Frame tratto da “The Musica Scene” dell’artista Blockhead.

“Chi conosce in profondità si sforza d’essere chiaro; chi vorrebbe sembrare profondo alla moltitudine si sforza d’essere oscuro.”

All’aforisma di Nietzsche avrei aggiunto che chi parla in modo chiaro senza sforzo, non conosce affatto in profondità.

Viviamo tempi in cui sembra che la politica sia una materia semplice, affidata sempre alle persone sbagliate. L’inquinamento lo si può risolvere con le macchine elettriche, il deficit con i tagli, la cultura con una scuola migliore, i problemi con l’Europa uscendo dell’Europa e in fin dei conti basterebbe chiudere i porti per far tornare grande l’Italia.

Vi sarà senz’altro capitato di entrare in un bar, di prendere un treno o un autobus e ascoltare i vostri vicini mentre espongono perfette dissertazioni politiche.

Questo fenomeno cosa ci dice? Rappresenta il ritorno insperato di una coscienza sociale o piuttosto si tratta dell’ennesima forma di un individualismo ottuso?

Qualcuno direbbe che la risposta si trova sempre a metà strada.

Qualcun altro, in uno slancio romantico, parlerebbe del tanto atteso risveglio del popolo.
Io, che ogni giorno prendo l’autobus, dico che non c’è alcun dialogo politico fra elettori.
Non si tratta del confronto tra due o più ideologie politiche incompatibili che giungono allo scontro.

La politica, nella forma in cui è vissuta dai cittadini, ha perso la sua tridimensionalità.

Divenuta una competizione tra bandiere, rette da pochi, semplici argomenti, la politica si è appiattita.

Scegli la tua squadra e ripeti lo slogan!

Quando si tenta di fare un’analisi di questo enorme meccanismo, si pone la lente d’ingrandimento quasi sempre sul più importante dei soggetti coinvolti: i politici.

Dimenticando così che i fenomeni vanno studiati nella loro interezza e attraverso i loro rapporti interni. Ci si dimentica che i ruoli possono invertirsi, i rappresentanti possono diventare i rappresentati e gli elettori possono creare se stessi a seconda del leader politico che scelgono di seguire.

Jacques Derrida (Algeri, 15 luglio 1930 – Parigi, 9 ottobre 2004), è stato un filosofo, saggista, accademico ed epistemologo francese. “L’animale ci guarda e noi siamo nudi davanti a lui. E pensare comincia forse proprio da qui.”

Seguendo dunque la prassi decostruttivista del filosofo francese Jacques Derrida, proviamo a compiere questo rovesciamento gerarchico e spostiamo l’attenzione dal politico all’elettore.

Dov’è che l’elettore forma le proprie idee politiche? Sparite le piazze, diminuiti i giornali cartacei, persa la partecipazione attiva nei partiti, dov’è che la politica si esprime e si lascia vedere?

In questi ultimi anni la politica ha trovato un nuovo habitat, conquistando i palinsesti televisivi e le bacheche dei nostri social network.

Nell’appropriarsi dei salotti televisivi ha fatto proprie le naturali dinamiche di spettacolarizzazione e schiavitù dal mercato.

Quinta colonna è stato un programma televisivo italiano in onda dal 2012 al 2018.

La politica si è fortemente assoggettata alle ricerche di marketing, alle ricerca di un linguaggio efficace per il pubblico. Al politico non può non accompagnarsi un curatore d’immagine.

La politica, così strutturata, è diventata uno show sempre più seguito.

Se fino a una decina di anni fa gli approfondimenti politici erano relegati in seconda serata, oggi occupano ogni fascia oraria e tutte le emittenti. I dibattiti sono raddoppiati ma la profondità con cui gli argomenti sono trattati si è dimezzata.

Sir Karl Raimund Popper (Vienna, 28 luglio 1902 – Londra, 17 settembre 1994) è stato un filosofo e epistemologo austriaco naturalizzato britannico. Popper è anche considerato un filosofo politico di statura considerevole, difensore della democrazia e dell’ideale di libertà e avversario di ogni forma di totalitarismo.

Il filosofo politico Karl Popper, grande sostenitore della democrazia, nel saggio “Cattiva maestra televisione” ci aveva avvertito: “Non ci dovrebbe essere alcun potere politico incontrollato in una democrazia. Ora, è accaduto che questa televisione sia diventata un potere politico colossale, potenzialmente si potrebbe dire anche il più importante di tutti, come se fosse Dio stesso che parla.”

Il risultato? Oggi ascoltiamo senza sosta Dio parlare di politica e ci siamo convinti di poterne parlare al pari del calcio, cioè senza competenze e con l’autorevolezza di chi sta per essere chiamato a dirigere la nazionale.

Infatti come riportato da identitadigitali.com, un’indagine condotta nel 2017 da Gfk Italia su un campione di oltre 14.000 individui, ci dice che per informarsi il 90% degli italiani utilizza la televisione, il 70% utilizza internet mentre meno del 20% utilizza giornali e radio.

Scrive ancora Popper “Chiunque sia collegato alla produzione televisiva deve avere una patente, una licenza, un brevetto, che gli possa essere ritirato a vita qualora agisca in contrasto con certi principi.

La televisione ha sviluppato una forte influenza sugli individui, riuscendo a creare, modificare e trasmettere idee e opinioni. Proprio questa influenza ha distorto, attraverso una trattazione superficiale, nella forma dell’intrattenimento sotto l’effige del divino share, l’idea di politica.

L’utente televisivo si è convinto che la politica sia semplice. Gli si è aperto un mondo dal quale era stato escluso per una volontà superiore. Ha finito così per demolire l’idea per cui serviva un duro lavoro e una continua ricerca d’informazione per poter agire e parlare politicamente.

Televisione generalista, populismo, qualunquismo.

Termini che appartengono all’attuale generazione e probabilmente trovano e affondano le proprie radici anche in questa cattiva maestra.

Istituire una patente per poter fare televisione appare complicato ma sarebbe un tentativo sensato provarci.
Istituire una patente per poter utilizzare strumenti quale il televisore o internet è pura follia.
Quantomeno dovremmo iniziare a riflettere sulla necessità di un’istruzione che ci dia piena consapevolezza dei meccanismi che reggono il gioco.

Non sono sufficienti 300 canali e una connessione internet per dichiarare al mondo di essere liberi, non è sufficiente aver assistito a un dibattito su canale 5 per dirsi competenti in materia.

Vincenzo Simeone

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