L’idea di Eterno Ritorno
“L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!”. Questo afferma il filosofo Friedrich Nietzsche nel 1882 ne La Gaia Scienza, in cui introduce uno dei concetti cardine della sua filosofia, quello dell’eterno ritorno: la vita che ogni uomo vive, ogni dolore e ogni piacere, ogni pensiero e sospiro dovranno fare ritorno, nella stessa successione, un numero infinito di volte.
Escher e le costruzioni impossibili
Qualche anno dopo, Maurits Cornelis Escher (1898-1972), incisore e grafico olandese, sembrò voler riproporre questa stessa nozione tramite incisioni su legno, litografie e mezzetinte, che tendono a presentare costruzioni impossibili ed esplorazioni dell’infinito, apprezzate da matematici, fisici, logici e scienziati. Con giochi di luci e ombre, Escher crea visioni allucinate, quasi da vertigine, che provocano nello spettatore l’ansia di essere come intrappolato sempre nello stesso circuito spaziale e temporale.
Nell’illustrazione Cascata, del 1961, per esempio, un flusso d’acqua, cadendo dall’alto, mette in funzione un mulino il quale, a sua volta, spinge il flusso in un canale che, zigzagando, torna all’inizio della cascata. La cascata rappresenta un sistema chiuso: essa ritorna in continuazione alla ruota del mulino in un movimento perpetuo.

Lo stesso procedimento è attuato anche in Salita e Discesa (1960), in cui l’artista rappresenta un complesso di case i cui abitanti, dei monaci, camminano in un percorso circolare fatto di scalini. Apparentemente tutto sembra regolare, ma ad un’osservazione più attenta, ci si accorge che i personaggi compiono un percorso sempre in discesa o sempre in salita, lungo una scala impossibile, al termine della quale non si potrà mai giungere.

Osservando le opere di Escher sembra di essere trasportati in un vero e proprio loop spazio-temporale, un artificio suggestivo a tal punto da poter essere ritrovato anche sul grande e piccolo schermo.
Russian Doll: come si esce dal loop spazio-temporale?
Nadia, protagonista di Russian Doll, serie targata Netflix, è una donna spigliata e sarcastica che si occupa di videogiochi. Il giorno del suo trentaseiesimo compleanno, Maxine le organizza una festa e il racconto parte proprio dal bagno dell’amica, la cui porta è decorata da una larga fenditura blu. Un’ inquadratura che nell’arco della serie si arriverà a conoscere a memoria, perché, dopo che la sera stessa Nadia muore investita da un taxi, sarà condannata a ritrovarsi in quello stesso punto un’infinità di volte, intrappolata, appunto, in una spirale senza via d’uscita.

Mentre è condannata ad eterni ritorni, in un susseguirsi di fenomeni metafisici e paranormali, la donna incontra un’altra persona, Alan, che sta vivendo la sua stessa esperienza. I due hanno la possibilità di imparare dai propri errori, proprio come nei videogiochi che Nadia stessa elabora e capiscono che, in un certo senso, la chiave per sfuggire alla pazzia e cambiare la realtà, è lavorare insieme.

Anche Escher, in una litografia del 1953 intitolata Relatività, raffigura un mondo in cui non esiste un unico punto di vista, ma in cui l’orientamento è basato sulla posizione che l’osservatore decide liberamente di prendere; un mondo fatto di incomunicabilità in cui precipitare nel paradosso è estremamente semplice. In alto, tuttavia, inserisce una coppia che procede abbracciata.

In entrambi i casi chi guarda è posto di fronte ad una realtà amara, che, però, non sfocia nel nichilismo. Ci si sforza di credere nella capacità della solidarietà umana di trovare l’uscita del labirinto di confusione e sofferenza dell’esistenza.