Iron fist è in grado di sferrare colpi a qualsiasi superficie senza farsi danno. Nel fumetto, l’eroe riesce a proteggersi grazie all’utilizzo del ki. Purtroppo, nella vita reale i superpoteri non esistono, ma in questo caso ci si va molto vicino. Esiste infatti una tecnica per rinforzare le ossa, e renderle vere e proprie sbarre di acciaio: il ricondizionamento osseo.

Ci sono vari modi di aumentare l’efficacia di un colpo. Si può migliorare la forza fisica allenando i muscoli. Si può migliorare la forma in modo da aumentare la potenza del colpo. Molte arti marziali hanno però elaborato, in maniera indipendente, un altro modo per aumentare l’efficacia del colpo: rinforzare le ossa.
Ricondizionamento osseo nelle arti marziali
Numerose arti marziali nel corso dei secoli hanno trovato la maniera di rinforzare le ossa. In questo modo non solo il lottatore è più protetto, ma i suoi colpi saranno anche più efficaci. Inoltre, potrà essere in grado di mettere più potenza in un pugno o un calcio, senza paura di farsi male. Alcune discipline si concentrano su specifiche ossa. La muay thai, per esempio, si concentra sul ricondizionamento osseo di tibie e gomiti, in modo da poter sferrare terribili calci e poter ergere devastanti difese. Allo stesso modo, alcuni stili di kung fu si concentrano sulle ossa carpali e metacarpali della mano. Ma com’è possibile rinforzare le ossa tanto da farle diventare vere e proprie armi?
La legge di Wolff
L’interesse alle proprietà meccaniche dell’osso risale almeno al 1638 quando Galileo Galilei si interrogó sul significato e sul meccanismo della forma delle ossa. Dopo questo primo studio, l’argomento fu abbandonato, per essere ripreso nella prima metà del’800. Julius Wolff, a cavallo tra l’800 e il 900, si interessò all’argomento e formulò la legge di Wolff. Questa dice che se la tensione a carico di un determinato osso aumenta, questo si rimodellerà per sopportare il nuovo carico. La struttura interna delle trabecole dell’osso subisce un cambio adattativo, che è posi seguito da un ricambio dello strato esterno. In questo modo l’osso potrebbe risultare non solo più resistente, ma anche più spesso. Questo concetto è alla base del rimodellamento osseo.

Forte non è sempre bene
Ma non è tutto oro quello che luccica. Molte delle discipline prima citate, per favorire il modellamento osseo, richiedono ai propri allievi di provocarsi microfratture ossee. Di solito questo viene fatto colpendo con l’osso una superficie molto dura e con molta forza. Per esempio, colpendo con la tibia la corteccia di un albero, o sferrando pugni ad un muro. Questo compromette la salute dell’osso nel lungo termine, indebolendolo. Un tipo di lavoro più graduale, anche se più lento, sarà sicuramente ricompensato con ossa più forti e non compromesse. Per esempio, alcuni stili di kung fu iniziano colpendo un sacchetto di riso o altro materiale col palmo e col dorso lasciando cadere la mano sopra, usando solamente la forza di gravità.
Il rimodellamento osseo, quindi, è un allenamento per le ossa. Come per i muscoli, che vengono sottoposti a stress e carichi maggiori del normale per stimolarne la crescita. Una volta che l’osso è condizionato, sarà in grado di resistere a stress maggiori, scongiurando eventuali fratture o danni.
Fonti articolo Appunti di Biomeccanica UniTo Condizionamento nelle arti marziali