Il 29 marzo, come ormai noto, il Regno Unito completerà il processo per l’uscita dall’UE. Nella recente riunione del Consiglio europeo tenutasi il 18 ottobre, poco si è concluso riguardo alla negoziazione dell’accordo – che rimane tuttora in sospeso – per quanto il “Sunday Times” riporti una non confermata voce riguardo al mantenimento di un’unione doganale. Quali sono, quindi, i problemi rimasti irrisolti?

UE e UK si avvicinano ormai all’agognato divorzio. Quanto le parti hanno in mano finora è una bozza di accordo di recesso del 19 marzo 2018, che stabilisce la disciplina per un periodo transitorio di 2 anni.
Nonostante la mancanza di soluzioni a lungo termine, è comunque possibile identificare i principali snodi della questione Brexit.
Ostacolo fondamentale ai negoziati è il da poco arginato conflitto tra Irlanda del nord e Irlanda.
30 anni di ostilità conclusesi formalmente a fine anni ’90, ma mai del tutto sradicate, che potrebbero riemergere nel momento in cui l’Irlanda del nord – parte del Regno Unito – uscisse dall’Europa con un’hard Brexit e la Repubblica d’Irlanda rimanesse stato membro.
A quanto si sa finora, l’uscita del Regno Unito comporterebbe l’inapplicabilità delle libertà di circolazione nei confronti di società e cittadini britannici. In assenza di accordi bilaterali, troverebbe quindi applicazione il diritto nazionale dei singoli stati, con relativi problemi di riconoscimento delle sentenze: ciò che permette, ad esempio, a una sentenza inglese di trovare applicazione in Italia.
La posizione dell’Unione riguardo alle quattro libertà è infatti di considerare le stesse come inscindibili, non consentendo il cosiddetto “cherry-picking”.

Corte di Giustizia UE

Non precisato è anche il ruolo che occuperebbe la Corte di Giustizia europea nel risolvere le controversie pendenti tra UK e Unione. Secondo la menzionata bozza, la Corte continuerebbe a esercitare la propria competenza pregiudiziale per un periodo di durata transitoria, variabile in base alle materie, ma la posizione della nazione uscente è di totale sottrazione alla competenza.
Da questo dipenderebbero anche diverse controversie legate alla materia migranti e quindi al Regolamento di Dublino. L’Inghilterra partecipa al c.d. sistema Dublino con specifiche particolarità, ma con l’uscita dall’Unione esso non sarà più in alcun modo applicabile. Rimarrebbero in sospeso, quindi, diversi casi di riassegnazione dei richiedenti asilo.
Questa una carrellata di interrogativi che nei prossimi tre mesi dovrebbero trovare risposta, ricordando come l’accordo di recesso potrà essere concluso solo a seguito dell’approvazione degli organi parlamentari di ciascuna delle due parti e che, in ogni caso, avverrà anche in assenza d’accordo.

Roberta De Rossi

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