La possibilità di scegliere ed il libero arbitrio sono tra le principali cifre connotative de nostro essere umani. Ogni giorno la nostra vita è costellata da decisioni da prendere e dalle conseguenti incertezze e paure a riguardo. A partire dalla sveglia la mattina. Sarà meglio alle 7.30 o alle 7.45? Meglio godermi qualche minuto di sonno in più o avere margine di tempo nel caso in cui si presenti un auqlasi imprevisto? Quale piatto ordino al ristorante? E così via. Ma perchè è così difficile scegliere? Oliver Burkeman, sul The Guardian, ci illumina come sempre. 

Le domande sopra citate sono relative alla nostra quotidiniatà, sono scelte momentanee che possono influenzare al più l’arco delle successive ventiquattro ore. Se ci troviamo in difficoltà con piccolezze di questo genere, le vere e proprie Domande, quelle che contano, sembrano quasi insuperabili e ci conducono talvolta in un limbo da cui è difficile liberarsi.

Le Domande con la D maiuscola: scelte, decisioni ed incertezze.

Chi sono? Chi voglio essere? Voglio avere un figlio? Non lo voglio? Amore o carriera? Esistono gli alieni?

Chi di noi non siè mai trovato di fronte a questi dubbi amletici? L’età di inizio per porsi questo genere di domande è solitamente l’adolescenza: il momento in cui si mettono in dubbio lo status quo, le risposte facili e granitiche fornite dai genitori e la sicurezza che traspare dal mondo geli adulti. E dal dubbio nascono le grandi innovazioni, ce l’ha insegnato Cartesio con il suo Cogito ergo sum. Porsi domande è facile, trovare risposte lo è un po’ meno. Di fronte a un bivio non è sempre immediata la scelta di una strada a discapito dell’altra, non sempre una è in modo lampante preferibile rispetto all’altra e non sempre quella che appare migliore corrisponde necessariamente a ciò che in realtà intimamente sappiamo di volere. Da qui nasce l’angoscia, sentimento strutturale di tutti gli esseri umani, in quanto strutturalmente programmati per scegliere in continuazione.

Scelta ugualmente desiderabili: il cortocircuito.

Nel momento in cui, di fronte a un bivio, due scelte sembrano ugualmente vantaggiose e desiderabili, si va incontro a un cortocircuito, il sistema impazzisce, e non si è più in grado di scegliere.

Fonte: medium.com

Il celebre paradosso dell’asino di Buridano ne è proprio l’esemplificazione: ò’ipotetico asino si trova in una stanza con a disposizione acqua e fieno, è affamato e assetato, si trova alla stessa distanza da entrambi i contenitori contenenti i viver, ma muore sia di sete che di fame, perchè si è arrovellato tropo sul da farsi e non è stato in grado di decidere. Ed ecco che emerge l’evidenza del paradosso di Fredkin secondo cui Più due alternative sembrano altrettanto attraenti, più può essere difficile decidere ma, al tempo stesso, la scelta conta di meno.

Ci autoconvinciamo del fatto che la scelta del partner, della carriera, dello studio sia diversa da quella tra pizza e pasta al ristorante, ma non è del tutto così. Ovviamente le decisioni che derivano dalle Domande con la D maiuscola hanno conseguenze di larga portata, anche a livello, temporale ma, così come di fronte a un menù, non abbiamo il potere della chiaroveggenza, non possiamo sapere come andranno le cose. Anche di fronte ai calcoli più astrusi e alle previsioni più probabili e credibili, subentra sempre una variabile di incertezza ed è proprio questo che ci terrorizza e spesso ci costringe alla triste sorte dell’asino.

La filosofia della scelta: l’esistenzialismo di Kierkegaard contrapposto all’olismo Hegeliano.

Esistere (dal latino ex-istere: uscire da) significa uscire dall’indeterminato, darsi una forma propria ed un’identità e, per farlo, è necessario scegliere. E’ la sintesi in soldoni della filosofia di Kierkegaard. Egli si contrappone fermamente alla proporsta Hegeliana, onnicomprensiva e capace di fornire un sistema, quello della dialettica triadica, in grado di spiegare il funzionamento di tutta la realtà. A Kierkegaard questo non interessa: la dialettica dell’ET-ET proposta da Hegel è la base per la costruzione di un palazzo di cristallo, bello, affascinante, ma fragile e poco realista. La vita è in realtà un continuo AUT-AUT, non siamo burattini nelle mani di un burattinaio positivo (l’Assoluto hegeliano), ma siamo soggetti esistenti, usciti dall’indeterminato, grazie alla nostra capacità e possibilità di scegliere.

Ovviamente tutto ciò implica una buona dose di angoscia in quanto il singolo è chiamato a gestire, di volta in volta, una relazione personale con la Realtà. Ad ogni uomo si presentano nel corso della vita diversi momenti di crisi che lo costringono ad incanalarsi in una direzione piuttosto che in un’altra; Kierkegaard parla di mezzanotte della vita, un momento che permette di rinascere in un nuovo giorno, del tutto cambiato.

Il concetto dell’angoscia (1844) e Gli stadi sul cammino della vita (1845).

Come già detto e ripetuto il concetto della scelta è intimamente legato a quello dell’angoscia. Kierkegaard è fermamente convinto del fatto che l’angoscia debba essere usata dall’individuo come scuola, per far sì che essa lo possa formare all’incontro diretto con l’Infinito, ciò a cui ogni individuio tende: l’eterna aspirazione all’infinito, pur rimanendo nella propria finitezza. Attualizzando potremo dire che solo chi è in grado di affacciarsi sul baratro delle possibilità e di vivere la propria paura senza fuggire sarà in grado ci compiere una reale scelta, e dunque perseverare nella sua finitezza, ma avrà al contempo avuto la possibilità di contemplare tutto il resto, il ventaglio di casi infiniti di: Come sarebbe andata se…

Kierkegaard
Fonte: mentalfloss.com

Parlare dell’esistenza di uomo per gli uomini implica la necessità di usare uno stile particolare e Kierkegaard ne diviene un odei maggiori interpreti. Attraverso l’ironia crea una serie di personaggi e pseudonimi che incarnano Stadi sul cammino della vita, a cui gli uomini giungono attraverso le loro scelte. Ogni esistente può cambiare il proprio modus vivendi, rispondendo alle provocazioni di una delle tanti Mezzanotti della vita. Ecco quali sono i personaggi proposti da Kierkegaard:

Per lo Stadio estetico propone la figura del Don Giovanni, capace delle migliori strategie di fascinazione e in grado di far cascare qualsiasi fanciulla ai suoi piedi ed appena questo accade sparisce in lui tutto il coinvolgimento, fugge, è incapace di restare. Schiavo di un processo che lo condanna, non è in grado di scegliere e ciò lo porterà ad una profonda disperazione.

Lo Stadio etico è incarnato da Guglielmo l’assessore, capace di fedelltà, costanza e impregno. Sceglie rimanendo in un’esistenza di impegno e preferendo un0occupazione in cui interpreta la sua legge morale come universale. Anche in lui subentra l’angoscia, legata all’incapacità di perdizione e annullamento che si ottiene nella relazione con l’infinito di cui parlavamo prima

Lo Stadio Religioso presenta la figura di Johannes de Silentio, incapace di proferire parola perchè è impossibile comunicare la sua esperienza tramite il linguaggio. Egli ha raggiunto quella condizione di infinitezza e finitezza complementare e ossimorica, si è lasciato formare dalla scuola dell’angoscia ed è in grado di interpretare la vera cristianità.

Il massimo pericolo: non scegliere.

Fonte: inattivo.info

Era già chiaro con l’esempio dell‘asino di Buridano: il massimo pericolo consiste nell’incapacità di prendere una decisione. Siamo talmente affannati dalla proiezione dl futuro che ci prospettiamo di fronte ad un eventuale scelta da nasconderci da essa e fuggire, come fa il Don Giovanni di Kierkegaard. Il primo girone dell’ Inferno, non a caso, è sede eterna degli ignavi, coloro che non hanno saputo prendere posizione in vita e che, per la legge del contrappasso, visto che in vita non si sono lasciati “punzecchiare” da nessuna idea, allora in morte saranno continuamente torturati da punture di insetti e costretti ad inseguire un’insegna che non riporta alcuna parola. Dante ci presenta questa immagine inquietante in accezione quasi pienamente politica e religiosa, ma potrebbe essere secolarizzata  e resa concreta: la paura di decidere dovrebbe essere un incentivo, non un freno ed è importante ricordare che ciò che conta è muoversi, in una direzione o bell’altra, non conta grancchè. Perchè il reale pericolo è restare fermi.

I luoghi più caldi dell’inferno sono riservati a coloro che in tempi di grande crisi si morale si mantengono neutrali.

Dan Brown, Inferno

Maria Letizia Morotti

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.