La marea di NonUnaDiMeno sbarca a Verona

Ieri, 13 novembre 2018, il veneto è stato travolto dalla “marea” del movimento femminista di NonUnaDiMeno, che ha manifestato nei principali luoghi pubblici di Verona, città ribattezzata da poco a “favore della vita”.“ Vogliamo essere una marea  colorata che canta e che distrugge il fascismo e il razzismo a suon di ironia, colore e con una risata.” Dichiara una protestante che farà poi da portavoce per tutta la durata della manifestazione, che alle 15.00 è partita dalla Stazione di Verona Porta Nuova per poi concludersi a Santa Toscana.

La manifestazione è stata una reazione importante alla mozione 434 sull’aborto. Della mozione si parla a gran voce da alcuni giorni, in quanto ha fatto particolare scalpore per la rivendicazione di Verona come città a favore della vita. “ Questo [discorso] si colloca in un contesto in cui la parola ‘vita’ ha un significato ben preciso: ovvero la vita del feto”. La mozione si pone come obbiettivi quelli di aumentare il numero di soluzioni alternative all’aborto, come ad esempio il progetto ‘La Culla Segreta’, che permette di partorire in completo anonimato. Oppure di disporre indennizzi per una donna in difficili situazioni economiche. Il rischio di questa mozione, come sottolineato anche dai protestanti, è quello di far credere che la scelta dell’aborto sia dovuta solamente ad una brutta situazione fiscale della donna. Gli attivisti e le attiviste di NonUnaDiMeno fanno parte di una corrente di pensiero che sostiene che la questione sia molto più complicata. Proprio per i seri pericoli fisici e psichici che si abbattono su una donna in seguito ad un aborto, come sottolineato anche dalla stessa mozione 434, la decisione di abortire non può essere altro che personale in quanto implica delle conseguenze personali sulla donna che la pratica.

Striscione in testa al corteo di NonUnaDiMeno. ” Molto più che 194. Stato di agitazione permanente”. Foto di Marta Armigliato.

Gli obbiettivi della protesta

Per il diritto all’autodeterminazione, ovvero la facoltà di decidere indipendentemente riguardo la propria vita, stanno lottando tutte le femministe del mondo. La storia di questo movimento, che da piccolo è diventato globale, è molto travagliata.

Dai tempi dell’Illuminismo, in cui si riunirono per ottenere un’istruzione paritaria per tutti. Poi durante la Rivoluzione Francese, in cui si batterono per la partecipazione politica. Nel 1850 fecero un ulteriore passo per la parità giuridica: è in questo periodo che Emmeline Pankhurst fondò il celeberrimo movimento delle “Suffragette”. Lo stesso John Stuart Mill sostenne che il grado di elevazione delle donne era uno dei segnali della civiltà di una nazione. A seguito della Seconda Guerra Mondiale il dibattito riprese fervore dopo un periodo di stasi e le femministe riuscirono ad ottenere il suffragio femminile ( che in Italia arrivò solo nel 1946 ). Nel 1968, durante gli anni delle contestazioni giovanili, si cominciò a parlare della battaglia per l’aborto legale. Oggi, a seguito della conferenza di Bologna dei primi di ottobre, il movimento nazionale NonUnaDiMeno ha preso a cuore 4 temi principali: il contrasto alla violenza maschile e di genere, la situazione del lavoro e del welfare femminile, il diritto all’autodeterminazione e la lotta contro il razzismo, soprattutto nei confronti dei migranti.

Manifestanti a Verona, 13 ottobre 2018. Foto di Marta Armigliato.

Fino al cuore della ‘città a favore della vita’

È proprio in nome di questa lotta che da Porta Nuova il corteo ha cominciato a penetrare nel centro storico di Verona. Erano più di seimila tra donne, uomini, gay, lesbiche, trans e tutti i rappresentati della comunità LGBTQI+ che, intonando canzoni e inni, hanno sfilato. Una parata che non aveva nulla di pittoresco o gioioso, come poteva sembrare, ma che ha fatto di una situazione di sconforto un motivo per alzarsi e lottare per i propri diritti. A colpi di battute taglienti e di cartelloni che recitavano messaggi provocatori come “la mattina a colazione: cunnilingus e rivoluzione”, o “meno morale, più educazione sessuale”, scortati dalle forze di polizia, sono arrivati alla piazza in cui si innalza, millenaria, l’Arena.

Lì, davanti al Municipio, in Piazza Bra, hanno criticato a gran voce la mozione della giunta Sboarina. Benché essa non sia in aperta lotta alla legge 194, della quale quest’anno si celebrano i 40 anni, NonUnaDiMeno denuncia quella sottile patina di vergogna che si cerca di gettare sul gesto dell’aborto. A fine testo della mozione, in calce, si recita la sentenza: ” il consiglio comunale impegna il sindaco e la giunta a proclamare ufficialmente  Verona città a favore della vita”.

La papessa e le ancelle in processione davanti alla Gran Guarda di Verona. Foto di Marta Armigliato.

Davanti alla Gran Guardia si manda un messaggio ancora più forte. Una ventina di persone vestite da ancelle, mantello rosso e copricapo bianco, si schierano come in processione. In testa a loro svetta una donna vestita da papessa, in protesta all’affermazione del Papa, che recentemente ha paragonato l’aborto ad un sicario. Tutti in silenzio davanti all’ultimo inno nel cuore di Verona: “ Da sempre città dell’amore, da ora anche città della vita? Allora facciamola vedere questa vita!”, a queste parole le ancelle si tolgono il mantello: la protesta all’istituzione è fatta, il fazzoletto rosso, di sfida, è lanciato.

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