Non è il primo caso di questo tipo, ma martedì 18 dicembre, tantissimi ragazzi hanno passato la nottata al gelo per accaparrarsi un paio di scarpe al mattino.

Una notte al gelo e mi compro le Nike

Il movente che ha spinto tanti ragazzi a sfiorare l’ipotermia, si chiama Off-White x Nike Air Force 1 “Black” & “Volt”. Questo è il nome della scarpa. E’ successo a Milano, in zona Moscova, davanti il Nike Lab di via Statuto. La scarpa – costo 170 euro – è firmata dal designer Virgin Abloh, e per comprensibili motivi di marketing, è arrivata in negozio in numero inferiore di paia rispetto alla richiesta del mercato. Sicuramente, qualcuno tra i ragazzi in fila, rivenderà le famigerate scarpe di edizione limitata, mentre per altri, l’acquisto è personale.

Uno scenario molto simile accadde ad agosto, davanti allo stesso store, per le “Off white Presto“ . Un’altra scarpa Nike.

Perchè lo fai?

In un’intervista di Louise Donovan, in cui l’autrice si è trovata ad intervistare diversi adolescenti riguardo lo stesso tema, la maggior parte degli adolescenti intervistati ha dichiarato che Instagram ha avuto un ruolo centrale in questa accentuatissima passione per la moda. I capi nuovi, firmati, e rari finiscono, inesorabilmente, sul social network dedicato alle immagini. La motivazione di fondo, resta sempre celata dietro l’apprezzatissimo like. Non solo like, ma anche complimenti e apprezzamenti lasciati nei commenti, o visualizzazioni nelle “storie”, ovvero immagini presenti in evidenza e spesso solo per 24 ore.

Tutto questo apprezzamento virtuale, a cosa serve se non a sentirsi un po’ più apprezzati, anche solo per poco? Indossare qualcosa che si sa essere apprezzata, può farci sentire più sicuri, meno diversi, meno sbagliati. Il punto è che, quando questa ricerca di conferme altrui diventa esagerata, il soggetto rischia di entrare in una sorta di dipendenza. Una richiesta continua di apprezzamento, che quando manca scopre una grande insicurezza.

Infatti, per quanto indossare indumenti o accessori di un certo tipo riesca ad arrecare un sensazione di sicurezza nell’individuo, l’insicurezza nascosta nel profondo del soggetto non si risolve così.

Insicurezza e poca autostima

Spesso, insicurezza e poca autostima viaggiano insieme. E’ quella necessità di sentirci accettati, di sentirci capaci, di sapere di piacere. Ma non può essere sempre così, nemmeno se possiedi un intero armadio di vestiti firmati, e cosa succede quindi se qualcosa va storto? Succede che il problema – in questo caso, l’insicurezza e la mancanza di autostima – aumenta. Si inizia a dubitare un po’ di tutte le proprie abilità, che siano lavorative o relazionali non fa differenza. Ogni volta che si è chiamati a dimostrare o mostrare di saper fare qualcosa, anche a se stessi, l’insicuro prova forte disagio. Si sente sfiduciato, impaurito.

L’insicurezza può venire dalla nostra infanzia, da un rapporto difficile con i genitori. Severità, pochi riconoscimenti, intransigenza per i nostri errori o eccessiva esigenza. Non solo, anche il periodo scolastico può essere terreno fertile per l’insorgenza di insicurezza nell’individuo. Si pensi ad insegnanti duri, o a compagni offensivi. In ultimo, anche piccoli o grandi fallimenti, possono ledere la fiducia in se stessi ed alimentare una grande insicurezza.

Non è quindi comprare un paio di scarpe il problema, e non lo è nemmeno avere passione per i bei vestiti. Il problema è forse il non domandarsi il perché dei nostri gesti, delle nostre scelte, e trovarci solamente travolti – inspiegabilmente – da essi. C’è molto da scoprire, su di noi e sugli altri, semplicemente osservando e riflettendo su questi semplici elementi.

Serena Vitale

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