I supereroi Marvel hanno sempre avuto una marcia in più, in termini di appeal e di successo, rispetto ai rivali di altre testate: secondo Travis Langley e Gales Foresman, rispettivamente psicologo e filosofo americani, questo accade perché gli eroi della Casa delle Meraviglie si mostrano molto più spesso senza maschera o costume, mostrando la loro “vita civile”: appaiono così molto più umani, molto più “normali” e simili al pubblico lettore, creando così un legame più profondo.
Questi personaggi affrontano una serie di problemi e di difficoltà che sono molto vicine o note al lettore, di ogni fascia d’età o gruppo sociale: si pensi i problemi di alcolismo di Tony Stark (alias Iron Man), il reinserimento nella vita civile di un militare (Capitan America e Il Punitore), lo stigma della discriminazione (X-Men), l’invalidità (Devil)…

Da “Iron Man – Demon in a bottle”, 1979

Tra tutti, collante per i lettori di ogni età, spicca il nostro Amichevole SpiderMan di Quartiere: ai primissimi posti da decenni ormai nelle classifiche di gradimento, l’Uomo Ragno si è assicurato questo successo grazie ad una scrittura accattivante, uno sviluppo vincente e soprattutto per un svolgimento di trame e crescita definito da Stan Lee stesso “soap-opera-like”.
Che sia la sua sfortunata vita liceale e amorosa, le difficoltà accademiche ed economiche di un ventenne o la fatica dell’età adulta, Spider-Man cattura tutte le fasce d’età, attraverso una crescita umana credibile e verosimile.

Tuttavia, la vita dell’Uomo Ragno viene scossa da due eventi particolarmente traumatici per lui, che lo coinvolgono personalmente e direttamente, e che hanno a che fare, sfortunatamente, con la morte: quella della prima grande fidanzata, Gwen Stacy, e quella della storica figura familiare di Peter Parker, zia May.
Questi eventi colpiscono duramente il giovane eroe, facendo vacillare le sue certezze ed il suo mondo, e portandolo di fronte ad un fenomeno che noi tutti abbiamo sperimentato: il senso di colpa.
Attraverso l’analisi di una storia in particolare, “Soltanto un Altro Giorno” (“One More Day” in lingua originale), ad opera di Dan Slott, Joe Quesada e J. Michael Straczynski, cercherò di sviscerarne la natura e il significato psicologico.

Sinossi dell’arco narrativo “One More Day”

LA STORIA SIN QUI

“One More Day” segna la conclusione di un ciclo editoriale della testata dedicata all’Uomo Ragno, in un momento in cui la Marvel sentiva il bisogno di resettare e rilanciare il suo Universo attraverso quello che poi è stato un reboot di molte serie storiche.
In seguito agli avvenimento narrati nel ciclo Civil War, dove la proposta di legge di registrare i supereroi rendendoli “legali” e sottoposti a controllo governativo scatena una guerra civile tra tutti i supereroi, con i due schieramenti capitanati dai migliori amici ora avversari Iron Man (pro-registrazione) e Capitan America (anti-), Peter Parker, che inizialmente aveva aderito all’Atto di Registrazione smascherandosi pubblicamente e rivelando al mondo la sua identità segreta salvo poi passare nelle fila dei ribelli, si trova ad affrontare le conseguenze di questa decisione.

Spider-Man si smaschera pubblicamente e rivela al mondo la sua identità segreta (Civil War #2, 2006)

Privo della protezione del governo e di Iron Man e braccato da nemici e forze dell’ordine che ora conoscono la sua identità, egli vive una vita da fuggitivo sotto falso nome insieme a Mary Jane, ora sua moglie e all’amata zia. Quando un proiettile, sparato da un killer, destinato a lui colpisce mortalmente May, Peter affronta una corsa disperata contro il tempo per salvarla da morte certa, ma tutto sembra inutile: nessuno può aiutarlo.
Nel momento più disperato, è Mefisto, re degli Inferi e corrispettivo fumettistico del Diavolo in persona, a offrire uno scambio diabolico: il suo matrimonio, presente e gioia nella vita di Peter, in cambio della vita di May.

La richiesta di Mefisto

IL SENSO DI COLPA

Peter consulta diversi medici, guaritori, super-geni, amici e si rivolge persino ai suoi rivali e nemici, qualunque cosa per salvare Zia May. La risposta è univoca: non c’è nulla da fare, deve accettare questo fatto e stare vicino alla zia nei suoi ultimi istanti.

Perché Peter non si rassegna? Cosa lo spinge a prendere anche solo in considerazione di sacrificare la sua vita presente e futura, di accettare un patto con il diavolo in persona? Peter è preda di un fortissimo, devastante senso di colpa di cui non riesce a liberarsi, come più volta sostiene nel corso della storia.

Viene definita colpa “ogni azione o omissione che contravviene a una disposizione della legge o a un precetto della morale, o che per qualsiasi motivo è riprovevole o dannosa; anche, la responsabilità che ne deriva a chi la commette” e ancora come la “causa principale, anche se involontaria, di effetti spiacevoli o dannosi (in questo senso, può essere attribuita anche non a persona)” ; in psicologia, si definisce senso di colpa “la coscienza che un individuo ha della propria colpevolezza o responsabilità di un male commesso, o che crede, anche ingiustificatamente, di aver causato, e che talvolta si manifesta con un patologico bisogno di punizione”.
Consiste quindi in una sensazione di disagio, spiacevole, che si prova in seguito ad un avvenimento negativo di cui ci si sente soggetti causanti. In virtù di questo ruolo attivo, al complesso di colpa si correla spesso un sentimento di empatia verso la vittima dell’evento negativo da noi scatenato, in quanto causa di tale evento spiacevole, e un giudizio negativo verso sé stessi in quanto colpevoli.

Si distinguono due tipi di senso di colpa: il senso di colpa conscio è l’aspetto sopra descritto, ovvero la sensazione spiacevole ad un evento ben preciso e circoscritto; consiste in un aspetto fondamentale dello sviluppo umano (si forma infatti già nei primi mesi di vita per completarsi alla fine dell’infanzia, di pari passo con il senso di responsabilità).
Per Freud, inizialmente si obbedisce alle norme per paura della punizione e della perdita dell’amore genitoriale; successivamente, con la crescita e la formazione del Super-Io, si sviluppa la consapevolezza morale e il sentimento di empatia che portano poi alla formazione del senso di responsabilità. Quando il senso di colpa è conscio, consapevole e motivato da un azione effettivamente compiuta e negativa, consiste in un meccanismo dell’Io che ci segnala di aver fatto qualcosa di sbagliato a cui dobbiamo porre rimedio.

Il secondo tipo di senso di colpa è quello inconscio, suscitato da motivazioni imprecisate, irrazionali o addirittura immaginarie, che causano in noi un’emozione debilitante, minando la nostra autostima e sicurezza portando anche, in casi estremi, a psicopatologie quali depressione, ansia, comportamenti antisociali e pensieri suicidi.

E’ possibile osservare la ruminazione cognitiva di Peter e i pensieri dannosi scatenati dal senso di colpa

Questo tipo di senso di colpa è esperito da Peter Parker in seguito alla morte del suo primo grande amore, Gwen Stacy: figlia del capitano della polizia di New York, deceduto in seguito ad un errore dell’Uomo Ragno, Gwen viene rapita dal Goblin, che la fa precipitare durante uno scontro dal ponte di Brooklyn. Spidey non riesce a raggiungerla in tempo e non può che vederla morire.

La morte di Gwen (The Amazing Spider-man #121, 1973)

La salute psichica di Peter, già profondamente provata dalla sensazione di essere in qualche modo causa della sventura accaduta, verrà ulteriormente compromessa quando scoprirà di aver effettivamente causato lui stesso la morte della fidanzata: la ragnatela che aveva lanciato per salvarla aveva raggiunto la ragazza, spezzandole tuttavia il collo.
Lo shock sarà tale da portare Spider-Man ad abbandonare per un periodo il costume e l’attività di supereroe.

Peter Parker getta il costume di Spider-Man: questo episodio segna il momentaneo ritiro dell’Uomo Ragno

Freud fa risalire il senso di colpa inconscio ad un momento dello sviluppo psichico dove non si distingue tra realtà esterna ed interna e tra pensiero ed azione, fenomeno che scatenava i cosiddetti “crimini per complesso di colpa”, ovvero infrazioni compiute con l’unico scopo di ricevere una punizione per le colpe irreali ed inesistenti che gli autori di tali crimini credevano tuttavia reali.
La sua formazione è da ricercare in un superamento erroneo del complesso edipico, che nello sviluppo psicosessuale freudiano coincide con la fase di distinzione e apprendimento dei concetti morali di buono e cattivo e di giusto e sbagliato: un senso di colpa immotivato, erroneo, come quello inconscio ha dunque origine in uno sviluppo scorretto di questo complesso.

 

SENSO DI COLPA E PERSONALITA’

La psicoanalisi individua una correlazione tra senso di colpa (soprattutto inconscio e patologico) e personalità narcisistica.
Il complesso nascerebbe da una sovrastima delle proprie capacità e dalla convinzione di essere al centro del mondo, ignorando o minimizzando eventi-causa esterni e mettendo in risalto stessi e la propria colpa, tratti tipici di personalità narcisistiche o onnipotenti.

Durante una sorta di esperienza onirica, Peter è messo di fronte alla natura egoistica del suo dolore da parte di una bambina, proiezione della figlia che avrebbe avuto con Mary Jane

Frasi come “E’ tutta colpa mia” o “Sono io l’unico responsabile!” sono indicazioni informative in questo senso.

Addossarsi una colpa, più o meno effettiva, può essere indice di un senso di onnipotenza che si esprime attraverso un controllo eccessivo della realtà: in questi casi, viene messo in atto un comportamento compensatorio che si traduce in un attenzione proattiva eccessiva nei confronti degli altri , una difficoltà o impossibilità a delegare responsabilità ad altri caricandosi sulle proprie spalle decisioni proprie ed altrui, con l’obiettivo di migliorare la vita degli altri secondo il proprio metro di giudizio e di concezione della realtà, sfociando quindi nella sindrome del missionario.

AFFRONTARE IL SENSO DI COLPA

Definito il senso di colpa come una sensazione interna spiacevole, per recuperare stabilità psicofisica si attivano una serie di comportamenti prosociali, volti a rimediare al torto causato; è necessario però prima che l’autore della colpa abbia compreso di aver violato una norma o di aver arrecato un danno e la natura di questa azione, dimostrando dunque di essere in grado di riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni e sugli effetti che queste hanno (e avranno) sull’ambiente e sulle persone intorno a lui.

Il senso di colpa si configura allora come una motivazione morale di tipo prosociale, che ha funzione di preservare la salute psichica riducendo il disagio e la sofferenza di un individuo.

Un individuo può evitare di mettere in atto ulteriori comportamenti che egli ritiene dannosi, come nel caso in cui Peter che abbandona il costume in seguito ad eventi traumatici di cui si sente responsabile; in altri casi, può cercare di risarcire la vittima o rimediare al danno causato: Spider-Man si sente fortemente colpevole della condizione della zia e cerca di trovare una cura ed un rimedio a tutti i costi.

Quando il senso di colpa è patologico, è privo cioè del valore morale positivo che normalmente dovrebbe avere, esso risulta dannoso, invalidante e pericoloso per la salute psichica del soggetto.
In questo caso, si rende necessario analizzare la natura della colpa e rendersi conto del proprio reale ruolo nell’evento doloso, accettando eventualmente la propria colpevolezza e riuscendo così ad andare avanti, finalmente liberati da una colpa inadeguata.

Nella storia che stiamo esaminando, sono diversi i personaggi che provano ad aiutare Peter ad accettare la perdita ed andare avanti, come il Dottor Strange e Mary Jane

LA CONCLUSIONE

Ebbene, come finisce “Soltanto un altro giorno”, una storia di colpa, rimorso e perdono?

Nel finale, Peter accetterà il patto mefistofelico, rinunciando al matrimonio e al futuro con Mary Jane, resettando la sua vita ad un momento in cui zia May è ancora viva, il Ragno e la Rossa non si parlano e nessuno conosce l’identità segreta di Spider-Man.

In conclusione, Peter non è riuscito a perdonarsi, e sacrifica il suo futuro per poter vivere “soltanto un altro giorno”.

“Soltanto un altro giorno” si conclude con un brindisi… ad un nuovo giorno.

 

Marco Funaro

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