“Sindrome da personalità borderline: instabilità di immagine propria, rapporti ed umori; incertezza negli obbiettivi; impulsività in attività che sono autodistruttive, tipo il sesso casuale. Si riscontrano spesso ostilità sociale e un diffuso atteggiamento pessimistico…Beh, sono proprio io”.
“Siamo tutte quante”.
—  Ragazze Interrotte (1999)
TRAMA

Ragazze interrotte è il celebre film diretto da James Mangold, in cui la protagonista Susanna Kaysen, interpretata da Winona Ryder, è una ragazza all’apparenza normale, con un cattivo rapporto con i genitori, piena di insicurezze e debolezze a cui le verrà diagnosticato il Disturbo Borderline di Personalità.

Una sera, dopo aver preso varie pastiglie per il mal di testa, partecipa ad una festa in cui abusa di vodka, finendo per sentirsi male. I genitori, decidono di portarla da un amico psichiatra, il quale la invia in un ospedale psichiatrico, il Claymore Hospital. Nell’ospedale incontra le sue future compagne: Lisa, Daisy, Polly, Georgina e Janet.

Susanna stringe un forte rapporto di amicizia con Lisa, la quale un giorno organizza insieme alle altre ragazze una fuga nell’ufficio di una psicologa, dove troveranno e leggeranno le proprie cartelle cliniche.

In un susseguirsi di fughe dall’istituto ed eventi inaspettati Susanna, a differenza di Lisa, deciderà di tornare al Claymore Hospital. Nel suo viaggio Susanna imparerà ad accettare il fatto di soffrire di disturbi psicologici, riuscirà a conoscere se stessa e ad affrontare serenamente la propria vita.

DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITÀ

Durante la visione del film si può scorgere come, nel susseguirsi delle scene, Susanna Kaysen presenti tutta una serie di manifestazioni (sessualità promiscua, instabilità relazionale ed emotiva, vissuti di rabbia, ecc.) perfettamente inquadrabili nel Disturbo Borderline di Personalità, caratterizzato da instabilità nelle relazioni interpersonali, nell’immagine di sè, nello sviluppo degli affetti associata a intense angosce abbandoniche e spesso segnata da marcata impulsività. Il termine borderline evoca la storica localizzazione nosografica di questo disturbo sulla linea (line) di confine (border) tra nevrosi e psicosi. La sintomatologia del disturbo è molto varia e include una vasta gamma di manifestazioni psicopatologiche riconducibili essenzialmente a quattro aree:

  1. rapporti interpersonali (tumultuosi e segnati dall’alternanza dell’idealizzazione e svalutazione della paura dell’abbandono);
  2. affetti (dominati dalla rabbia e da un sentimento di vuoto);
  3. identità (instabile e deficitaria);
  4. impulsività.

Le relazioni dei pazienti borderline sono perlopiù caotiche e contraddittorie e i sentimenti provati nei confronti degli altri oscillano tra la dipendenza e l’ostilità: da una parte questi pazienti provano un’angoscia intensa che sconfina nella paura dell’abbandono, dall’altra temono di essere sopraffatti e di perdere la propria identità e autonomia nelle relazioni intime. Alle esperienze frustanti reagiscono impulsivamente con disperazione e rabbia, talvolta arrivando ad autolesionarsi o ad assumere condotte autodistruttive, abusando di sostanze, tentando il suicidio e convolgendosi in attività sessuali promiscue.

Caratteristico del bordeline è anche il senso di vuoto cronico che si estende a diverse aree della propria individualità ed indentità: ruolo di genere, orientamento sessuale, valori personali e professionali, la metacognizione, l’immagine di sè e del proprio corpo.

Osservando Susanna Kaysen, possiamo notare come certi aspetti del disturbo si palesano nelle scene del film. Nel video di seguito sono illustrati gli spezzoni che più fanno emergere le peculiarità di tale disturbo:

I TRATTAMENTI PER LA CURA DEL DISTURBO BORDELINE

Dalla letteratura scientifica emergono diversi approcci psicoterapeutici efficaci nel trattare il disturbo borderline di personalità. Possono essere adottate psicoterapie individuali, ad approccio cognitivo-comportamentali, terapie di gruppo interpersonale, e anche terapie familiari, al fine di offrire supporto e sostegno anche ai familiari di questi pazienti, ai quali spesso si propone anche un  percorso di psicoeducazione, in cui si punta a rendere consapevolei i membri della famiglia del paziente (oltre che il paziente stesso), circa la natura della patologia  e circa i mezzi per poterla fronteggiare. infine, è consigliabile un approccio integrato tra psicoterapia e trattamento farmacologico, quest’ultimo a base di stabilizzatori dell’umore ed ansiolitici.

 

Dichiarata sana e rispedita nel mondo. Diagnosi finale: borderline recuperata. Che cosa voglia dire ancora non l’ho capito. Sono mai stata matta? Forse sì. O forse è matta la vita. La follia non è essere a pezzi o custodire un oscuro segreto. La follia siete voi o io, amplificati: se avete mai detto una bugia e vi è piaciuto, se avete mai desiderato di poter restare bambini in eterno… Non erano perfette ma erano amiche mie. Negli anni ‘70 quasi tutte erano uscite e vivevano la loro vita. Alcune le ho riviste, altre no, mai più. Ma non c’è un giorno in cui il mio cuore non le ritrovi.

—  Susanna Kaysen in Ragazze interrotte

 

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