Solo pochi giorni fa l’Italia ha respinto la nave piena di immigrati Aquarius, pur fornendole cibo e assistenza medica, obbligandola così a cambiare rotta e dirigersi verso la Spagna. L’avvenimento ha messo in evidenza una divisione profonda tra Europa settentrionale ed Europa meridionale: il Nord accusa il Sud di non difendere a sufficienza i suoi confini, lasciando passare fin troppo spesso migranti indesiderati che puntano ad arrivare nei paesi più ricchi dell’UE, come l’Austria e la Svezia.

Il Sud, principalmente Italia e Grecia, si sente abbandonato dall’UE, obbligato a gestire da solo un problema che mette a rischio la sua economia e sconvolge il suo popolo, sempre più orientato verso un odio di massa nei confronti dei migranti. Nei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo vengono eletti sempre più spesso governi populisti e anti-immigrazione, come l’attuale governo italiano, istigati dall’opinione pubblica a chiudere le frontiere, mentre i politici che si sono dimostrati ben disposti nei confronti dei migranti vedono ritorcerglisi contro il loro stesso atteggiamento e perdono rapidamente consensi. Questo fenomeno incoraggia quindi fondamentalisti come l’ungherese Victor Orban e l’austriaco Sebastian Kurz, che assumerà la presidenza di turno semestrale dell’UE a breve e che vede il problema dei migranti come prioritario. Ed è proprio l’Austria che minaccia l’Europa, e principalmente la Germania, di chiudere le frontiere, disposta a tutto pur di tenere i migranti fuori dal suo suolo, incurante dei rischi che questo comporterebbe per l’economia dell’UE.

La politica anti-immigrazione italiana ha incrinato i rapporti con l’Europa

Nonostante le richieste d’aiuto dei Paesi che si affacciano sul mediterraneo e le richieste della Germania, prevalentemente grazie ad Angela Merkel ed alla sua politica pro-migranti, di dividere gli oneri e le difficoltà derivanti dall’accoglienza e dal sostentamento dei suddetti, la riunione dell’UE a Bruxelles punterà a concentrarsi sul desiderio comune dei Paesi membri di rinforzare le frontiere. Crescono anche i consensi riguardo l’idea di istituire dei centri di sbarco per identificare i migranti economici, ovvero quelli che potrebbero essere rimandati a casa. Si parla anche di cooperare maggiormente con i Paesi di provenienza dei migranti e i Paesi di transito, come la Libia. Il progetto però è più facile da realizzare su carta che fattivamente: è improbabile che l’UE abbia a disposizione il numero sufficiente di guardie (e di fondi) da poter utilizzare per presidiare le intere migliaia di chilometri di costa europea.

Nel frattempo non ci sono segnali che l’UE sia vicina a trovare una soluzione per i migranti già presenti sul suolo europeo. E i dissapori tra i vari Paesi aumentano e si inaspriscono.

Sara Giannone