I film storici o autobiografici, si sa, hanno un enorme impatto sul pubblico. Agli spettatori piace sapere i retroscena dei propri personaggi preferiti, dei propri idoli e degli eventi che li hanno emozionati o terrorizzati. Il sapere è sempre stato uno dei maggiori crucci dell’essere umano d’altronde. Si pensi al dramma di Faustus, che vende la sua anima al diavolo pur di possedere maggiore conoscenza.

Oggi, prendere una simile decisione non è più necessario. Internet non offre certo tutte le risposte, ma sicuramente ne può donare all’uomo più di quante ne potesse desiderare Faustus. La stessa cosa possono fare i già citati film, che trovano il favore del pubblico perché riescono a donare ai fan sempre dei dettagli in più che li aiutano a rispondere alla fatidica domanda: chi è veramente il mio idolo?

Ma si sa che talvolta i film tendono ad esagerare e ad inventare particolari per andare incontro ai bisogni del pubblico. Le pellicole che amiamo sono sempre coerenti con la realtà?

 

Titanic

Titanic è sicuramente un grande esempio del tipico film storico ‘rivisitato’. La vicenda reale della tragedia del transatlantico fa infatti solo da sfondo alla storia d’amore tra Jack e Rose, i due straordinari protagonisti impersonati da Leonardo di Caprio e Kate Winslet.

La scena più iconica dell’intero film di Cameron

Per chi ha provato il desiderio di guardare il film per saperne di più del disastroso incidente del 1912, certamente non potrà dirsi totalmente soddisfatto. Alcuni dei personaggi sono effettivamente esisti, come esisteva anche un J. Dawson (che però nella vita vera altro non era che un fuochista di nome James morto durante il naufragio), ma la storia che affascina generazioni è totalmente inventata dalle menti degli sceneggiatori. Inoltre nella pellicola di Cameron non si fa cenno di nessuna delle problematiche che già affliggevano il transatlantico prima della partenza (per esempio, non vi erano abbastanza scialuppe di salvataggio a bordo).

Il dettaglio che ‘salva’ la veridicità del film sono le scene iniziali. L’enorme nave ripresa all’inizio del film sommerso dalle acque dell’oceano altro non è che il vero RMS Titanic, che con sé si portò in fondo al mare circa 1500 vite.

 

Bohemian Rhapsody

Ben più coerente alla realtà è la recentissima creazione di Bryan Singer: il campione di incassi Bohemian Rhapsody. La pellicola mira a narrare la storia della rock band inglese Queen, concentrandosi molto sulla figura del loro solista Freddie Mercury. Nei 134 minuti il pubblico riesce a percepire tutta la frenesia e l’emozione che la loro musica trasferisce, e la sensazione di essere presente ancora una volta ad un loro concerto è costante.

Ma per quanto riguarda la veridicità delle vicende raccontate? Sicuramente, gli attori che impersonano i quattro miti sono molto simili ai reali protagonisti delle vicende. Rami Malek è stato lodato da ogni parte per la sua interpretazione a tributo del solista. Sono alcuni dettagli delle loro vite personali che non tornano. Per esempio, il primo incontro tra Freddie, May e Taylor, non assolutamente avvenuto casualmente come afferma invece il film. La stessa cosa vale per il momento in cui il cantante incontra Mary, the love of my life. Insomma, nelle storie interpersonali tra i personaggi sono stati aggiunti dettagli romantici o piccanti, per rendere un’idea precisa dei fatti, esagerandoli o deformandoli affinché si potesse creare maggiore legame con lo spettatore e si riuscisse ad esprimere la giusta gloria alla band. Questo avviene quando si tende ad ingigantire gli scontri interni nella band che avrebbero portato alla loro temporanea separazione.

La scena del film Bohemian Rhapsody che raffigura i Queen durante il Live Aid del 1985

Tutto questo però tende quasi a passare in secondo piano quando si arriva alla scena finale del film: l’esibizione dei Queen durante il Live Aid del 1985. Questa scena, girata in un solo ciak, è riprodotta molto fedelmente dal regista, che ne giostra ogni dettaglio. Lo stadio, la tenda centrale con gli strumenti di controllo, gli outfit dei cantanti e la scaletta delle canzoni, così come le pepsi presenti sul piano di Freddie. Tutto riporta lo spettatore a quel giorno di tanti anni fa. Sicuramente un dono ai tanti fan dei Queen che possono ritrovarsi di nuovo (o per la prima volta) spettatori di quelle mosse che hanno segnato la storia della musica.

I reali Queen nel 1985 durante il Live Aid

 

Rush

Ancora più vicino alla realtà troviamo il film del 2013 diretto da Ron Howard, Rush. Anche qui, come pare ormai essere inevitabile, alcune situazioni sono state esagerate, distorte o inventate, ma l’adesione alla realtà sembra essere abbastanza rispettata. Sicuramente si può dire così della scena dell’incidente che coinvolse il pilota austriaco Niki Lauda (protagonista del film accanto al rivale James Hunt) quell’agosto del 1976 a Nürburgring.

L’incidente di Niki Lauda ricreato quasi perfettamente da Ron Howard nel suo film

La scena infatti è attentamente ricostruita da Howard, che ricrea dei frame quasi totalmente sovrapponibili a quelli reali. La curva, lo sbandamento, l’incendio della vettura e lo scontro con altri due piloti, poi accorsi a salvare il collega intrappolato in quell’inferno di fuoco. Insomma, Howard riesce più che mai a ricreare perfettamente quei terribili secondi che hanno tenuto il mondo con il fiato sospeso, riportando il tutto con un’attenzione maniacale e rispetto all’accadimento. La coerenza del film, soprattutto di questa scena, è quasi massima e lo spettatore, molto più che in Titanic, può dirsi totalmente integrato nella Storia, quella con la s maiuscola.

 

Insomma, è impossibile che i registi non si lascino prendere dal fascino della finzione. Titanic, Bohemian Rhapsody e Rush sono tre esempi di pellicole in cui, in diversi modi, la realtà viene trattata e la finzione si intreccia con essa. Ma per quanto questo accada, quel che è certo è che qualsiasi tipologia di racconto si scelga, il pubblico rimane sempre affascinato dal modo che il cinema ha di tratteggiare il reale e di incuriosirlo, così che si spinga sempre più in un cammino verso quella conoscenza che da secoli contraddistingue l’uomo.

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Studentessa di Lingue, Comunicazione e Media presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

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