La prima cosa da chiarire è che il presente articolo non porta in sé nessuna arroganza di essere la voce più scientifica e accreditata per definire quella che a tutti gli effetti è considerabile una nuova dipendenza di massa, quella dai social. Con il presente articolo nessuno vuole salire sulla cattedra del perbenismo per giudicare gli altri come immorali. Le seguenti righe proporranno una visione iperbolica, volutamente esagerata ed esasperata riguardo l’abuso dei social media.

Voyerurismo, definizione.

Il voyeurismo, o in termini più tecnici scopofilia, è la perversione sessuale consistente nel provare piacere esclusivamente, o quasi, alla vista delle nudità e degli atti sessuali altrui. E’ una filia sessuale, non è l’unica, ne esistono di diverse e molto particolari, dunque è una sostanziale devianza per quanto riguarda l’oggetto di soddisfacimento della pulsione sessuale da quelli considerabili “normali”. Nonostante rientri tra gli argomenti classici della psicologia e dei suoi ambiti, c’è una considerevole scarsità di materiale scientifico a riguardo, negli anni sono stati pubblicati pochissimi studi e articoli su questa devianza. La scarsità di materiale la rende un tratto difficile da individuare nei pazienti e difficile da curare, essendo ovviamente inesistenti anche indicazioni sugli approcci più opportuni da considerare per risolvere questo elemento.

Analisi e riflessione del fenomeno social

Come può una devianza sessuale centrare con i social? Come può il voyeurismo entrare a gamba tesa nella nostra quotidianità? Bisogna procedere per gradi e scandagliare la questione per punti spiegando qualche punto oscuro. Innanzi tutto non si sta dicendo che chi usa i social è un pervertito. Per applicare il concetto di scopofilia ad un argomento tanto caldo e tanto comune va considerato che trattasi di metafora, parallelismo, non di significato letterale. Il voyeurismo si impernia sulla sessualità e sull’erotismo riferendosi all’intimità da camera da letto che al voyeur piace violare di nascosto per il proprio piacere sessuale. Nel nostro caso si sta parlando di un concetto di intimità più ampio e meno fisico, ci stiamo riferendo all’intimità come quotidianità di una persona. Noi con i nostri social, tutti i giorni, violiamo di continuo l’intimità della quotidianità delle persone che seguiamo, e da questa “violazione” ne traiamo un soddisfacimento, altrimenti non lo faremmo e i social sarebbero già morti. Certamente siamo tutti dei guardoni autorizzati, in quanto sono le persone che seguiamo che di loro spontanea volontà condividono parte delle loro giornate, aumentando considerevolmente il numero di persone che prendono parte a quell’intimità. L’analogia che si sta sviluppando prende ancora più corpo e consistenza se si pensa che ci sono casi in cui la condivisione sfocia in un ambito erotico, sessuale, pornografico. Le tipologie di contenuti di questo filone possono andare a dei leggeri accenni e ammicchi alla sfera sessuale, ma anche, in grado sempre maggiore, passare da un leggero riferimento alla sessualità che può essere colto o meno, “la malizia sta negli occhi di chi guarda”, fino ad una chiara resa sessualizzata del contenuto.

“I vicini” la mostra fotografica che ha debuttato qualche giorno fa nella galleria d’arte di Julie Saul a Chelsea

Considerazioni finali.

Il perché ci piaccia ficcanasare nelle vite degli altri è un mistero a cui sono state date diverse chiavi di lettura, su cui anche la scienza si è interrogata, e su cui non si ha ancora una risposta. Nelle righe qui sopra abbiamo visto come il gioco dei social e quello del guradone potrebbero avere sullo sfondo la stessa dinamica. L’analisi fornita in questo articolo è volutamente diversa e provocatoria. Interessante sarebbe vedere la situazione dall’ottica di chi si mette in mostra, cosa mette in mostra e perché. Leggendo questo articolo hai scoperto di essere un guardone, di avere una devianza sessuale, e qualcuno potrebbe considerarti squallido per questo, ora torna tranquillo a scrollare tra i contenuti di Instagram.

Giuseppe Benedetto.

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