Cosa vuol dire dogmatismo? Qual è la giusta, o la più corretta, definizione di scienza? Due domande preliminari, sufficientemente complesse, per capire come il binomio dogmatismo-scienza sia difficilmente risolvibile.

L’idea che la scienza sia un concentrato di dogmi, indiscutibili e incorruttibili, si è diffusa, negli ultimi anni, a perdita d’occhio. Tutti coloro che sono convinti di questa credenza pensano che le leggi scientifiche siano verità assolute ed incontestabili. Assumono quindi un atteggiamento, relativo al pensiero nei confronti della verità, astraendo dall’occasione di poter godere di un fondamento razionale. Il darwinismo scientifico? Un dogma divulgato, con fare autoritario, da chiunque si preoccupi di scienza, accolto in maniera acritica. Tutto questo è vero, potrebbe esserlo, ma solo in una parte molto ristretta. I dogmi scientifici sono concettualmente molto diversi da quelli classici religiosi. Questi ultimi sono verità assolute, accettate aprioristicamente per fede, gli altri possono essere visti come un punto di partenza in vista di una creazione di una teoria scientifica. Sono semplici enunciati di cui si ipotizza la verità, non hanno l’arroganza e la pretesa di essere universalmente veri. Sono assiomi utili perché consentono di rispettare l’unica, ma complicata, condizione per cui una teoria sia riconosciuta come scientifica: il metodo scientifico. Se manca la sistematicità allora manca anche la scienza. Una ordinata, precisa e regolare struttura è necessaria per caratterizzare una teoria come scientifica. Quelli che vengono chiamati dogmi, molto spesso, sono, in sostanza, semplici artifici teorici dell’uomo utilizzati per sistematizzare l’apparato epistemologico della teoria in causa. Possono essere rimossi e modificati, l’unica esigenza è che il sistema non diventi contraddittorio. Quest’ultima caratteristica suona decisamente incompatibile con la definizione classica e più comune, di dogma, la quale non consente modifiche e ha come unica peculiarità quella di dover essere accettata così come viene offerta. Dogmatismo

La controproduttività del dogmatismo nella scienza

Se niente può essere cambiato e se ogni verità deve essere assunta incontrovertibilmente come vera, allora ogni genere di sperimentazione dovrebbe venir meno nel momento in cui si trova una prima condizione apparentemente soddisfacente. La storia parla diversamente, di modifiche ne ha vissute tante e di ogni genere, anche scientifiche. Uno degli esempi più significativi riguarda la geometria euclidea. Insieme di postulati rimasti fissi e stabili nei tempo, fino al XIX secolo, quando ispirarono la mente di alcuni scienziati che pensarono di poter ampliare l’orizzonte di applicazioni della geometria del matematico greco apportando qualche modifica ad un solo postulato: il quinto, quello poi diventato emblematico. La geometria euclidea, classica, è ristretta solo alle superfici piane, con curvatura nulla, da questa B. Rienmann ne dedusse una variante applicabile alle sfere (geometria sferica), superfici con curvatura positiva costante, e N. I. Lobachevskij, insieme a J. Bolyai e J. F. Gauss, costruì un’alternativa che consente lo studio di superfici con una curvatura negativa costante (geometria iperbolica). Sviluppo significativo, avvenuto modificando uno dei postulati di Euclide, uno di quelli che potrebbero essere chiamati dogmi scientifici.

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Le tre geometrie: sferica, iperbolica, euclidea in una rappresentazione grafica approssimativa

Brevemente si può dire che le due geometrie, derivate da quella euclidea, agiscono su estensioni spaziali che prevedono curvature e che non proseguono in modo rettilineo uniforme come i piani bidimensionali. Nonostante le differenze sistematiche circa la struttura, riguardanti le incongruenze sui postulati, entrambe le geometrie sono valide. Le applicazioni al mondo reale sono una mera convenienza: la teoria che predice il numero maggiore di risultati in relazione ai dati degli esperimenti, sarà quella provvisoriamente valida. I due sviluppi ottocenteschi trovarono grande riscontro nel panorama scientifico, è infatti necessario sottolineare che una modifica, in questo caso antidogmatica, ha contribuito alla creazione di importanti teorie, soprattutto in fisica. Il lavoro di Rienmann venne adottato da Einstein nella sua teoria della relatività generale. Uno spazio euclideo (curvatura nulla) non trova applicazioni nel concetto di spazio-tempo einsteiniano. La struttura matematica sottostante la fisica dello scienziato tedesco è la geometria sferica, l’unica che obbedisce alle equazioni e che rispecchia la natura dinamica dello spazio-tempo. Questo esempio fa capire come la scienza abbia ben poco a che fare con i dogmi, emerge la loro incompatibilità e risulta evidente come il binomio iniziale sia irrisolvibile.

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Curvature dello spazio tempo einsteiniano

Una conclusione antidogmatica

Il dogmatismo risulta essere, in conclusione, un atteggiamento del pensiero sconsigliato a chiunque voglia fare scienza. Un accenno di apertura può produrre solo risultati positivi, utili per migliorare le conoscenze e far avanzare il progresso. Una chiusura mentale, una tendenza a non voler smuovere le acque, a credere che tutto sia fisso, già deciso, stabile, non porta nuove notizie. Fortunatamente la scienza non è costruita in questo modo, è un sistema, chiamiamolo, semiaperto. Non tutto può essere manomesso, ma alcune leggi possono essere modificate (come per il V postulato che, nonostante tutto, non ha perso la sua validità). Tutto ciò che non può essere “toccato” gode di una solida validità sperimentale ed è riconosciuto universalmente dalla comunità scientifica, non ha raggiunto il suo status in virtù di qualche condizione precritica, ha superato il test di valutazione empirico. P. K. Feyerabend suggerisce che «qualsiasi cosa può andar bene», forse però anche questo atteggiamento, del tutto anarchico, potrebbe essere eccessivo. Una via di mezzo, che non inciampi nel dogmatismo più radicale e che non assuma un sentimento di trepida apertura, risulterebbe, in linea di massima, un approccio soddisfacente.