Come è accaduto a noi oggi, anche i nostri avi con l’avvento dell’età moderna furono travolti da una profonda crisi delle certezze: essi infatti videro le proprie sicurezze sgretolarsi, tra scoperta del nuovo mondo, rottura dell’unità della Chiesa Cattolica e il progressivo passaggio dai poteri locali agli stati nazionali. Tutte le autorità di pensiero che essi erano abituati a conoscere ed avere come guida furono messe in crisi da questi cambiamenti e così l’uomo, si ritrovò spaesato e diffidente, amareggiato.

Questa sensazione si rileva ad esempio in Montaigne, il quale nei suoi saggi asserisce che l’uomo è incapace di esprimere una verità unica, immutabile ed assoluta; ciò che l’uomo può fare è fornire uno spaccato del mondo dal proprio punto di vista “Non cerco l’essere ma il passaggio”. Similmente Cartesio nel suo discorso sul metodo si impegna a fornire gli uomini di uno strumento di comprensione della realtà. Il francese rifiuta ogni autorità di pensiero ed ogni precettore: infatti egli stesso non ha intenzione di impartire una lezione al lettore con un Trattato, bensì si sottopone al giudizio di chi legge con un discorso.  E’ chiaro come emerse in quell’epoca storica la convinzione di un profondo relativismo, di una differente visione della realtà a seconda del punto di vista.

La crisi delle certezze e il tribalismo oggi

Crisi delle fedi monoteiste, precarietà lavorativa, il sempre più rapido progresso tecnologico e il superamento apparente delle tradizionali categorie politiche di destra e sinistra. Questi fattori hanno causato nella nostra società una dispersione e frammentazione delle autorità culturali – in parole povere, dove prima era ascoltata soltanto una voce, ora ve ne sono svariate. Si pensi infatti alle varie comunità che si impongono come fonti di pensiero, in ogni ambito della vita umana ma in modo evidente riguardo cibo e salute, dove queste divengono persino bussole morali: vegani, fruttariani integralisti; no-vax, santoni vari, terrapiattisti ecc.

Ciascuno di questi gruppi ha i propri opinion leaders e il proprio bacino di seguaci. Le posizioni espresse sono polarizzate, spesso distanti ed inconciliabili, non c’è interesse di dimostrare di aver ragione attraverso un dibattito costruttivo e razionale che preveda l’interazione con opinioni differenti dalle proprie, in fondo ognuno di noi si ritiene più intelligente rispetto agli altri o alla media. Ognuno di noi tende a qualificarsi, a definirsi in una qualche fazione o categoria. Ci troviamo in un gruppo e desideriamo che questo abbia ragione, siamo propensi a mistificare la realtà per riuscirci e non siamo invece disposti a cambiare opinione, a cercare una qualche verità. Questo genere di tribalismo ci gratifica, siamo appagati e rassicurati da qualche likes sui social e dagli apprezzamenti di chi concorda con noi, ed è evidente che sui social vince l’immediato, il rapido, l’impatto. È più semplice ottenere riconoscimenti con slogan vacui e mostrandosi forte, migliore, sincero piuttosto che con ragionamenti complessi.

Tribalismo, principio di autorità e come ritrovare la bussola

Le dinamiche storiche che si verificarono secoli fa hanno – con le dovute proporzioni e differenze – alcune analogie con il nostro tempo. I nostri antenati iniziarono a dubitare fortemente di ogni questione e a verificare autonomamente e senza pregiudizi, ignorando e rifuggendo ogni principio di autorità. La medesima autorità che oggi noi cerchiamo ardentemente, desideriamo farne parte, vogliamo un gruppo d’appartenenza in cui sentirci riconosciuti e legittimati. Non ricerchiamo la verità, anzi ci affidiamo a qualcuno che ce la consegna comoda, semplice e ben confezionata. Cartesio ci consiglia, data la relatività di ogni opinione – inevitabilmente confutabile da altre – di rifiutarle tutte. Infatti le diverse opinioni non sono dovute a differenze di intelligenza “non perché gli uni sono più ragionevoli degli altri” bensì “dalle cose diverse considerate da ciascuno”.  Dunque per avvicinarsi almeno un pò alla verità bisogna dubitare di tutte le opinioni allo stesso modo: di quella che a prima vista ci appare migliore così come “le più superstiziose e false, per stabilirne il giusto valore”. Forse, l’errore che commettiamo oggi è ritenerci più intelligenti, bravi, svegli e dotati dell’interlocutore, per pigrizia di mettere in gioco le proprie idee.

Dubitiamo tutti, dubitiamo di più, magari le cose andranno meglio!

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