Avete mai notato che ci sono alcuni tipi di cibo che ci fanno sentire felici? Vi siete mai domandati il perché? Si riduce tutto ad una questione di impulsi primari, o c’è di più?

Anton Ego: un dolce ricordo

Il film “Ratatouille” ha insegnato a tutti noi che se un topo può essere uno chef, chiunque può raggiungere i propri obiettivi. Il film d’animazione, firmato Pixar Animation Studios, racchiude al suo interno un esempio emblematico di memoria gustativa in azione. Ricordate il critico culinario Anton Ego? Era il più temuto di tutti i critici. Non un ristorante si era salvato dopo un suo giudizio negativo. Alla fine del film, Ego assaggia un piatto a base di verdure (la ratatouille appunto) e si ritrova catapultato nell’infanzia.

Cibo

Succede a volte di assaggiare dei piatti che ci lasciano sensazioni positive. Non è questione di “magia del cibo” e nemmeno di vedere un impulso primario soddisfatto. La risposta sta (come spesso accade) nel nostro cervello.

I ricordi della memoria gustativa

L’abbiamo già citata anche prima, ma cos’è esattamente la memoria gustativa? La memoria gustativa (proprio come quella olfattiva) ha origini evolutive: i gusti amari sono generalmente associati a cibi avariati; quelli più zuccherini (di gran lunga più apprezzati) sono legati all’idea di calorie ed energia. Saper riconoscere ancor prima di inghiottire il cibo se un boccone può recare danno al nostro organismo oppure no, è molto importante.
La memoria gustativa non ha solo valore evolutivo, ma anche emotivo. Quello che succede ad Anton Ego è un esempio di memoria gustativa in funzione. Quando assaggiamo un cibo che ha fatto parte della nostra infanzia è molto probabile che il ricordo quei momenti riaffiori velocemente, lasciandoci una sensazione di buon umore e felicità. Gli elementi in questo tipo di memoria (autobiografica) sono immagazzinati perlopiù in modo inconscio, ma possono avere influenze sul comportamento. Ad esempio la sazietà sensoriale specifica è quel fenomeno che fa sì che alla fine di un’abbondante cena, ci sia sempre spazio per il dolce. In altre parole: quando ci sentiamo sazi spesso ci capita di non voler nemmeno più vede il cibo che abbiamo mangiato fino ad un momento prima, ma quando ne arriva uno diverso la fame “ricompare”.

Cibo

Un altro comportamento influenzato dai ricordi della memoria gustativa è la neofobia. Diffusa soprattutto tra i 3 e i 7 anni, la neofobia è il rifiuto di un cibo solo perché non si hanno ricordi di esso (quindi quando è sconosciuto) anche se risulta gradevole. Fortunatamente questo comportamento svanisce con l’avanzare dello sviluppo; se così non fosse non sperimenteremmo mai nuove pietanze e il nostro repertorio alimentare sarebbe molto ristretto e, molto probabilmente, non sufficiente per permetterci di avere una dieta sana ed equilibrata.

La felicità parte dal cervello

È vero che la parte emotiva dei ricordi legati al cibo può farci provare felicità. Ma allora perché ci sentiamo di buon umore dopo aver mangiato una pizza? È molto poco probabile che tutte le persone che adorano questo cibo abbiano un ricordo felice associato ad esso. Infatti la risposta in questo caso non sta nella memoria gustativa, ma nei neurotrasmettitori. Alcuni cibi stimolano la produzione di serotonina (un neurotrasmettitori associato alla sensazione di felicità) e per questo possono aumentare il tono dell’umore. Altri vanno invece a contrastare elementi prodotti dal nostro organismo; è il caso degli antiossidanti (contenuti nei frutti rossi) che vanno ad opporsi all’azione dei radicali liberi, che influiscono sulla possibilità di sviluppare disturbi cerebrali e che aumentano il rischio di stress.
A seconda dell’età le preferenze riguardanti il cibo cambiano. Una ricerca condotta dall’Università di Binghamton (Stati Uniti) ha messo in luce non solo le differenze dovute all’età, ma anche gli effetti che l’assunzione privilegiata di certi cibi ha sull’umore. Le interviste dei soggetti che avevano meno di 30 anni hanno messo in risalto un consumo elevato di cibi che sollevano il tono dell’umore. I ricercatori hanno individuato un alto di cibi che favoriscono la diminuzione dello stress per i soggetti che superavano i 30 anni.

Insomma il cibo è una parte importante della nostra vita ed è più radicato nella nostra cultura e nella nostra psiche di quanto possiamo immaginare. La prossima volta che qualcuno vi accuserà di essere troppo legati al cibo siatene fieri ricordando che è una delle cose che ci aiutano ad essere felici.

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