Uno strano investigatore e il suo scrittore, slashfilm.com

“Elementare, Watson”

L’investigatore più amato di tutti i tempi.
Abile nei travestimenti.
Amante della scienza, della letteratura e della filosofia.

Grande violinista.
Non vi sta forse echeggiando nella mente il nome di Sherlock Holmes?
Noto personaggio letterario dello scrittore Arthur Conan Doyle, Sherlock è diventato un’icona immortale, addirittura anche il suo abbigliamento è universalmente riconosciuto.
Uno stile un po’ bohèmien, il suo, anticonformista, molto spesso arrogante e abbastanza distaccato con il resto dell’umanità. L’unica eccezione è il suo coinquilino a Baker Street, il dottor Jhon Watson, il suo unico vero amico.

Chi conosce Holmes sa che è un abile deduttore, riesce a risolvere i casi più complicati, quasi se fosse una sfida o semplicemente passatempo. Quando invece i casi non sono abbastanza affascinanti, cade in momenti di profonda noia e depressione, aiutandosi spesso con cocaina e morfina per continuare a stimolare la mente. Una mente paurosa per quanto complicata. Holmes riesce ad assorbire tutte le informazioni e ad elaborarle con disarmante facilità, con una tecnica chiamata ‘palazzo mentale’.
Come ci racconta il dottor Watson, il palazzo mentale è “una tecnica mnemonica, una specie di mappa mentale. Holmes si disegna una mappa nella mente, non è per forza un luogo reale. E lì deposita i suoi ricordi, teoricamente non si dimentica più niente. Non deve far altro che andar lì a ricercare.

Un memorabile Benedict Cumberbatch nella serie Sherlock, several.everyeye.it

Le nostre stanze mentali

Il suo nome originario è ‘tecnica dei loci’ – dal latino ‘locus’ che significa ‘luogo’. È uno strumento molto antico, conosciuto anche da Seneca con il quale riusciva a ricordare oltre 2000 nomi dopo averli ascoltati solo una volta.
Le informazioni da ricordare vengono associate a luoghi particolari e soprattutto fisici. Questo perché la nostra mente, durante il processo, tende ad utilizzare la memoria spaziale che è più ordinata. Inoltre, dai soggetti che si sono sottoposti a risonanze magnetiche al cervello, è stato dimostrato che durante l’utilizzo del ‘palazzo mentale’ sono attive le parti del cervello addette alla percezione spaziale – come il lobo parietale. Visualizzare un’immagine, associata ad un’informazione, è sempre più efficace di qualsiasi altra tecnica di memorizzazione, perché si basa su uno dei 5 sensi.

Generalmente, si consiglia di immaginare la propria camera da letto oppure la strada che si percorre tutti i giorni, uno scenario familiare insomma per stimolarne il ricordo. Dopo aver scelto il contesto, bisogna collegare la nuova informazione che si vuole ricordare con una che si conosce molto bene – per esempio il letto della propria stanza o un albero particolarmente alto nel viale di casa. L’associazione sarà più forte.

Inoltre non c’è bisogno di ripercorrere tutte le immagini scelte in ordine, una dopo l’altra, si può saltare da un locus all’altro senza dimenticare gli altri. E solo perché il collegamento creato nella nostra mente è associato in qualche modo ad una sfera emotiva o semplicemente familiare. Se, però, bisogna ricordare un discorso, il cui ordine è importantissimo, è buona norma creare un cammino preciso nel palazzo mentale, così da non confondersi.

Un esempio pratico? Mettiamo di dover memorizzare i vari tipi di occlusione intestinale.
Immaginiamo di entrare nella nostra stanza.
Vediamo il nostro armadio con due grandissimi ali che spicca il volo (Volvolo).
La sedia della nostra scrivania, coperta da una pila di vestiti, viene inghiottita da una vagina gigante (Invaginamento).
Poi c’è la nostra scrivania che è avvolta da briglie, che aderiscono perfettamente (Briglie Aderenziali).
Sul nostro letto magari c’è un signore anziano con il mal di schiena (Ernie).
Infine immaginiamo dietro la porta una bombola di Gas (Gas in Eccesso).
Ovviamente le prime volte sarà complicato creare tutto ciò, ma con l’esercizio il procedimento diventerà sempre più automatico e veloce. È importante allenare la nostra mente. In questo modo ci si ricorderanno anche i dettagli più sottili.

Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno si prende mai la cura di osservare” – come diceva il nostro caro Sherlock Holmes.

Martina Di Perna

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