Stando ad un rapporto diffuso dall’opera di beneficenza per bambini “Plan International UK”, nel Regno Unito una ragazza su tre – con indosso un’uniforme scolastica – sarebbe vittima del cosiddetto “street harassment”, una delle forme più primitive e tristemente note di molestia che si verifica quotidianamente tanto tra le strade di affollate metropoli quanto nelle vie della periferia, manifestandosi in commenti sessualmente connotati, sguardi inopportuni o tentativi di approccio fisico indesiderato.

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Credit: East Doncaster Secondary College

A raccontare “in cifre” le sfaccettature dello street harassment è nello specifico un sondaggio commissionato dall’organizzazione di beneficenza nel giugno scorso che, sempre su sfondo UK, ha coinvolto ben 1000 adolescenti e giovani donne di età compresa tra i 14 e i 21 anni. Stando a quanto riscontrato, circa il 66% delle ragazze nel Regno Unito avrebbe dichiarato di aver subito un’attenzione sessuale indesiderata e il 35% delle intervistate avrebbe altresì riferito di essere stata vittima di contatti sessuali non richiesti da parte del sesso opposto. La stessa esperienza di molestie – alcune velate ed altre più esplicite – sarebbe stata riscontrata addirittura da bambine di otto anni.
Quando poi a sommarsi è l’utilizzo di un’uniforme scolastica, più di una ragazza su tre ha ammesso di essere stata vittima di tentativi di avvicinamento, sguardi insistenti, fischi e commenti inappropriati, mentre il 25% ha dichiarato di essere stato filmato o fotografato da uno sconosciuto senza permesso.

Come reagire allo street harassment

Al contrario dell’arrendevolezza o del disagio, quello che le giovani ragazze dovrebbero mostrare camminando per strada sono sicurezza e audacia, e – con la giusta dose di coraggio – ripagare l’assalitore con la sua stessa moneta: la parola. A snocciolare una lista di consigli utili da adottare nel momento in cui si sceglie di confrontarsi direttamente con il proprio molestatore è stato, ad esempio, il movimento internazionale anti-molestia “Hollaback!”, che ha suggerito alle sue giovani seguaci le seguenti strategie:

  • Siate irremovibili: guardate il vostro molestatore negli occhi e denunciatene verbalmente – con voce forte e chiara – il comportamento molesto.
  • Dite ciò che vi sembra più spontaneo e naturale in quella situazione: non ci sono risposte giuste o sbagliate, la cosa importante è non scusarsi mai per ciò che si sta affermando.
  • Non sprecate troppo tempo con loro: pur di proseguire la conservazione, i molestatori potrebbero provare a discutere con voi o prendervi in giro ma – per quanto allettante possa sembrare l’inizio di una crociata verbale in nome dei diritti femminili – un’attenzione eccessiva rischierebbe di alimentare ulteriormente il loro comportamento.
  • Continuate a camminare: una volta detto ciò che pensate o che ritenete giusto, proseguite per la vostra strada. Come sottolineato da “Hollaback!”, “i molestatori non meritano il piacere della vostra compagnia”.
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Credit: negromanosphere.com

Modernità ed assuefazione da molestie

Uno degli aspetti più psicologicamente significativi legati a questa realtà è però la nuova forma di accettazione passiva che le ragazze – soprattutto più giovani – esprimono nei confronti delle molestie in pubblico: stando all’indagine della Plan International UK, infatti, molte donne hanno iniziato a percepirle come una “componente inevitabile della crescita”, mostrando una sorta di arrendevolezza nei loro confronti.
Nello specifico, a farsi sempre più labile è il confine tra “complimento” e “molestia”: il primo innocuo e la seconda riprovevole, ma entrambi spesso confondibili nella vita di tutti i giorni.

A personificare pienamente questa “assuefazione” alla molestia è un video divenuto virale alcuni anni fa, il quale riassumeva in pochi minuti le decine molestie verbali ai danni di una donna in circa dieci ore di passeggiata tra le vie di Manhattan.
Più che il filmato in sé – all’interno del quale era possibile osservare da parte degli ignari soggetti maschili di questo esperimento sociale sia commenti/appellativi come “piccola”, “bellissima”, “dovresti sorridere di più” o “dolcezza”, sia addirittura tentativi di pedinamento – a colpire sono i commenti riportati dagli utenti online.

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Alcuni dei commenti riportati sotto il video

Il pubblico di YouTube si è infatti nettamente diviso in coloro che giudicavano questo genere di apprezzamenti come semplici ed innocui complimenti (per i quali la ragazza si sarebbe anzi dovuta sentire lusingata) e dall’altro lato del ring chi li condannava come molestie.

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Alcuni dei commenti riportati sotto il video (2)

Ciò che però non passa inosservato è che – seppure la maggioranza dei commenti volti a minimizzare il messaggio del video fossero di “penna” maschile – un’alta percentuale di utenti femminili ha sminuito il significato del video, spesso anche in modo maligno, arrivando ad affermare che “l’unica cosa che queste donne odiano più dell’essere guardate e commentate per strada è il giorno in cui ciò non accadrà più”.

Se però nessuno di noi possiede il ruolo di giudice supremo nella definizione di cosa sia o meno molestia, soprattutto in un’epoca come quella attuale in cui i confini della privacy e delle relazioni sociali si sono fatte sempre più ramificate, a darne una definizione lampante è il vocabolario Treccani, che con il termine molestia definisce la “sensazione incresciosa di pena, di tormento, di incomodo, di disagio, di irritazione, provocata da persone o cose e in genere da tutto ciò che produce un turbamento del benessere fisico o della tranquillità spirituale”. Una spiegazione che non si preoccupa di distinguere se la fonte di turbamento sia un semplice “sei bellissima” o piuttosto un tentativo di contatto fisico, ma che mette in chiaro come l’unica unità di misura rilevante non siano le intenzioni di chi compie tale apprezzamento, ma piuttosto la volontà di chi nolente lo subisce.

Francesca Amato

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