L’Unione Europea espone la sua proposta per la gestione della crisi migranti: nuovi e più efficienti campi di sbarco e smistamento completamente finanziate dagli organismi comunitari. Sebbene la proposta sembri allettante gli stati membri non ne vogliono sapere: secondo il Governo italiano il problema non sono i soldi, ma il fatto stesso di dover accogliere più migranti.

BRUXELLES – La scorsa settimana, la Commissione Europea ha presentato un nuovo piano per fronteggiare la ‘crisi migranti’. In particolare, il piano prevede la creazione di centri di accoglienza, sostenuti con fondi comunitari, sia in paesi membri che in determinati paesi esterni all’UE, con il preciso scopo di smistare e ‘processare’ in maniera più efficiente i richiedenti asilo.

Il Berlaymont di Bruxelles, sede centrale della Commissione Europea

Secondo la proposta della Commissione, i governi degli stati membri potrebbero sottoporre una candidatura su base volontaria per ospitare uno o più centri di accoglienza comunitari nel loro territorio, ricevendo in cambio aiuti finanziari e personale specializzato per espletare le operazioni di soccorso, registrazione e identificazione (guardie doganali, interpreti, personale medico…). Un tale aiuto ha un valore stimato di €6000 per migrante. Sempre secondo il piano, i centri di accoglienza non avrebbero una capienza illimitata, ma potrebbero contenere solo fino a 500 migranti ciascuno.

I centri di accoglienza saranno dunque dotati di tutte le attrezzature e del personale necessario per la gestione dei migranti in arrivo. I centri avranno a disposizione 72 ore, dal momento di arrivo di un barcone, per schedare gli arrivati, individuare coloro che possono accedere allo status di rifugiati e organizzare il rimpatrio dei clandestini i.e. gli individui con documentazione irregolare o che non possono provare di provenire da un paese ‘a rischio’.

Centro migranti in Libia

Ai centri europei si aggiungerebbero poi delle ‘piattaforme di sbarco‘ da creare presso paesi partner, come Tunisia o Egitto. Da questi paesi proviene solo parte del flusso migratorio diretto in Europa, ma che sono dotati di un governo stabile (anche se non perfettamente democratico), al contrario della Libia. Le piattaforme sarebbero funzionali al salvataggio e alla preventiva identificazione di migranti in acque internazionali o comunque fori dallo spazio marittimo UE. I salvataggi in acque comunitarie verrebbero effettuati dalle guardie costiere dei rispettivi paesi membri. In questo modo solo agenti autorizzati avrebbero l’onere di recuperare i migranti, lasciando alle ONG un ruolo marginale nei salvataggi.

La famose nave Acquarius dell’Organizzazione SOS Méditerranée che recupera un gommone con immigrati a bordo

Una tale proposta ha l’aria di essere un compromesso tra la linea dura dei nuovi governi nazional-populisti del Vecchio Continente e la necessità di mettere in atto aiuti concreti per evitare altre stragi nel Mediterraneo. Tuttavia, il piano presenta un piccolissimo problema: al momento nessuno stato europeo si è offerto volontario per ospitare un centro di accoglienza. Secondo il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte il problema non sarebbero i fondi da impiegare (“la solidarietà europea non ha un prezzo” è quanto ha dichiarato ai giornalisti), ma le modalità di gestione dei flussi. Più duro è stato il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, il quale ha rigettato categoricamente l’offerta di fondi UE: “Non abbiamo bisogno di elemosina, anche perché nel corso del tempo ogni richiedente asilo costa agli italiani tra i 40 e i 50mila euro” (fonte: la Repubblica). Inoltre, nessuno dei paesi extra-UE ha dato la propria disponibilità per ospitare le piattaforma di sbarco.

Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana

Sembra che l’Unione Europea (ancora una volta) abbia fatto i conti senza l’oste: nonostante la pianificazione accurata e la disponibilità economica, la posizione netta degli stati nazionali pone l’ennesimo freno ad una soluzione comunitaria. Tuttavia, secondo i dati forniti dal Ministro dell’Interno, i flussi migratori stanno velocemente riducendosi, passando dai 500mila individui arrivati in Italia nel 2016 ai 20mila arrivati nel 2018. Forse, quando la crisi sarà meno acuta, i paesi membri potranno accordarsi per avere una vera e propria soluzione per tutti.

R. Daneel Olivaw