte di sua sorella, Majd, di cui il giocatore si troverà a vestire i panni, è rimasto ad occuparsi della sua famiglia nel loro Paese natale, nella speranza di ricongiungersi con lei in futuro. Il suo telefono è l’unico mezzo con cui ha modo di rimanere in contatto con la sua amata, condizione che riflette quella di moltissimi migranti realmente esistenti.

La realtà dietro il gioco

E proprio parlando di mondo reale, c’è da notare come gli eventi in “Se mi ami, non morire” siano ispirati dall’esperienza di una donna in particolare, Dana, la cui storia è stata narrata da Lucie Souiller in “The Journey of a Syrian Migrant, as Told by her Whatsapp Messages”. Anche il titolo originale del gioco, “Bury me, my love” è un’espressione araba che si usa tra persone unite da un forte legame affettivo per augurare buona fortuna e invitare a fare attenzione prima di separarsi. Queste saranno, tra l’altro, le ultime parole dette dalla madre di Dana prima della sua partenza. Eppure questo videogioco indie non intende essere una biografia, ma una rappresentazione corale di quanti sono stati costretti a fuggire (o a vedere i propri cari fuggire) da situazioni di guerra e devastazione. In ogni momento è anche possibile consultare una mappa dal menu in cui vengono segnati i luoghi visitati (spesso non volontariamente) da Nour, insieme a relativi dati geografici, storici e statistici che aiutano ad avere una visione d’insieme appropriata.

Una storia umana

Ma il maggior punto di forza di questa app è che non si lascia andare a facili espedienti commoventi o a metodi da documentario educativo per provocare il punto di vista e lo spirito critico del giocatore. Nell’interpretare il ruolo di Majd non si perscepisce solo la tragedia, anzi, si ha modo di sorridere per ogni battuta ironica, punzecchiamento e battibecco che si può avere con Nour. Il focus della narrazione è senza dubbio sulle possibili scelte, dall’esito tutt’altro che sempre prevedibile, che influenzano il tempo, i soldi e il morale di Nour. Ma diversamente da quanto accade in altri giochi del genere, la ragazza siriana non seguirà ciecamente i suggerimenti, incoraggiamenti o avvertimenti di Majd, caratterizzazione che rende il tutto più credibile. Inoltre si può scegliere di ricevere i messaggi in tempo reale, ovvero con pause fra una risposta e l’altra dipendenti da come si dispiegano gli eventi. Ad esempio, se si scarica la batteria del suo cellulare, deve prendere un volo o si trova bloccata dalle guardie di confine, Nour non potrà ovviamente rispondere, e ciò finisce col suscitare la giusta suspense e ad aggiungere un’ulteriore dose di realismo.

Vedere persone al posto di numeri grazie ai videogiochi

Citando le parole del game designer parte del team che ha creato il gioco, Florent Maurin: “Molti fanno fatica a capire che i videogiochi possono essere piú di semplice intrattenimento, piú di escapismo dal mondo reale. […] Sì, sono giochi, dovrebbero essere divertenti, no? È anche un’esperienza emotiva, e soprattutto formativa. Per questo secondo me ‘Bury Me, My Love’ può essere molto utile. I videogiochi possono crescere in qualcosa di molto utile, di molto bello.” Dove con le altre forme d’intrattenimento ci troviamo ad essere spettatori, nel caso videoludico abbiamo la possibilità di conoscere meglio noi stessi, nonchè il mondo intorno a noi perchè ci sentiamo chiamati a prendere delle scelte. Nonostante la mancanza di effetive conseguenze, videogiochi come “Se mi ami, non morire” si appellano all’interiorità più profonda del giocatore, senza alcun prerequisito, mettendolo a nudo di fronte alla sua intima moralità grazie a scenari non strettamente reali, ma non meno credibili e coinvolgenti. Troppo spesso etichette come quella di “migranti” hanno soddisfatto il bisogno di trovare un facile capro espiatorio, definito unicamente da numeri o parole superficialmente assolutizzanti come “cattivo”, “invasore”, “nemico” ecc. Se Kant, Heidegger e altri filosofi hanno visto in giusto, l’arte (includendo i videogiochi) può spingere le persone ad informarsi, cambiare prospettiva e a trovare l’individualità, l’essere umano proprio come noi, dietro la disumanizzazione calcolante. Perchè il conoscere non può esistere senza il comprendere, senza la capacità di ampliare la mente verso un’empatia intelligente.

 

FONTESito ufficiale del gioco
CONDIVIDI
Articolo precedenteL’essere umano: un Matrimonio fra Paradiso e Inferno
Prossimo articoloDDT e autismo