Al centro commerciale dove si teneva un torneo di e-sports un giovane 24enne ha aperto il fuoco sulla folla, forse per rabbia, mietendo tre vittime e ferendone altre 11. Dopodiché si è tolto la vita. Questa l’ennesima sparatoria in Florida, paese con le politiche più lassiste in quanto a vendita di armi. È possibile che il libero fluire di armi da fuoco incentivi il loro uso?

 

Nuova sparatoria in Florida che si conclude in un massacro
Perde il torneo e apre il fuoco sulla folla

David katz, 24enne di Baltimora, dopo esser stato sconfitto alle qualificazioni di un torneo di e-sports, ha perso la testa. Ha preso di mira un paio di giocatori, e ha aperto il fuoco sulla folla, esplodendo quindici colpi. Questa, almeno, è l’ipotesi avanzata a seguito del nuovo massacro avvenuto a Jacksonville, in Florida, durante un torneo di Madden, noto videogioco di football americano. Il killer, presumibilmente, ha perso il controllo di sé a seguito di una sconfitta e si è reso autore di un nuovo massacro. Ha mietuto 3 vittime prima di togliersi la vita, ferendone altre 11.

Le dinamiche della sparatoria

Nel mezzo della competizione si è scatenato il panico quando l’attentatore ha esploso i primi colpi di arma da fuoco. Anche l’ex campione dell’edizione del Madden Tournament tenutasi l’anno scorso è stato ferito. “I am literally so lucky. The bullet hit my thumb” (Sono veramente fortunato. Il proiettile ha colpito il mio pollice) ha twittato Drini Gjoka, il campione in questione. Un altro testimone, Malik Brunson, si trovava in un ristorante in zona. Quando il rumore dei proiettili li ha raggiunti, sono stati portati al sicuro all’interno del ristorante, e chiusi lì dentro. Dall’ufficio dello sceriffo su Twitter è arrivato un annuncio rivolto ai presenti all’evento:”Chiamate il 911 e vi veniamo a prendere. Non uscite correndo.

Eccidi non inusuali in Florida

Che in America gli eccidi a mano armata siano frequenti non sorprende di certo. Nel paese vige un peculiare culto per le armi da fuoco, legittimato anche dalla costituzione stessa.  Ma la Florida è teatro particolarmente triste di questo tipo di stragi. La sparatoria ha riportato alla memoria dolorosi antecedenti. Come la Strage di Orlando del 2016, avvenuta 5 mesi prima delle elezioni presidenziali. Il 29enne Omar Mateen aprì il fuoco in un locale notturno frequentato soprattutto da omosessuali di origine ispanica, mietendo 49 vittime e causando 53 feriti. Eccidio, questo, rivendicato dall’ISIS, a cui pare che Mateen avesse aderito. Fatto che permise a Trump di parlare di “Terrorismo islamico”. Più recentemente, a San Valentino di quest’anno, si tenne un’altra sparatoria al Liceo Majority Stoneman Douglas, a Parkland. A questo seguirono numerose manifestazioni contro le armi da fuoco, che arrivarono fino a Washington.

Il ruolo della National Rifle Association

Contro le armi da fuoco per evitare sparatoria
L’NRA è una delle lobby più influenti in America, colpevole di aver influito e ostacolato numerosi emendamenti che avrebbero dovuto limitare la diffusione di armi da fuoco

Alla luce di quanto sopra saltano all’occhio, con un possibile nesso causale, due fatti: la mancanza di norme per arginare il libero fluire di armi da fuoco e il fatto che la Florida sia uno dei capisaldi della National Rifle Association. L’associazione è una delle lobby più influenti in America, e negli anni ha influito parecchio sulle normative e sugli emendamenti per la regolazione della vendita di armi da fuoco. Nonostante le numerose sparatorie, infatti, l’NRA ha continuato a battersi affinché non ci fossero costrizioni nel libero fluire delle armi. E la Florida in particolare è nota per la sua politica particolarmente lassista a riguardo. Chiaro che il semplice possedere un’arma da fuoco non renda il detentore un killer, ma siamo sicuri che non abbia alcuna influenza?

L’effetto arma di Berkowitz

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Uno studio di Berkowitz suggerirebbe di sì. Lo psicologo sociale rivelò il cosiddetto ‘effetto arma‘: la presenza stessa di un arma all’interno del proprio campo visivo non solo altererebbe i ricordi dei dettagli della scena stessa, ma indurrebbe gli individui già frustrati ad assumere comportamenti più violenti rispetto a coloro che non hanno a disposizione armi. Non solo: l’indizio ‘arma’ suggerirebbe il comportamento aggressivo, arrivando anche a legittimarlo, innescando una sequenza distruttiva. Non è un caso che nelle forze dell’ordine si venga educati riguardo al proprio rapporto con le armi: serve a limitarne l’effetto psicologico inconsapevole. Forse, quindi, in America, dove il libero fluire di questo tipo di armamenti viene difficilmente combattuto altrimenti, sarebbe necessaria un’educazione migliore all’uso delle armi da fuoco. Altrimenti una sparatoria sarà sempre dietro l’angolo.

 

Matteo Sesia

 

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