Dal diario clinico di Ferenczi al diario social di Twitter. Come cinguettare aiuta a regolare le emozioni Twitter ha una storia abbastanza lunga, se si considera la vita dei social network. Nato nel 2006 con lo scopo di dare la libertà alle persone di scrivere qualsiasi pensiero purché rientrasse in 140 caratteri. Questi ultimi sono poi raddoppiati nel 2017, arrivando a 280. Con un po’ di fatica a decollare e soprattutto a monetizzare, i famosi cinguettii reggono comunque nella gara fra social network. Che tu sia una celebrità o uno studente del liceo, un’aspirante blogger piuttosto che un politico non puoi fa a meno di twittare. Ciò che più di tutti scriviamo sono i nostri stati emotivi, i nostri pensieri, in un processo chiamato appunto verbalizzazione emotiva. Twitter è diventato rapidamente una sorta di diario clinico. Anni fa le nostre più intime riflessioni venivano sigillate con un lucchetto quando si era adolescenti, o affidate al terapeuta. Adesso è tutto online, per la conoscenza di tutti.

L’EVOLUZIONE DEL DIARIO CLINICO

Il diario clinico è uno strumento da sempre usato nelle sedute psicoterapiche. Un modo molto privato e consultabile solo ed esclusivamente dal terapeuta e che raccoglie tutto ciò che viene detto durante la seduta. L’enfant terrible della psicoanalisi Sandor Ferenczi ha scritto un libro intitolato proprio Diario Clinico, una sorta di resoconto sulla storia dei pazienti e uno studio di concetti quali controtransfert, regressione terapeutica, trauma e analisi di psicotici. Se dunque in ambito psicologico un diario clinico equivale ad una normale cartella clinica, quindi estremamente privata, nell’era contemporanea la privacy è praticamente inesistente e siamo noi stessi i primi a non rispettarla. Come se cogito ergo sum, letteralmente penso dunque sono formula di Cartesio si fosse trasformata in twitto ergo sum. Così Twitter è divenuto una sorta di diario terapeutico, un diario in cui far sapere quello che sentiamo, proviamo, tutte le emozioni che si susseguono nell’arco della giornata.

Dal diario clinico di Ferenczi al diario social di Twitter. Come cinguettare aiuta a regolare le emozioni
Fonte: sangiuseppe.org

LA REGOLAZIONE EMOTIVA GRAZIE A TWITTER

Il Center for Complex Networks and Sistem Research dell’università dell’Indiana, USA ha pubblicato uno studio su Nature Human Behaviour in cui si analizzano tutte le parole e gli aggettivi scritti nei 280 caratteri e si utilizzano per categorizzare ed etichettare le emozioni positive e negative provate. Partendo da una ricerca precedente, si è studiato come la semplice espressione delle proprie emozioni fosse in grado di regolarle e di ridurre il distress (impatto negativo dello stress). I cinguettii presi in esame sono stati quelli che presentavano le parole Io mi sento… seguito da un aggettivo. I risultati hanno dimostrato che vi era un’impennata dell’intensità delle emozioni provate subito prima e per circa un’ora dopo il tweet. L’esito non si è fermato semplicemente a quello appena descritto, bensì ha evidenziato che dopo aver elaborato sul social uno stato emotivo negativo, critico si ritornava ad uno stato con minor intensità emotiva. Attraverso una metodologia piuttosto complessa tra lessico e algoritmi, si è controllato minuto per minuto l’andamento emotivo su Twitter.

IL BENESSERE PSICOLOGICO

La regolazione emotiva è un insieme di processi attraverso i quali un individuo influenza le proprie emozioni ed è alla base del nostro benessere psicologico. Quando viviamo una situazione di disagio o una in cui siamo sottoposti ad un forte stress, viviamo un momento di disregolazione emotiva. In questi casi si possono adottare diverse strategie per sfuggire a questo stato emotivo sregolato:

  • Accettazione, semplicemente si accoglie la situazione e l’emozione provata.
  • Ristrutturazione cognitiva, attribuire al sentimento un diverso significato. Il classico osservare da una prospettiva diversa.
  • Problem solving, attivarsi concretamente al fine di cambiare la condizione che ha provocato il disagio.

Non esistono stategie corrette, non si può stabilire a priori quale metodo sia funzionale o no. L’individuo si adatta all’ambiente, per cui anche le strategie devono essere flessibili e adattabili in base alla condizione che si vive. Quindi ben venga un tweet se serve a regolare l’intensità di una sensazione. Ma sui social tendiamo davvero ad essere noi stessi o più verosimilmente diamo una rappresentazione del nostro Sé, della nostra immagine?

Sonia Felice

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