Tecnologia e lavoro sono due argomenti destinati ad essere trattati in coppia ultimamente e spesso sempre in modo negativo, del tipo: “le macchine ci rubano il lavoro”, e non è da sottovalutare l’idea che un ipotetico partito verde di domani abbia come slogan un ispiratissimo ‘aiutiamo i robot a casa loro’.

Un robot

Del resto oggi c’è molta confusione sull’innovazione del lavoro da parte di tutte le fazioni politiche che invece di stare testando le possibili soluzioni per i prossimi trent’anni sembrano non aver aperto del tutto il dibattito.

Oggi si discute (deprimendosi) ancora delle possibilità dei giovani di trovare un posto fisso per realizzare i propri sogni: questo modo di pensare è stantio, monotono e definisce un paradigma concettuale troppo semplicistico.

Ma allora qual è la soluzione se il problema della sostituzione umana con le macchine avanza imperterrito e la politica non sembra avvedersene? Una soluzione vera e propria non c’è, ma esiste un processo che possiamo sfruttare per fare girare le cose nel senso che preferiamo.

Questo processo mette le basi nelle fondamenta stesse della società europea e occidentale: il capitalismo. Lungi dall’essere la catastrofe che spesso ci raccontiamo, il capitalismo è una grande opportunità anche (forse soprattutto) perché si basa sull’ideologia liberalista e liberista.

Il liberalismo ha un concetto base che è cruciale in questo ambito: ogni essere umano è dotato di un individualità fondamentale che non può essergli negata.

Instagram è uno di quei posti in cui le persone raccolgono la propria identità e si sentono libere di esprimersi, il più delle volte. Inoltre Instagram, più banalmente, rappresenta un’opportunità di guadagno per molte persone nel campo della fotografia, dell’arte, della scrittura e di qualunque altro mestiere anche semplicemente per la possibilità di operare una pubblicità mirata al target desiderato.

Federico Clapis

Ma la forza più grande di un social come Instagram è l’utilizzo che decidi di farne: Federico Clapis, noto ex intrattenitore su youtube e oggi dedito all’arte contemporanea, ha recentemente lanciato il suo movimento artistico chiamato deepscrolling, l’intento del quale è imprimere al gesto quotidiano dello scrolling un significato più profondo. La sua idea di base è che basti (scegliere di) seguire solo contenuti che siano stimolanti e accrescano le potenzialità personali per vederne subito gli effetti nella vita pratica.

Instagram, i robot, il capitalismo e il liberismo sono degli strumenti e in quanto tali l’uomo può adoperarli per migliorare il suo stato di vita attuale. Risulta quindi inadeguato da una parte essere contrari all’utilizzo di tali forme di progresso, da un’altra domandarsi unicamente “ma dove andremo a finire?” tirando un grosso sospiro di rassegnazione.

Uno slogan più adeguato (se proprio ne sentiamo il bisogno) per questo tipo di approccio potrebbe essere più un “aiutiamoci a casa nostra”, ovvero cercare di fare il massimo con gli strumenti che abbiamo a disposizione, che assomiglia molto al funzionamento di un altro dei prodotti tecnologici (nell’ambito videoludico) più rilevanti della nostra epoca: minecraft.

Per completezza: Minecraft è un gioco basato su cubi riutilizzabili per ricomporre qualsiasi cosa, dalla Tour Eiffel a opere di arte astratta contemporanea dall’indubbia validità artistica.

Capire, quindi, il significato profondo di Minecraft (e di tutti gli strumenti) significa anche avere nuove prospettive per il futuro e nuove possibilità di reinterpretarlo e trasformarlo in una sfida anziché in una preoccupazione costante e deleteria.

 

Simone Zaccaro
@abbaiandosudovest

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