René Descartes, ripercorrendo il proprio itinerario intellettuale, scrisse: «Fin dall’infanzia sono stato allevato nello studio delle lettere, e poiché mi persuadevano che erano il mezzo per acquisire una conoscenza chiara e sicura di tutto ciò che è utile nella vita, avevo un estremo desiderio di acquisirne la padronanza […] avevo sempre un immenso desiderio (un extrême désir) di imparare a distinguere il vero dal falso per vedere chiaro nelle mie azioni e procedere sicuro nel cammino della vita».

René Descartes

La psicoanalisi ha molto da dire su questo tema, e Recalcati, in merito, scrive: «Se esistesse una parola fondamentale capace di racchiudere per intero l’esperienza della psicoanalisi, questa parola sarebbe: “desiderio”. Desiderio è e resta la parola chiave, la parola elettiva, della psicoanalisi. Non a caso l’insegnamento di Lacan ritorna incessantemente su questa parola che fu la parola fondamentale di Freud: Wunschdésir, desiderio».

Su questo decisivo tema della speculazione filosofica e della ricerca psicanalitica si incentrerà, altresì, il concorso di filosofia per le scuole Romanae Disputationes. Il concorso nazionale di filosofia che coinvolge studenti da tutta Italia, ormai da cinque edizioni, quest’anno avrà sede in bologna. Negli anni scorsi si è parlato di ragione, di libertà, di giustizia, di tecnologia, di bellezza; si tratta di grandi temi, questioni fondamentali che riguardano l’uomo e il suo rapporto con la realtà. Quest’anno scolastico entrante, a essere messo a fuoco sarà proprio il desiderio, come indicato dal titolo del Concorso.

Romanae Disputationes ed. 2019

«Qualsiasi desiderio è una schiavitù» (Osho)

Tornando a occuparci del tema, Massimo Recalcati, che dà il via ai lavori delle RD con una lezione introduttiva in diretta da Milano, sottolinea come non esista un solo ritratto del desiderio e, seguendo l’insegnamento di Lacan, bisogna cercare di differenziarne i possibili tratti e cosa li accomuna.

Di fatto, ogni volta che si dà esperienza del desiderio “ io” mi sento spossessato dal governo sicuro di me stesso, mi sento portato da una forza che oltrepassa il potere di governo e di controllo dell’Io. C’è da ricordarsi che il desiderio di cui parla lo psicanalista non va confuso con la motivazione o con il movimento dell’intenzione. Questo desiderio è inconscio, cioè non è determinato dall’Io.

Massimo Recalcati

Il desiderio in quanto desiderio inconscio implica sempre che l’Io, non ne sia mai il proprietario, il detentore esclusivo: il desiderio non è qualcosa che “ io” posso governare, ma è piuttosto l’esperienza di uno scivolamento, di un inciampo, di uno sbandamento, di una perdita di padronanza, di una caduta dell’Io. Non sono mai “io” che decido il “mio” desiderio, ma è il desiderio che decide di me, che mi sconvolge, mi rapisce, mi porta via.

Il desiderio, afferma Recalcati con una efficace metafora, è il lievito che umanizza la vita strappandola dalla vita animale. Mentre l’animale si lascia guidare ciecamente dalla bussola dell’istinto, l’uomo è un soggetto del desiderio proprio perché privo di quella bussola infallibile. Nel suo etimo la parola desiderio allude infatti all’assenza di stelle in grado di guidarlo.

Mentre l’istinto è pura ripetizione di uno stesso schema, il desiderio è attirato dall’incognita, dal non ancora visto, dal non ancora saputo. Non si soddisfa del calore del sole o di quello del calorifero. È una forza erotica che spinge a rompere il guscio chiuso del piacere. L’omeostasi si squilibra, la routine del piacere e il suo confort si scompaginano. In questo senso, dice Recalcati, l’esperienza del desiderio è sempre un’esperienza di vertigine che ci trascina nel gorgo della vita anche se a volte in questo gorgo ci perdiamo.

Per questo l’immagine dell’eroe, del mistico o dell’uomo impegnato che si ritirano dalla scena del mondo per un eremo di pace, si staglia di frequente nell’immaginario comune. È un’immagine alla quale la psicanalisi lacaniana guarda come un balsamo. Il desiderio non si accontenta del piacere. Per questo Lacan lo associa alla rivolta e alla preghiera: la realtà così com’è non esaurisce mai la spinta del desiderio.

Jacques Lacan

Eppure, sottolinea ancora Recalcati, non si deve però pensare che la sua inquietudine comporti necessariamente una corsa infinita priva di soddisfazione. Non è vero che ogni soddisfazione del desiderio comporti una delusione. Anzi, la realizzazione del desiderio permette all’uomo di raggiungere una soddisfazione che non delude perché non è vincolata all’illusione vacua degli oggetti. È leitmotiv in Lacan: non esiste un “oggetto” del desiderio! Il desiderio che dà soddisfazione è quello che si realizza quando si esperisce la percezione di avere un proprio desiderio.

Per questo Lacan proponeva di tradurre il termine tedesco Wunsch – usato da Freud per dire il desiderio – col termine “voto“, “vocazione“: la soddisfazione del desiderio non sarebbe allora altro che quella di seguire con decisione la propria vocazione, di non indietreggiare di fronte all’imprevedibile irruzione della sua chiamata. Anche se questo significa risvegliarsi dalla serena irresponsabilità del piacere.

Quando qualcuno rinuncia ad ascoltare la chiamata del proprio desiderio, lì la vita si ammala.

Per un approfondimento del tema si consiglia di seguire le videolezioni e i contributi accademici raccolti e messi a disposizione sul sito del concorso Romanae Disputationes.

 

 

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