Il “rally around the flag effect” è un fenomeno psicosociale molto curioso: l’additare un nemico comune all’ingroup diminuisce le differenze percepite del gruppo stesso, aumentando invece le differenze percepite con l’outgroup. È il fenomeno alla base dell’aumento di consenso di Bush nei primi 2000 e di Salvini oggi. Ed è uno di quelli che porta a discriminazione e razzismo. 

Rally around the flag e politica
Il rally around the flag, usato spesso in politica per aumentare il consenso per un certo politico
Original Source for image: http://www.iwm.org.uk/collections/item/object/5349

Il tempo dei nazionalismi sembrava essersi eclissato. Ultimamente sentiamo qualche spinta nazionalistica in più, tanto in Italia quando in Europa (o in Brasile, ora come ora). Ma per adesso è di sicuro assopito rispetto a tempi passati. Questo ci porta ad avere un’identità personale meno legata al nostro paese di provenienza, a essere più cosmopoliti. Ma questa percezione può venire modificata.

Il rally around the flag effect

Esiste un fenomeno psicosociologico che prende il nome di “rally around the flag effect“, letteralmente la “corsa intorno alla bandiera”. Consiste nello trasferire le ostilità intergruppo verso un nemico esterno, che assume in questo modo un ruolo quasi catartico. In questo modo le dissonanze dell’ingroup (il gruppo di appartenenza) diminuiscono, aumenta il senso di appartenenza e la coesione, e aumentano le ostilità contro l’outgroup. Quando, come spesso accade, l’ingroup preso in considerazione è quello dei connazionali e l’outgroup un qualche paese straniero o una qualche cellula avversa al nostro paese, aumenta anche il nazionalismo. Anche questo può essere uno dei fattori che porta all’incrementare degli episodi di discriminazione e di razzismo.

Il ruolo politico del rally around the flag effect

Come detto, questo meccanismo viene spesso usato in politica. Aumentare il senso di coesione dell’ingroup contribuisce, infatti, ad aumentare il consenso per un politico o per un certo partito. Non è un caso che, come mostra il grafico riportato qui sotto, Bush abbia assistito a dei picchi di consenso proprio in concomitanza con attentati e dichiarazioni di guerra o invasioni.

Rally around the flag e Bush
L’andamento del consenso per Bush nei primi anni 2000

Da notare in particolare il picco in corrispondenza dell’attentato alle Torri gemelle. Ma non serve per forza di cose andare all’estero per assistere a questo fenomeno. Si pensi al lavoro di propaganda messo in atto dal ministro Salvini contro gli immigrati, e come la loro demonizzazione abbia portato a livello popolare ad un aumento stratosferico del consenso e al ritorno di un sentimento nazionalistico che negli anni precedenti si era assopito. Qualunque sia l’orientamento politico, bisogna riconoscere che il ministro, in questo, ha lavorato molto bene.

Norsefire: la psicologia sociale all’opera in V for Vendetta

Rally around the flag effect e v for vendetta
V, protagonista di “V for Vendetta”, in una delle scene iniziali del film ispirato al fumetto. V rappresenta un rivoluzionario sovversivo che vuole ridare potere al popolo, mirando a instaurare un’anarchia

V for Vendetta è un famoso fumetto realizzato dal fenomenale Alan Moore. È ambientato in Gran Bretagna in un futuro distopico, che assomiglia molto da vicino al mondo tratteggiato da Orwell in “1984”, e si ispira a quel modello di distopia. In questo mondo, un partito nazionalista (e fascista), il Norsefire, ha preso il sopravvento.

Rally around the flag e Norsefire
Il Norsefire come dipinto nel film di V for Vendetta

La tattica con cui è riuscito a salire al potere è proprio quella sopra descritta. Arrivando addirittura a orchestrare attentai bioterroristici, fomenta la paura e l’astio per il diverso, trovando nemici ogni dove e guadagnando così il consenso per salire al governo. Una volta instaurato un regime fascista, solo V riuscirà a ribaltare la situazione e ridare voce al popolo.

 

Matteo Sesia

 

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