La nostra è una società mediatizzata. I media sono onnipresenti e regolano i ritmi delle persone; sempre più device vedono la luce. La tecnologia continua nel suo progresso, travolgendo come un’onda gran parte delle comunità, inglobando nei suoi sviluppi non più solo i suoi più comuni campi di interesse. Ogni cosa ormai è diventata tecnologica, anche l’azione più comune e semplice. Leggere il giornale, fare i calcoli, prendere appunti, scrivere la lista della spesa. Esiste una macchina per ogni attività: addirittura per cucinare le tradizionali pentole e padelle stanno diventando sempre più superflue.

La tecnologia sta dunque sconfinando in altri domini, e questo non è sempre un male. Anzi, per la maggior parte delle volte è tutto il contrario. Essa porta innovazioni utili, che facilitano la vita degli esseri umani. Ma è sempre un bene questa unione, oppure, a volte, si tende a perdere un po’ della magia del campo invaso? Cosa accade, per esempio, quando la tecnologia incontra l’arte?

‘MORI Building Digital Art Museum: teamLab Borderless’ a Tokyo

 

Quando la tecnologia fa miracoli

Ovviamente, non possono che succedere miracoli. La tecnologia permette di sottolineare particolari, mettere in risalto dettagli, così da chiarificare l’opera. Talvolta una semplice didascalia non basta per comprendere una pittura, o uno sguardo non riesce a far cogliere l’immensità di un soffitto decorato. Allo stesso modo, come si può fruire di tutte le opere di un pittore, o di un visionario, in una sola esposizione?

La tecnologia arriva in aiuto in tutti questi casi, permettendo allo spettatore di entrare nella mente e nell’opera dell’artista, dando per la prima volta uno sguardo nuovo sulle personalità più importanti della cultura mondiale. Almeno, così è successo agli Uffizi. Qui il Codice Leicester di Leonardo da Vinci ha preso vita, permettendo agli spettatori non solo di vedere i disegni del maestro, ma anche i movimenti che Leonardo stesso vi aveva associato. Così i suoi studi sono diventati più immediati, ed i complicati ragionamenti hanno trovato spiegazione più facile.

Il Codice Leicester ‘digitalizzato’ agli Uffizi di Firenze

L’animazione infatti garantisce di mostrare anche il lavoro dietro alle immagini. Il dispiegamento di esse, il loro movimento, permette di avere bene in chiaro come siano state progettate inizialmente. Ovviamente, essa può avere anche conseguenze spettacolari e non solo utili. Questo ha fatto nel caso di Simone Vezzani, giovane che ha fatto uscire i colori da un quadro di un museo di Berlino. Una cascata di tinte e onde è virtualmente sfociata nella sala, rendendo viva e dinamica un’opera bloccata nei secoli.

 

Opere multimediali vs opere in ‘tela e pittura’

Ma le proiezioni possono diventare addirittura i soggetti primi delle mostre, più che solo degli elementi aggiuntivi. Questo è il caso delle esposizioni interattive e multimediali che stanno sbarcando ovunque nel nostro paese. Mostre delle opere di un artista, attraverso la proiezione delle stesse secondo uno specifico e narrativo filo conduttore. Un’unione di arte, musica e tecnologia.

Un esempio è Van Gogh Alive – The Experience, tenutasi a Genova negli scorsi mesi. Qui lo spettatore veniva accompagnato da una serie di immagini che riguardano la vita e gli spostamenti (sia fisici che artistici) del pittore olandese. Alcune sue citazioni danzavano sui muri dei Magazzini del Cotone, sovrapposte a suoi quadri spiegati dettagliatamente grazie anche a zoom e panoramiche.

‘Van Gogh Alive – The Experience’ a Genova

Senza dubbio un’esperienza unica, che permetteva di catapultarsi nell’Olanda e nella Francia di Van Gogh senza filtri. Tuttavia, se la tecnologia permette una maggiore immersione, elimina un dettaglio importante: l’emozione di trovarsi direttamente davanti alla tela. Essere di fronte ai colori senza intermediari, poter studiare i movimenti del pennello e vedere gli strati di tempere applicati per creare l’opera che studiamo sui libri.

La tecnologia, chiarendo all’eccesso, elimina così il mistero che talvolta è proprio quel dettaglio che fa rimanere immobili per ore davanti ad una singola tela. L’uomo freme per la conoscenza, e forse per questo apprezza l’incertezza della pittura. Inoltre, se l’animazione fa avere uno sguardo più generale, l’opera stessa può raccontarsi meglio di chiunque altro; e per un appassionato potrebbe non bastare l’essere circondato da copie virtuali. Lasciar cadere il proprio sguardo sulle linee originali, per lui, non ha prezzo.

 

Un finale -ma non troppo definitivo- bilancio

Insomma, la tecnologia è -come tutto d’altronde- un’arma a doppio taglio. Può assicurare una fruizione più completa ed una comprensione maggiorata, ma anche privare della sensazione di pienezza che si prova davanti all’opera originale, quella uscita direttamente dalle mani dell’artista.

L’arte è fatta per essere amata, poco importa come

Dei grandi pro come un immenso contro, che possono essere giudicati solo dal gusto personale del fruitore. Perché l’arte cos’è se non questo: un’incognita dipendente dalla soggettività del singolo, dove l’unica regola è suscitare emozioni. Se grazie alla tecnologia, o senza di essa, questo non è affar suo. Abbandona il tutto al solo individuo.

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Studentessa di Lingue, Comunicazione e Media presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

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