“Non voglio essere servita da un negro”Queste le parole con cui una cliente si è rivolta a un cassiere di un supermercato Carrefour. In seguito gli ha anche scagliato contro delle lattine di birra che avrebbe dovuto comprare. Il Sindaco di Varese ha poi fatto visita al dipendente per mostrargli il supporto della città e prendere le distanze dall’aggressione, ma resta preoccupante notare quanto le ostilità a sfondo razzista stiano facendo ritorno nel nostro Bel Paese.

Razzismo aggressione supermercato

Siamo di fronte ad un’altra aggressione a sfondo razzista. Questa volta la vittima è un giovane cassiere di colore, Emmanuel, che si è visto insultato e poi aggredito da una signora di 40 anni mentre svolgeva il suo turno di lavoro. L’evento ha avuto luogo giovedì scorso alle 12:30.

Le dinamiche dell’aggressione

La signora è arrivata in cassa con la sua spesa, e ha incominciato a porre i suoi articoli sul nastro trasportatore. Il problema è giunto quando si è accorta che l’unico dipendente a cui potersi rivolgere fosse un cassiere di colore. A quel punto ha affermato:”Non voglio essere servita da un negro. Non mi va proprio” ed è tornata tra le corsie per evitare di interagire con Emmanuel. Il quotidiano LaPrealpina, che ha narrato i fatti, riporta che in seguito ha continuato con gli insulti, pretendendo di essere “servita da Italiani“. Quando Emmanuel e una sua collega hanno pensato di avvisare i Carabinieri, la signora ha scagliato contro il giovane cassiere una lattina di birra che avrebbe dovuto comprare e si è allontanata dal supermercato. Emmanuel ha poi sporto denuncia per l’aggressione e le videoregistrazioni della giornata sono state consegnate alle autorità.

La visita del sindaco di Varese

Varese è una città tollerante e accogliente e ho voluto incontrare il giovane che ha subito questo brutto episodio per mostrargli la mia vicinanza“. Queste le parole di Davide Galimberti, primo cittadino di Varese. Il sindaco ha fatto visita al supermercato per mostrare la sua vicinanza ad Emmanuel.

Il sindaco contro l'aggressione
Il sindaco di Varese, Davide Galimberti, ha fatto visita al cassiere vittima dell’aggressione

Questi gravi gesti nascono da una pericolosa confusione che la gente continua a fare tra due temi che vanno invece ben distinti: un conto è la questione dell’immigrazione e della sicurezza, che va gestita con rigore, e un altro è l’intolleranza che purtroppo nel nostro Paese si sta ultimamente manifestando anche nei confronti di persone integrate da tempo – continua Galimberti – Ho parlato con i dirigenti del supermarket e mi hanno confermato che il ragazzo è un gran lavoratore, una persona che vive in Italia da anni. Questo dimostra che la politica dell’accoglienza ha prodotto anche ottimi frutti

Il dramma degli stereotipi

Le parole di Galimberti aprono però a una seconda riflessione: perché dover specificare che il ragazzo sia un gran lavoratore, o che si sia ben integrato? Perché aggiungere altro quando basterebbe parlare di un’aggressione insensata? Probabilmente perché l’aggredito può essere inscritto all’interno di una categoria sociale debole e discriminata. Il problema degli stereotipi è più serio di quanto possa sembrare a prima vista, perché la loro attivazione porta a effetti collaterali subdoli e infidi.

Aggressione e stereotipi
Gli stereotipi esistono e hanno una valenza importante a livello cognitivo, ma i loro effetti collaterali sono pericolosissimi: ecco perché dovremmo averne consapevolezza e dovremmo essere abili nell’usarli

Da un lato sono necessari a fini cognitivi: non potremmo spendere eccessive energie psichiche ogniqualvolta dovessimo inquadrare qualcuno, dobbiamo categorizzarlo a priori. Ma questa categorizzazione può indurre a diverse controindicazioni: la stessa lettura della realtà può uscirne storpiata. Ci fermiamo a un livello di analisi eccessivamente superficiale, usando le informazioni in nostro possesso e senza concentrarci sull’individuo che davvero abbiamo davanti: ed è così che un cassiere diventa “un negro da cui non voglio essere servita”, prima ancora che un nostro simile. E forse è proprio per questo che si debba dire: “È un immigrato, ma è un bravo lavoratore e si è integrato bene”, quasi fossero attributi non affini ad un immigrato. Il tutto incuranti del fatto che sia stato prima di tutto vittima di un’aggressione

I gruppi di minoranza

Il problema si fa ancora più pesante quando si ha a che fare con dei gruppi di minoranza (come possono essere, ai giorni nostri in Italia, gli immigrati). Una categoria sociale di questo tipo viene bersagliata e bombardata con stereotipi negativi, e questo porta a due conseguenze molto gravi. La prima è che “Noi Italiani” saremo portati più facilmente a essere influenzati da questi stereotipi e a rivolgere frustrazione e aggressività contro il gruppo di minoranza: in altre parole, questi gruppi assolvono al ruolo di capro espiatorio. In secondo luogo, per un fenomeno psicosociale definito ‘la minaccia dello stereotipo‘, il gruppo di minoranza stesso sarà spinto a essere più coeso e in alcuni casi a comportasi inconsapevolmente in maniera concorde allo stereotipo che pende su di loro, in un meccanismo che viene così ad autoalimentarsi.

Aggressione e razzismo
Il gruppo di maggioranza tende a sentirsi superiore, in tutti i sensi, al gruppo di minoranza: questo è uno dei meccanismi che porta alla nascita del razzismo, dato che alla categoria minoritaria vengono attribuiti numerosi stereotipi negativi

Ed è anche così che il razzismo si afferma: nessuno si concentra più sui dati effettivi, nessuno si concentra su chi si ha davanti, ma ci si fa forti delle informazioni che si pensa di avere: gli immigrati portano malattie e delinquenza, gli ebrei controllano la società, i neri sono violenti, i gay promiscui e devianti e così via… Inutile portare dati che contraddicono le proprie conoscenze, perché gli stereotipi sono molto resistenti al cambiamento.

Come evitare di essere eccessivamente influenzati

Dovrebbe apparire chiaro ora come gli stereotipi ci influenzino molto più di quanto pensiamo. La loro attivazione è praticamente inevitabile, proprio in virtù della loro valenza cognitiva. Come attenuarne allora l’effetto?

Come gli stereotipi portano a un'aggressione
Le nostre conoscenze attuali dovrebbero spingerci a superare l’ostacolo che gli stereotipi rappresentano, e usarli solo a nostro vantaggio. Supporto, coesione e consapevolezza sono fondamentali, ma troppo spesso ci lasciamo deviare e cediamo alla facilità di categorizzare le persone in maniera concorde alle nostre aspettative

La semplice soppressione di uno stereotipo ha in realtà effetti controproducenti: il principio di fondo è simile a quello di chiedervi di non pensare ad un elefante rosa. Le vie migliori sono quindi quelle di modificare lo stereotipo stesso, renderlo meno limitato, e impegnarsi nel processo di individuazione, ovvero considerare ogni nuovo conoscente come un individuo a se stante, senza categorizzarlo a priori. È difficile ed è faticoso, ma è necessario in un periodo storico in cui aumenta sempre più il clima di astio e odio nei confronti di una categoria discriminata.

 

Matteo Sesia

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.