In moltissime concezioni dell’aldilà esiste una divisione tra paradiso ed inferno, dove le anime dei morti vengono giudicate in base alle azioni che hanno compiuto da vivi, e spedite a passare l’eternità nell’assoluta beatitudine o nella peggior sofferenza. Ed è proprio su questa visione dell’oltretomba che si basa la serie hit Netflix: ‘The Good Place‘. (in italiano significa il posto buono). La premessa principale della serie TV si basa sulla possibilità di attribuire ad ogni nostra azione un valore numerico, positivo se l’azione è buona e negativo se è cattiva, che vengono poi sommate per determinare dove passeremo l’eternità. Questa quantificazione del “buono” in ogni nostra azione ricorda moltissimo la filosofia morale dell’utilitarismo di Jeremy Bentham e successivamente di John Stuart Mill.

 

“The Good Place” un paradiso difettoso?

Nel primo episodio di ‘The Good Place’ la protagonista, Eleanor, viene benvenuta all’interno di quello che potremmo considerare il paradiso: una quartiere pieno di persone sorridenti, strade acciottolate, negozi di frozen yogurt dovunque, e l’erba più verde di sempre. L’accesso a questo paradiso è determinato dal punteggio totale di ogni persona: a ogni azione che promuove la felicità ed il benessere di se stessi o quello altrui corrisponde un valore positivo, ed a ogni comportamento egoista ne equivale un valore numerico negativo.

Tratto da: The Good Place. Netflix

Più grande è la conseguenza dell’azione più grande sarà il valore ad essa collegato: per esempio, abbracciare un amico triste ti guadagnerà + 4.98 punti, mentre salvare un bambino che sta affogando ti alzerà il punteggio totale di +1202.33. Michael, l’architetto e simil-sindaco del quartiere, accoglie le anime appena arrivate, e le congratula per essere riuscite a guadagnarsi un posto nel ‘Posto Buono’. Ma Eleanor è capitata qui per errore: è stata scambiata per un’eroica dottoressa che combatteva per i diritti umani in Ucraina. In verità la nostra protagonista si rivela essere stata una prepotente nel suo tempo terreno.

 

L’Utilitarismo e la quantificazione numerica

L’Utilitarismo è una dottrina etica che identifica un dovere morale nel promuovere la maggior utilità con le nostre azioni. In altre parole dovremmo comportarci in modo da massimizzare il piacere o la felicità collettiva. Primo tra i suoi esponenti è stato Jeremy Bentham, che introdusse la scala cardinale del piacere. Nel suo pensiero il piacere ed il dolore sono misurabili e commensurabili e dunque possono essere organizzati in una graduatoria in base alla loro durata ed intensità. La conclusione logica è che quindi piaceri di diverse intensità possono equivalersi se il piacere minore è sperimentato per abbastanza tempo.

Tratta da: Wikipedia

In ‘The Good Place‘ sembra valere lo stesso pensiero. Nella serie la soddisfazione di mangiarsi un buon panino equivale a un valore positivo di +1.04, poiché porta felicità alla persona che compie l’azione. Ma questo vorrebbe dire che se una persona vivesse per 100 anni, e per tutta la durata della sua vita mangiasse panini potrebbe tranquillamente accumulare più punti di una persona che in un atto di eroismo salva una vita. La conclusione ci appare contro intuitiva: se qualcuno dovesse finire in paradiso dovrebbe essere l’eroe non il mangiatore di panini.

 

Mill alla riscossa

Thomas Carlyle definì la dottrina di Bentham “una filosofia per maiali” poiché incoraggia a concentrarsi sula quantità piaceri minori piuttosto che sulla loro qualità. Turbato da questa critica, John Stuart Mill, figura chiave nell’Utilitarismo, sviluppa una difesa della teoria morale di Bentham modificandone una premessa chiave. Secondo Mill ci sono alcuni piaceri così straordinari, che anche un infinito numero di piaceri minori non potrebbero equivalergli, e dunque gli umani come esseri superiori non sarebbero mai soddisfatti dagli stessi piaceri dei maiali.

Tratta da: ArtSpecialDay

Questo cosa significherebbe per la serie Netflix? Il sistema di selezione per il paradiso  cambierebbe completamente. Invece di una scala numerica si dovrebbe addottare una valutazione qualitativa secondo cui alcuni tipi di azioni ti garantirebbero automaticamente accesso al ‘Posto Buono’. Se l’utilità ricavata dal salvare una vita è incommensurabile come proposto da Mill, allora nessuna azione cattiva potrà mai dedurre dall’azione originale poiché non possono essere giudicate sulla stessa scala cardinale. Purtroppo così facendo si presuppone che anche persone generalmente considerate meritevoli di un posto all’inferno come Ted Bundy, serial killer Americano, potrebbero arrivare in paradiso se avessero compiuto un’azione come quelle descritte da Mill. Per i produttori di ‘The Good Place‘ si presenta dunque un paradosso: siamo sicuri di poter calcolare quanto si è buoni?

Valentina Calvi

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