Nel 2018 si parla ancora di tecniche di conversione sessuale. Da Freud ad oggi qualcosa è cambiato?

L’University State di San Francisco ha pubblicato i risultati di un recente studio sulle terapie di conversione e su come esse provochino maggiori rischi di ansie, depressioni e tentati suicidi.


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Il campione di studio preso dall’università della California era composto da bianchi e latini LGBT tra i 21 e i 25 anni. Non hanno analizzato esclusivamente le esperienze di terapie affrontate da questi ragazzi, ma hanno indagato alcune variabili come lo status socio economico, il tasso di religiosità e anche l’autostima. Più della metà del campione aveva subito pressioni per cambiare orientamento. Il 21% aveva dovuto tollerare queste esperienze dai genitori e dai caregiver, mentre il 32% da terapeuti e leader religiosi. A questi numeri devono aggiungersi dati peggiori, in quanto il tasso di tentati suicidi e depressione è raddoppiato rispetto a chi non ha dovuto affrontare alcuna terapia. In quel 32% citato prima i casi di depressione e tentati suicidi sono addirittura triplicati. Questa ricerca, valutando anche fattori come status socio economico e religiosità, ha anche evidenziato come vivere in una famiglia molto religiosa e con un basso status può più facilmente patire queste terapie di conversione. Tutti ciò evidentemente influisce anche sull’autostima, questi giovani si ritrovano a vivere non credendo in loro stessi, quindi con un reddito e un’istruzione insufficienti, non soddisfatti delle loro vite.

COSA SONO LE TERAPIE DI CONVERSIONE?

Chiamate anche Terapie Riparative, sono trattamenti pseudoscientifici che si prefissano di curare qualcosa che è rotto, come suggerisce il nome. In questo caso sarebbe guarire l’omosessualità. Ovviamente queste tecniche sono cambiate nel corso degli anni, così come è cambiata la concezione di orientamento sessuale. Nel 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiarò che l’omosessualità non era una malattia mentale, ciò tuttavia non fermò quei guru che pensano tutt’oggi di poter curare i giovani omosessuali. Se anni fa le pratiche di conversione utilizzate erano aberranti, infatti si usava l’elettroshock su mani e genitali, la castrazione chimica e perfino  la lobotomia, adesso sono meno estreme anche se sempre dannose. Quei terapeuti che sono ancora convinti si tratti di una patologia mentale, sfruttano metodi quali il ricondizionamento alla masturbazione, piuttosto che ipnosi e visualizzazioni mentali atte a modificare gli istinti provati verso persone dello stesso sesso. Non lavorano solo sull’inconscio come suggeriscono le tecniche definite prima, ma anche sulla parte conscia. Il loro lavoro è anche descrivere dettagliatamente la vita poco felice che conducono questi individui. Molto spesso è già difficile accettare il proprio orientamento sessuale, è un percorso fatto di ansie, depressione e anche sensi di colpa. Affidarsi a personalità pseudoscientifiche o religiose che fomentano tutte le paure normalmente provate, è un circolo vizioso da cui diventa improbabile uscire.

Nel 2018 si parla ancora di tecniche di conversione sessuale. Da Freud ad oggi qualcosa è cambiato?

LA DIFFUSIONE DI QUESTE TERAPIE

Nonostante queste terapie di conversione sessuale siano sempre più ghettizzate e diversi disegni di legge le contrastano, sono ancora molti i giovani che si rivolgono o vengono indirizzati verso l’utilizzo di tali metodi. È recente d’altronde l’inchiesta del programma Le iene su Italia 1 in cui un gruppo di ragazzi grazie all’aiuto di Dio proclamava la conversione dall’omosessualità all’eterosessualità. Un servizio di cui tanto si è discusso e che ha creato tante polemiche. Malgrado un disegno di legge presentato in Italia nel 2016 o lo sforzo di Barack Obama nel ripudiare tali trattamenti, c’è sempre una piccola parte di psichiatri, psicologi, ma anche guru religiosi che tentano ancora di convertire l’orientamento sessuale. Negli Stati Uniti, l’American Psychiatric Association iniziò il lavoro per la depatologizzazione dell’omosessualità già nel 1973. L’Ordine degli psicologi italiani dichiara quasi ciclicamente quanto siano sbagliate e dannose le tecniche di riorientamento sessuale, quanto l’omosessualità non sia una malattia da curare, anzi come tutto ciò possa classificarsi come omofobia. Ma quando pochi anni fa Joseph Nicolosi, padre di queste tecniche riabilitative, giunse in Italia si presentarono ben 2000 fra terapeuti e psicologi. Benché queste teorie siano sempre più dichiarate come antiscientifiche, in realtà sono difficili da sradicare. 

Sigmund Freud nel lontano 1920 affermava “L’impresa di trasformare un omosessuale in un eterosessuale non offre prospettive di successo molto migliori dell’impresa opposta”. 

Parole intuitive ma ovviamente non molto in linea con l’epoca in cui visse il padre degli psicoanalisti. A ben pensarci, forse, non sarebbe in linea nemmeno adesso, quasi cent’anni dopo.

Sonia Felice


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