Il Next Gen ATP Finals, torneo che conta appena tre edizioni e che si svolge presso il Mediolanum Forum (Milano), non è solo il trampolino di lancio della nuova generazione di tennisti, ma anche il palco di prova di nuove regole, le quali, se ritenute efficaci, potrebbero essere introdotte permanentemente in tutte le competizioni, rivoluzionando così la mentalità del tennis. É giusto modificare le centenarie regole di questo sport per renderlo più accessibile al pubblico che lo segue da casa?

Esausti, Isner e Mahut al termine della partita da record a Wimbledon 2010.

Set più brevi, emozioni più concentrate.

Wimbledon, 2010. Al primo turno l’americano Jhon Isner batte il francese Mahut nella partita più lunga della storia del tennis che, suddivisa in tre giorni, è durata undici ore e cinque minuti. I cinque, estenuanti set si sono conclusi 70 a 68, senza tie-break come prevedono le regole di questo prestigioso torneo. Partita infinita e da record, annovera il numero più alto di aces (112, da parte di Isner e 103 di Mahut), il numero più alto di game giocati in un solo match e la durata maggiore.  Se ci fosse stato un tie-break al termine del quinto set, non avremmo avuto questa stupefacente prova di resistenza fisica e mentale che ci hanno regalato i due protagonisti. Le cose, tuttavia,  stanno cambiando nel mondo del tennis, che, forse, non riesce più a sostenere le pressioni di una società che vuole tutto e subito. Ovviamente, partite così lunghe e di cui non si può prevedere la fine sono d’intralcio ai veloci tempi televisivi a cui ci siamo abituati. Quindi, per trovare il giusto compromesso,  nel Next Gen ATP Finals, dal 2016, vengono utilizzate delle nuove regole per provare ad ottenere match più brevi, con più momenti chiave, che possano tenere gli spettatori incollati allo schermo per tutta la partita. Innanzitutto, i set sono stati ridotti: se prima per aggiudicarsene uno servivano sei game, qui ne bastano quattro e in caso di tre pari, si ricorre subito al tie-break. Per vincere la partita bisogna ottenere tre set su cinque, in modo che il numero totale di game vinti alla fine sia sempre di dodici (prima se ne dovevano vincere due). Più rivoluzionario ancora è il killer point sul quaranta pari: non serve più un vantaggio di due punti per vincere un game. Ciò rende la partita non solo più imprevedibile ma anche più soggetta al caso, in quanto i giocatori perdono la possibilità di “combattere” nei vantaggi per ottenere il game: un colpo di fortuna basta a decidere le sorti del game, o peggio, del match.

Chung, il primo vincitore del Next Gen ATP FInals nel 2016.

Net su servizio e giudici di linea aboliti.

Né il nastro sul servizio, né i giudici di linea hanno più voce in capitolo. Il primo perché, se il servizio entra nel rettangolo, viene considerato valido pur toccando la rete in modo da non differenziare l’intervento del nastro sul servizio da quello avvenuto durante un qualsiasi altro punto. I secondi perché dal 2017 sono stati sostituiti da un sistema elettronico che controlla linee e impatti delle palline al suolo e che suona quando una di queste finisce fuori dalle linee del campo, il quale tra l’altro è privo di corridoi. In questo modo l’errore umano nel chiamare le palline in o out viene praticamente azzerato perché le macchine non sbagliano e non dovrebbero essere soggette a nessun tipo di influenza. Altra tecnologia provata al Forum ma atta ad eliminare i tempi morti è lo shot-clock: un timer che, a bordo campo, impedisce di ignorare la regola dei 25 secondi tra la prima e la seconda battuta, fa rispettare i 5 minuti di riscaldamento concessi ai giocatori prima del match e i tre minuti del medical time-out (al massimo uno per partita).

Muguruza e il suo allenatore durante un coaching.

Sport individuale sì o no?.

Grazie a delle enormi cuffie nere, che nel novembre scorso sono state, poverette, distrutte dalla furia del ventenne greco  Tsitsipas, i tennisti possono comunicare, se lo ritengono opportuno durante il cambio campo, con il proprio allenatore. Alcuni, come Alex De Minaur, 19-enne arrivato in semifinale nella scorsa edizione, che ha parlato questo argomento in un’intervista sul canale dedicato  Supertennis nel novembre 2018, non amano il coaching: poiché si tratta di uno sport individuale, il tennis dovrebbe lasciare il giocatore completamente solo in campo, a trovare in sé la soluzione per battere l’avversario senza aiuti esterni. Nel 2008, in realtà, la possibilità di coaching nel circuito WTA è stata inserita tra le regole nel singolare femminile ma tale distinzione tra i due sessi sembra non essere ben giustificata.

Stefanos Tsitsipas trionfa su Alex De Minaur al Next Gen ATP Finals 2018.

L’atmosfera

Un’altra delle regole riguarda il comportamento dei tifosi. Se prima non potevano quasi pensare di sussurrare all’orecchio del proprio vicino, pena il rimprovero dell’arbitro di sedia, adesso possono addirittura entrare e uscire dagli spalti senza aspettare la fine del cambio campo. Gli unici esenti da questa regola sono quelli che siedono dietro le linee di fondocampo. Chissà come saranno contenti i giocatori, che magari già faticano a mantenere la concentrazione sul match per tutta la partita, vedendo con la coda dell’occhio un tizio che sguscia inosservato tra le sedie cercando di non far cadere la pila di bicchieri di coca e patatine che ha appena comprato, chiedendo permesso e urtando tutti i vicini.

Il verdetto.

Queste nuove regole verranno introdotte anche in tutti gli altri tornei del circuito maggiore? Solo lo shot-clock è stato attivato durante tutti i tornei. Tuttavia l’obiettivo è stato raggiunto: le partite del Next Gen ATP Finals durano al massimo  un’ora e mezza, cioè un tempo accettabile e compatibile per le televisioni che devono trasmettere gli incontri. Da un lato rendere le partite più veloci potrebbe essere un bene in quanto migliora l’organizzazione dei tornei e non lascia che i giocatori si stanchino eccessivamente per le partite seguenti. Ciò su cui si dovrebbe pensare di più, forse, è l’introduzione del coaching, che potrebbe snaturare il concetto di fondo di questo sport: il confronto solitario con noi stessi che è il problema e insieme la soluzione della partita. Anche la leggerezza nel guardare la partita da parte dei tifosi è un’arma a doppio taglio: se da una parte un’atmosfera più rilassata sugli spalti potrebbe attirare alle partite anche le persone che ritengono il tennis uno sport troppo esclusivo, dall’altro lasciare troppa libertà di creare confusione è un’ostacolo sia alle performances dei giocatori che all’educazione che il tennis, di solito, porta con sé.

Camilla Viola

Roger Federer esulta dopo aver conquistato un punto.

 

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