Il Brasile cambia. Cambia totalmente. La sinistra social-democratica che ha governato il paese per un decennio viene spazzata via dalla destra estrema e populista di Jair Bolsonaro, che con il 55,2% dei voti mette ko l’avversario Fernando Haddad, frenato al 44,7%.

Dopo una travagliata campagna elettorale, impregnata di dichiarazioni omofobe, misogine, razziste e di un linguaggio velenoso e provocatorio, Jair Bolsonaro riesce ad aggiudicarsi un Brasile immune alla realtà social-democratica che lo ha governato per tredici anni. Una realtà che migliorando il paese ha peggiorato se stessa e il suo maggior rappresentante: Inacio Lula.

Troppe promesse non mantenute. Troppe promesse infrante. Prima fra tutte: l’eliminazione della corruzione in un paese dove i poteri locali e clientelari governano le strade, i quartieri e soggiogano a piacimento la politica. Un progetto troppo ambizioso? Non per la sinistra di Inacio Lula, uno dei più apprezzati presidenti del Brasile, almeno prima di Bolsonaro, che aveva dichiarato guerra alle grandi istituzioni mafiose brasiliane. Una guerra che si era conclusa con un armistizio, per poi sfociare in una solida collaborazione. Lula perde, la sinistra perde e con essa crollano le grandi aspettative del popolo brasiliano.

Niente di nuovo per la storia: si svolta a destra.

Non dovrebbe stupire la vittoria di Bolsonaro o per meglio dire di un ex militare, neofascista, amante di tutto ciò che esprime sangue e violenza. Il neo presidente si è infatti contraddistinto negli anni per le sue posizioni omofobe e razziste, dichiarandosi favorevole alla tortura e sognando un ritorno alla dittatura per cambiare davvero il paese. Parole queste che minano la democrazia e la libertà di un paese che trent’anni fa aveva sconfitto la dittatura militare e che oggi si trova pronto ad accogliere un suo erede. 

Brazilian congressman and presidential canditate for the next election, Jair Bolsonaro (L), takes pictures with militaries during an military event in Sao Paulo, Brazil on May 3, 2018. / AFP PHOTO / Nelson ALMEIDA

E’ un’ eco di ciò che già è stato, un déjà vu più violento, più insistente che riporta indietro negli anni e fa chiaramente intendere ciò che nessuno vuole capire. Tanta paura per ricordare quel tempo che sembra essere così lontano e superato e troppa paura ad ammettere che quel tempo sta tornando, velocemente, senza alcun preavviso.

In fin dei conti la svolta fascista sta invadendo tutti i contesti politici, seppur in diverse misure e con molteplici forme. Negli Stati Uniti, dove due anni fa Donald Trump vinceva con la stessa percentuale sconfiggendo l’ex first woman Hillary Clinton, in Italia, in Francia, in Germania si è vista la mostruosa rimonta che ha accompagnato la destra estrema, che grazie a leader carismatici e intelligenti ha saputo sfruttare l’ipocrisia e la debolezza di una sinistra stanca e corrotta, incapace di effettuare il grande cambiamento.

Nessun broglio, nessun inganno: è la democrazia a scegliere chi vince e chi perde. Oggi come ottant’anni fa è la democrazia a regnare, è il popolo a manovrare il gioco di una politica fatta da retori, da sofisti e non più da politici. Oggi in Brasile come in quel lontano 5 marzo del 1933 è la voce del vulgus a gridare, un vulgus che ha ottenuto la tanta sognata libertà, ma non sa cosa farsene, che ha perso la bussola, ma non la rotta finale. 

Non è difficile capire come la destra estrema sia arrivata ad ottenere tanto controllo in molteplici ambienti politici e a aggiudicarsi tanto consenso. Non è difficile giungere ad una conclusione se si comprende la natura dell’ epoca odierna, l’epoca della post-verità, della post-politica.

Giustizia e ingiustizia, corretto e scorretto, male e bene sono tutti concetti superati, evaporati come direbbe Lacan; al loro posto capeggia indisturbata la legge del benessere individuale dell’ homo oeconomicus, una legge che non si basa su nobili ideali, che non promette premi o ricompense metafisiche, ma solo semplice ed effimera felicità terrena. Nessuna aspettativa da soddisfare, nessun posto per gli ideali, per i sogni o per i grandi cambiamenti. Troppo faticoso sperare, aspettare, pazientare in un’epoca dove tutto è semplice e immediato. Ciò che è è ciò che si vede.

Ed è proprio questa la grande forza della destra estrema.

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