CO2 palle così‘: questo uno degli slogan più amati protagonista della manifestazione giovanile per l’ambiente di Venerdì 15 marzo. Il primo dei #fridaysforfuture in Italia ha raccolto migliaia e migliaia di adesioni. Tantissimi studenti si sono riversati nelle piazze del paese per far valere il loro diritto di avere un futuro. Per protestare contro le politiche vigenti che hanno segnato la parola fine alla vita sulla Terra. Per far comprendere che non esiste un ‘plan(et) B’ se si parla del nostro pianeta e che quindi tutti abbiamo il dovere di tutelarla.

Uno dei tanti cartelloni provocatori creati per la manifestazione

 

La manifestazione tra i perché, le canzoni e gli slogan

Una manifestazione per l’ambiente che è partita dall’iniziativa della sedicenne svedese Greta Thunberg. La ragazza ogni venerdì salta la scuola e si reca davanti al parlamento per manifestare contro il cambiamento climatico. ‘Non possiamo risolvere una crisi se non la trattiamo come tale: dobbiamo lasciare i combustibili fossili sotto terra e dobbiamo focalizzarci sull’uguaglianza’. Questo un pezzo del discorso che la giovanissima attivista aveva fatto a Dicembre, con l’intento di smuovere le coscienze mondiali. Un appello ai potenti ma anche a tutti i giovani, perché siano loro a fare il primo passo verso il pianeta: ‘Se alcuni ragazzi ottengono attenzione mediatica internazionale solo perché non vanno a scuola per protesta, immaginate cosa potremmo fare tutti insieme, se solo lo volessimo veramente’.

Sicuramente, i ragazzi di tutto il mondo hanno deciso di farlo, quel famoso primo passo. Solo a Milano oltre 100 mila studenti hanno deciso di scioperare e seguire l’esempio di Greta. Un corteo che non ci stava a Piazza della Scala e si è dunque subito indirizzato verso Piazza del Duomo, dove si sono alternate le voci di molti giovani che chiedevano nuove manovre per assicurarsi un futuro. Già da prima delle 9 si vedevano nelle strade della città gruppi di adolescenti con cartelloni colorati che intonavano in coro ‘Bella Ciao‘.

È infatti sulle note di questa canzone che è nata ‘Sing for the climate’. Con un testo che non vede più né invasori né partigiani, l’inno è un incitamento a svegliarsi e ad agire. ‘We need to build a better future, And we need to start right now’ è il ritornello. Dobbiamo costruire un futuro migliore, iniziando già da ora. Non ha senso aspettare, esitare, perché il tempo a nostra disposizione sta purtroppo finendo.

A Milano in migliaia hanno sfilato per le strade della città per manifestare per un futuro migliore

Questo concetto di tempo limitato è stato ripreso da numerosi cartelloni. Bambini e ragazzi hanno infatti dato sfogo alla propria creatività, creando slogan orecchiabili, disegni variopinti e sfruttando testi di canzoni e giochi parole. Oltre al già citato ‘CO2 palle così’, troviamo anche ‘No time left’ scritto su un pianeta-orologio, ‘Open your eyes, look up to the skies and see… pollution’, ‘There’s not a plan(et) B’ ed il ben più regionale ed ironico ‘Desbeliniamoci, non c’è una Terra di riserva per fare il pesto’.

 

Il bello di una natura senza uomo

Insomma, una manifestazione mondiale contro il cambiamento climatico. Ma, se ci si pensa, anche una manifestazione mondiale contro l’uomo, che al posto di essere preso cura della sua casa, l’ha maltrattata per tutti questi anni -e continua a farlo.

Detto tutto questo, il pensiero dei Romantici di inizio Ottocento sembra quasi l’unica soluzione. Questa corrente artistica ammirava infatti la natura, la studiava e vi trovava quel sublime tanto anelato. Certo non tutti vedevano in lei la madre amorevole che avrebbe dovuto essere, ma sicuramente ogni Romantico la studiava nella sua unicità e solitudine. La natura era la compagna del poeta ed il suo confessore. L’unica in grado di comprendere i suoi sbalzi d’umore e la sua ricerca dell’infinito. E l’artista si abbandonava ad essa, affidandosi alla sua imprevedibilità.

Théophile Gautier

Tutto questo però avveniva con una natura pura, incontaminata. Una natura, insomma, senza uomo. La Terra romantica era una Terra dove l’essere umano non aveva potere e non poteva averne, una Terra libera dall’influenza e dalle barbarie dell’umanità. Solo questa poteva essere davvero sublime. Se vi era traccia di artificiale, perdeva la sua bellezza, poiché mancava di quell’infinitezza che la caratterizzava.

Quanto amo quei monti fieri e straordinari! 
Non osano posar i lor piedi le piante 
sulle cime coperte da argentei sudari; 
quei picchi smusserebbero il vomere arante. 

Né vigne o spighe dorate, né mietitura; 
niente ricorda l’uomo e il lavoro maledetto. 
Sciami d’aquile libere nell’aria pura 
e l’eco che fischia canzoni del bandito. 

Non vi cresce nulla, sono sterili sassi, 
sono solo belli e la bellezza è l’oblio; 
ma io li amo molto più dei campi grassi 
posti tanto in basso che non si vede Dio.

Questa una poesia di Théophile Gautier, ‘Nella Sierra‘. Il poeta esprime in tre strofe il perché del suo amore per i monti. Non li elogia per la loro utilità all’uomo, per il loro essere potenziale oggetto del lavoro dell’umanità. Al contrario, loda la loro bellezza ‘inutile’ di sterili sassi, il loro essere talmente aguzzi da smussare anche la punta di un aratro; ma soprattutto, eleva la loro caratteristica di non essere sede del lavoro maledetto dell’uomo.

I monti hanno un’aria pura e libera, sono fieri e sublimi e possiedono una bellezza fine a se stessa, dove l’uomo non ha messo piede (e non potrebbe mai). È questo il loro punto di forza, l’essere distanti da quel tocco fatale che è quello umano. La natura è bella e pura solo senza l’impronta dell’umanità. Se questa arriva, si andrà immancabilmente a squilibrare la sua potenza e perfezione. Un messaggio dunque molto attuale anche se espresso due secoli fa: la natura funziona se l’uomo non vi interferisce.

 

Che i Romantici avessero ragione? Solo una natura senza uomo è in grado di essere fiera e sublime? Non esiste una possibilità di compresenza? Queste le domande che si pongono tutti i giovani di oggi, quelli che in un futuro non solo ci vogliono credere, ma lo vogliono costruire. E anche quelli che cercano una soluzione, che una compresenza la urlano a pieni polmoni tra le strade, perché al futuro non hanno intenzione di rinunciare.

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Studentessa di Lingue, Comunicazione e Media presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

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