Come si reagirebbe se ci si trovasse nella medesima situazione vissuta da Clair e Justine, protagoniste del noto film Melancholia? In esso, un pianeta – per l’appunto Melancholia – si trova in rotta di collisione con la Terra, minando in toto la sopravvivenza del genere umano. Il meccanismo psicologico dell’impotenza appresa, in correlazione con il concetto di Locus of Control, può fornire una risposta al summenzionato interrogativo.

L’impotenza appresa: una scoperta accidentale

Il meccanismo psicologico conosciuto con l’appellativo di impotenza appresa venne scoperto del tutto accidentalmente. All’epoca – 1967 – lo psicologo Martin Seligman, nel mezzo d’una serie d’esperimenti, si ritrovò dinnanzi ad una situazione comportamentale particolarmente bizzarra. Nello specifico, una cavia ripetutamente sottoposta ad inevitabili scosse elettriche, posta nelle condizioni di poter fuggire dalla gabbia, preferì continuare a subire le scosse, palesando arrendevolezza. In breve, l’animale aveva appreso l’inevitabilità della situazione, ovverosia che essa, non dipendendo dalla propria volontà, non potesse essere cangiata. Di conseguenza, una volta libera di muoversi e fuggire, questa non compì alcun gesto, attendendo anzi l’ennesima scarica.

L’orizzonte umano: l’esperimento sugli studenti

In seguito, Seligman ampliò l’orizzonte di simili studi, estendendoli altresì verso l’ambito umano. Egli sottopose ad un curioso esperimento alcuni studenti, i quali vennero chiusi in una stanza ed esposti alla continua ripetizione d’un rumore particolarmente fastidioso. La sala era munita di manopole e pulsanti, che i soggetti tentarono d’utilizzare al fine di interrompere il suono – sebbene ciò risultasse impossibile. Dopodiché, vennero trasferiti in un’altra stanza, nella quale presenziavano il medesimo rumore e le stesse manopole, questa volta funzionanti. Gli studenti, appresa la situazione d’impotenza, non provarono a manovrare i comandi, poiché convinti che il contesto, così come in precedenza, sostasse al di fuori del loro controllo. L’impotenza appresa, dunque, fa riferimento all’istante in cui un soggetto apprende che alcuna azione da lui compiuta potrà migliorare le condizioni – o fornirgli il controllo – d’una data situazione.

Così come spiegato da Seligman all’interno del proprio libro – Imparare l’ottimismo –, risulta importante sottolineare che non tutti gli esseri umani, in presenza d’un evento negativo, reagiscono mediante impotenza appresa. Una simile reazione, infatti, dipende dal personale stile di pensiero dell’individuo, il quale contribuisce alla sua interpretazione degli eventi. Un soggetto maggiormente propendente verso uno stile depressivo, ad esempio, tenderà a reagire in maniera prevalentemente pessimistica.

Ciò presenta una correlazione con il LOC, il Locus of Control: esso indica la modalità con cui un individuo ritiene che gli eventi della propria vita dipendano da suoi comportamenti o, al contrario, da cause esterne. Per l’appunto, il LOC interno risulta tipico di quei soggetti che ritengono di poter controllare gli eventi, ovverosia che i propri successi – od insuccessi – dipendano dalle personali capacità. Al contrario, il LOC esterno è posseduto da coloro che credono che ogni accadimento, ambo positivo e negativo, consista nel frutto di fattori esterni, quali altre persone, il caso, la (s)fortuna od il destino.

Melancholia: un destino angosciante

Melancholia, scritto e diretto da Lars von Trier, è un film del 2011 suddivisibile in due parti, che ruotano attorno al conflittuale – ma al contempo intimo – rapporto tra le sorelle Justine e Claire.

La prima parte: Justine

Kirsten Caroline Dunst nei panni di Justine

Justine, inizialmente mostrata alla stregua d’una ragazza allegra e solare, in verità cela una natura particolarmente ambigua. Appena sposatasi, infatti, ella manifesta segnali di depressione, giungendo a tradire il marito nel mezzo del ricevimento e persino a licenziarsi. Non trovando rifugio tra le braccia dei genitori, ella viene sostenuta unicamente dalla sorella, Claire. Durante una cavalcata, colta nell’atto di osservare il cielo, Justine nota che Antares, la stella più luminosa della costellazione dello Scorpione, è misteriosamente scomparsa.

La seconda parte: Claire

Claire, preoccupata per la sorella, delibera d’ospitarla nella villa in cui vive in compagnia del marito, John, e del figlio, Leo. Viene così svelata la verità su Antares: la stella non è scomparsa, bensì è stata oscurata da Melancholia, un enorme pianeta che si dirige a forte velocità contro la Terra. La preoccupazione generale sembra risolversi nel momento in cui Melancholia oltrepassa la Terra, senza colpirla. Claire, pur sentendosi sollevata, persiste nell’osservare il minaccioso pianeta, ancora distintamente visibile nel cielo. La situazione volge nuovamente sul tragico nel momento in cui la ragazza trova, all’interno del fienile, il marito John privo di vita. Questi, infatti, s’è ucciso mediante un mix di pasticche, poiché conscio della imminente catastrofe: Melancholia sta ritornando e, senza alcun dubbio, entrerà in collisione con la Terra.

Il riferimento all’impotenza appresa: i LOC di Claire e Justine

Come ci si può atteggiare dinnanzi ad una simile notizia? Il pianeta Terra si trova sul punto di essere spazzato via e gli esseri umani risultano consapevoli della tragica fine che li attende. Come potranno mai reagire? I personaggi di Claire e Justine mettono in scena due comportamenti altamente contrastanti. Justine, sin dall’inizio contraddistinta da un carattere particolarmente tendente alla depressione, manifesta una palese impotenza appresa. Assumendo un atteggiamento di distaccata e lucida rassegnazione, ella s’arrende, creando un rifugio immaginario con il nipote Leo ed attendendo, insieme a questi, l’arrivo della fine. Al contrario, Claire non smette di lottare, divenendo paranoica ed ansiosa. La ragazza non intende terminare la ricerca d’una soluzione, sebbene, oramai, non vi sia più nulla da fare. In breve, la prima palesa un Locus of Control tipicamente esterno, mentre la seconda un Locus of Control interno.

È possibile gestire i sentimenti negativi indotti dall’impotenza appresa? Sì, sebbene sia necessario un lavoro particolarmente intenso. Anzitutto, è bene focalizzarsi su un’area specifica della propria vita, attendendo il riscontro di miglioramenti nella summenzionata prima di concentrarsi su altre. In secondo luogo, bisogna tentare di ridurre le autocritiche, relativizzando gli errori e comprendendo come questi, di fatto, caratterizzino la vita di chiunque. È necessario, poi, capire che ogni soggetto risulta capace di fare la differenza per quanto concerne sé stesso, magari aiutandosi mediante auto-complimenti e ricompense. Inoltre, si cerchi di costruire un ambiente positivo, ovvero maggiormente stimolante, e di concentrarsi su accezioni controllabili: la stessa Claire, ad esempio, perde tempo nel trovare una soluzione per una situazione che realmente non può controllare.

Simone Massenz

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