Giovane, impavida, impertinente, temeraria, l’arte della giovanissima Claudia Sahuquillo sta diventando, ogni giorno di più, il simbolo di un femminismo moderno, sempre più affermato.
#skinisthenewcanvas non è solamente un progetto per normalizzare la nudità, ma afferma le sue radici in un’ottica di inclusione e di provocazione, tassello madre di tutta l’arte della giovane artista spagnola, il cui scopo è quello di togliere il velo dai tabù, antichi, ma sempre attuali.

Claudia Sahuquillo,illustrazione grafica su fotografia

Innumerevoli volte la censura di Instagram ha eliminato i suoi post dalla piattaforma, ma Claudia non se n’è mai preoccupata, anzi, intende continuare col suo progetto, rispondendo a chi le chiede cosa ne pensa delle politiche restrittive dei social:
Invece di biasimare chi si occupa di censurare le foto dei capezzoli online, continuerò a postare capezzoli così da far abituare la stessa gente che pensa ai corpi nudi come a qualcosa di pericoloso.

Guidata da creatività e pensiero critico, Claudia trae ispirazione per la sua arte dalla società che la circonda, a partire dalla vivace Barcellona, città in cui ha posto le sue radici e che ritiene un fulcro fondamentale per l’arte contemporanea, alle persone che la circondano, grazie a quello che pensano, fanno, dicono e, soprattutto il perché lo dicono.

Claudia Sahuquillo, ai lati bodypanting; centrale illustrazione grafica su fotografia

Dare una voce al nuovo femminismo è il punto cardine della sua arte, semplice ma allo stesso tempo complessa, come i corpi delle donne che dipinge con pennelli, o in grafica digitale, in maniera innocua, ma provocatoria, che punta ad una rivoluzione culturale, alla ricerca del libero pensiero.
Voglio far fiorire i corpi delle donne, […] quando le persone mi concedono l’onore di fare dell’arte sulla loro pelle scatta una connessione speciale. Un mix tra rispetto, ammirazione, divertimento e celebrazione femminile.

In alto e in basso, Claudia Sahuquillo, illustrazione grafica.
Centrale, scena tratta dal film “Agora”(2009), Ipazia porge un panno intriso del suo sangue mestruale all’allievo e corteggiatore Oreste.

È qui che la sensualità e l’erotismo del corpo femminile acquistano significato, trasformandosi in vere e proprie opere d’avanguardia.

I tabù della sessualità

Quante volte nella vostra vita avete sentito ripetersi la domanda, più o meno scherzosa, “Ma hai le tue cose?
Per la pace del mondo, meglio tralasciare un approfondimento su una potenziale risposta con cui ribattere (Quali cose?!), seguita da un poco gentile scatto d’ormoni (nel caso queste famigerate “cose” si siano palesate in tutta la loro potenza).
Contro l’innominabile “mestruo“, Claudia lancia una serie di illustrazioni provocatorie: atti di vita quotidiana, accompagnate da un “coinquilino” con cui non sempre è facile convivere, lo scopo? Sensibilizzare il sesso maschile, e non solo, mostrando come le mestruazioni siano un evento naturalissimo che non dovrebbe né intimidire gli uomini, né, soprattutto, inibire le donne.

Tornando indietro di un bel pò di secoli nel tempo, un’altra donna propose un atto simile, che per la sua epoca fu visto come qualcosa di molto più disgustoso.
Con poco riguardo nella filosofia liceale, Ipazia d’Alessandria fu una matematica, astronoma e filosofa della Grecia fra il IV e V secolo.
Fu fra i massimi esponenti del neoplatonismo, insegnando nella scuola di Alessandria, ricordata da chi venne dopo di lei per intelligenza, saggezza e per bellezza, portando molti dei suoi allievi ad invaghirsi di lei.
Indimenticabile la storia, a cavallo fra verità e leggenda, di come lei, sposata alla filosofia, rifiutò uno dei suoi allievi-corteggiatori: durante una lezione, al cospetto di tutti i suoi discepoli, lo respinse porgendogli un panno intriso del suo sangue mestruale, affermando il suo ruolo di donna, rifiutandosi di farsi sottomettere da un uomo in matrimonio, perdendo quindi la possibilità di parlare in pubblico ed insegnare.
Questa vicenda, insieme alla biografia degli ultimi anni di vita della filosofa, è stata resa celebre dal più o meno veritiero film, estremamente romanzato, Agora.

 

Locandina del film Agora, 2009

Ma, fino a qualche secolo fa, non era poi così sconosciuta e dimenticata come ai giorni nostri.
Damascio, vissuto un centinaio di anni dopo di lei, la descriverà dicendo “uscendo in mezzo alla città, spiegava pubblicamente a chiunque volesse ascoltarla Platone o Aristotele o le opere di qualsiasi altro filosofo“, ed ancora Socrate Scolatico “la città a buon diritto la amava e la ossequiava, e i capi prima di prendersi carico di questioni pubbliche, erano soliti andare da lei.”
Si parla quindi di una donna ritenuta un’autorità per le autorità, riuscì ad ottenere un forte peso politico in un’epoca in cui le donne non avevano possibilità di distinguersi.

La sua fama venne tramandata ancora per un millennio facendo apparizione, nei primi del cinquecento, per poi prendendere il suo posto fra i grandi filosofi dell’antichità.
Raffaello la pone infatti in quello che poi diverrà uno dei suoi più grandi capolavori: La scuola di Atene.

Raffaello, la scuola di Atene (1509-1511), a sinistra, particolare del busto di Ipazia; a destra, particolare del volto di Apelle, su effige di Raffaello

Ancora unica donna fra gli uomini, come lo era stata in vita, Raffaello personifica in lei la Kalokagathia (dal greco  καλοκαγαθία): caratteristica sociale e morale dell’età della colpa greca, l’ideale di perfezione fisica e morale.
Insieme a Raffaello, Ipazia è l’unica che guarda dritta negli occhi lo spettatore, senza paura, come a voler spiegare un segreto, o trasmettere conoscenza come in vita.

1Timoteo 2, 11-13La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva
Con l’affermarsi della religione cristiana, infatti, il vescovo Cirillo, bramoso di governare Alessandria e conscio dell’influenza che le donna esercitava nella vita della città, mosse gli estremisti cristiani contro di lei tramite l’interpretazione delle scritture, portandoli a commettere il suo omicidio.
Pioniera del ruolo delle donne in società, Ipazia viene tutt’oggi ritenuta una martire della libertà di pensiero, per cui tanto si batté in vita, e per cui fu uccisa meschinamente da chi, nella sua vita, libertà e conoscenza non le aveva mai conosciute.

Alice D’Amico

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