Nell’ultima settimana l’Italia intera è stata travolta e stravolta da una forte ondata di maltempo. Decine le vittime e feriti. Decine, quelli che si sono visti portare via i loro familiari o i loro beni dall’acqua, dai fulmini, da alberi spezzati e caduti per il forte vento. Molte le regioni colpite: Lombardia, Piemonte, Liguria, Trentino, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lazio, Sardegna e Sicilia.

Tra gli obiettivi favoriti dal maltempo figurano il Veneto e la Liguria, dove si sono visti danni in numerose città. La città di Venezia è stata per il 70% allagata, preoccupano i livelli dei fiumi e le frane. Inoltre, tutti abbiamo ben presenti le immagini del porto di Rapallo, devastato da una mareggiata. Solo 124 dei 335 yacth ormeggiati non hanno subito particolari danni.

Il porto di Rapallo

 

Obiettivo Genova

Tra tutte le città colpite, compare ancora una volta Genova. Per lei sembra non esserci una pausa quest’anno. Dopo la tragedia del Ponte Morandi, ora altro dolore la attanaglia. Questa volta la causa è quella stessa acqua alla quale la città si è sempre appoggiata per crescere e svilupparsi. Oltre alle forti piogge, infatti, i danni che il capoluogo deve riuscire a gestire sono dovuti al mare. Tra la pioggia ed il vento, il grande specchio d’acqua non è riuscito a stare nei suoi confini, e vi si è ribellato.

Il disastro sulla spiaggia di Boccadasse, grazie a Ilmugugnogenovese

Tra le sue vittime, spicca il quartiere di Boccadasse, dove la spiaggia e l’insenatura che dà sul mare sono state travolte da una mareggiata. Subito i cittadini si sono mobilitati per salvare la situazione, ma ciò non toglie che uno degli scorci più caratteristici della città si è visto stravolto proprio da quell’elemento a cui il capoluogo è da sempre unito in un unico destino. 

 

Crêuza de mä

Questo rapporto tra Zena ed il mare, oltre che dalla sua storia, è anche ben espresso dal noto cantautore genovese Fabrizio de André. Di quelle onde, il Faber ne ha parlato tanto nella sua opera, così come non ha potuto non parlare dei marinai. Quei muri de mainé compaiono spesso tra le sue note, o mentre lasciano la loro terra ed il loro amore, o quando non vogliono abbandonare la loro morbida dimora fatta di gocce e onde.

Fabrizio de André

Di questo parla Crêuza de mä, canzone che dà il titolo al suo album -interamente cantato in dialetto- del 1984. Questa storia in versi vede come protagonisti degli uomini, dei marinai, che dopo essere stati in mare si recano ad una locanda sulla terraferma, per asciugarsi le ossa. Dal momento in cui sbarcano, di notte, quasi di nascosto, si inizia a percepire che queste ombre di facce si sentono straniere tra le pietre. Sono forse estranee alla loro città natale, o forse al loro paese? No. I marinai si sentono fuori posto non perché sono a Genova, ma perché sono sulla terraferma.

Il loro elemento naturale è cambiato, è mutato da essere solida terra a liquida, sinuosa e dinamica acqua. La loro casa non è più fra le strette crêuze di Genova, ma fra quelle del suo mare, che li richiama a sé incessantemente appena viene lasciato. E loro non ci tornano con tedio, bensì per appartenenza. Perché percepiscono che ormai non sono più abitanti terrestri, ma che il loro destino è quello di veleggiare tra le onde.

Questo sentimento di estraneità viene sottolineato da molti dettagli, tra cui anche il cibo a loro offerto. Lì, lontani dall’acqua, sono costretti a mangiare stranezze e assurdità. Non i pesci che si erano immaginati, bensì cervelli di agnello pasticcio di gatto, però spacciato per altro. Forse con questo, l’autore voleva sottolineare quanto loro si sentano ormai lontani da quella stabilità che solo la terra può dare, tanto da non riuscire nemmeno più a immaginarne i sapori, che sarebbero comunque inaccettabili per loro.

 

Amo et odio

Questa canzone si erge a testimone del legame che c’è tra Genova ed il mare. Non si tratta solo di una città marinara, fatta di uomini che partono per chissà dove. Ma il suo animo più profondo si sente legato ad esso, tanto quasi da sentirsi un estraneo tra i suoi simili quando se ne vede lontano. Quei marinai legati al mare da una cima possente che li porta tra le azzurre crêuze, forse altro non sono che il capoluogo stesso, che ormai senza il mare si sente perduto.

Il porto di Genova

Un rapporto così intenso con il grande blu pare quasi un ‘amo et odio’. Per Genova, elemento fondamentale per la sua crescita e la sua vita stessa, ma anche minaccia per la sua serenità; per il mare, luogo di incontro ma anche obiettivo per la sua potenza distruttrice.

Ma in una relazione nessuno è perfetto. Il trucco risiede nel comprendere se i pro valgono più dei contro. E pare proprio che per i genovesi, per Genova, nonostante tutto, il mare abbia da sempre e per sempre la meglio.

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