L’arma principale dei no-vax è senza dubbio l’ignoranza, unita alla disinformazione scientifica. Ancora oggi ci troviamo a sentire tesi che presupporrebbero una correlazione tra vaccini e autismo, senza riuscire in alcun modo a provarla scientificamente. Eppure, queste teorie attecchiscono e si diffondono, un po’ per paura, un po’ per ignoranza, un po’ perché, purtroppo, dei disturbi dello spettro autistico ad oggi si sa ancora poco. Lo dimostra il fatto che qualche giorno fa è stato approvato in parlamento il ritardo dell’obbligo di vaccinazione per nidi e materne, nonostante le proteste dei favorevoli ai vaccini, seguiti da diverse regioni. Intanto però gli studi sull’autismo continuano ad aumentare in modo tale da fare sempre più luce su una sindrome che colpisce numerosi bambini (circa 1 su 1000), e che è indubbiamente limitante. Non abbiamo prove certe circa la sua genesi, né una mappatura precisa dei distretti neurali colpiti, né tantomeno una terapia per risolvere il disturbo. Ma la ricerca fa continuamente progressi.

Bimbo affetto da Autismo
I disturbi dello spettro autistico sono molto limitanti e richiedono una continua attenzione, nel periodo dello sviluppo, da parte dei genitori del bambino colpito dalla sindrome

Cosa sappiamo oggi sull’Autismo

Sotto la dicitura “disturbi dello spettro autistico” vengono oggi raggruppati tutta una serie di disturbi o di sindromi che fino a qualche decennio fa venivano divisi (Asperger, Autismo, Sindrome di Rett, etc…), dal momento che la sintomatica è molto simile, variabile solo per intensità. Il disturbo dello spettro autistico è una sindrome comportamentale a base biologica con esordio sintomatico nei primi tre o quattro anni di vita. Le aree prevalentemente colpite sono quelle deputate all’interazione sociale reciproca, alla comunicazione di emozioni e sentimenti e alle capacità relazionali. L’autismo si configura quindi come una disabilità permanente, per quanto gli effetti di questo deficit siano variabili nel tempo. Crescendo, dal 60% fino al 90% dei bambini autistici diventano adulti non autosufficienti. Persino un Q.I superiore a 70, valore definito di cutoff per sancire un ritardo mentale, non assicura un migliore adattamento sociale. Per diagnosticare un disturbo dello spettro autistico devono essere presenti numerosi sintomi, tra cui un linguaggio ripetitivo e movimenti stereotipati, eccessiva aderenza a routine e resistenza al cambiamento, interessi ristretti, fissi o anomali, compromissione del normale funzionamento nel quotidiano, e soprattutto deve essere presente fin dalla prima infanzia.

Tre livelli di Disabilità

Nei disturbi dello spettro autistico si definiscono tre livelli di disabilità:

  1. Nell’interazione sociale: Concerne una compromissione, ritardo o atipicità dello sviluppo delle competenze sociali
  2. Nella comunicazione e nel linguaggio: Riguarda compromissioni e atipicità del linguaggio e della comunicazione, verbale e non verbale
  3. Nel comportamento: Presenza di comportamenti ritualistici/ripetitivi
Tratti dell'autismo
La sintomatica del disturbo dello spettro autistico presenta alcuni tratti sempre ricorrenti

La genesi dell’Autismo

Riguardo alla genesi dell’autismo, come per molte altre teorie, si pensa esista una componente genetica e una componente ambientale. La prima si riferisce a una trasmissione ereditaria complessa di tipo poligenico. Sembra essere possibile che i genitori trasmettano dei geni che possano influire sullo sviluppo del disturbo, pur non esistendo un “gene dell’autismo”. Per quanto riguarda la seconda si pensa che soprattutto che nel periodo perinatale ci possano essere numerosi elementi che concorrono nel determinare l’insorgenza della sindrome. In particolare parliamo di infezioni pre-natali, esposizione a farmaci o agenti tossici, alterazioni nello status immunologico madre-feto e sofferenza perinatale.

Le difficoltà che devono essere affrontate

Gli ostacoli che i soggetti autistici si trovano a dover superare sono davvero ardui. Innanzitutto, i soggetti hanno difficoltà notevoli a direzionare l’attenzione e quindi anche a mantenere la concentrazione. Riscontrano problemi anche nel gioco di finzione e di imitazione, al contrario dei bambini sani, che vivono spesso in mondi di fantasia. Uno dei deficit più grandi, però, riguarda la compromissione della “Teoria della Mente”. Ricordiamo qui che con questo termine si intende la capacità di attribuire degli stati mentali a chi ci circonda, attribuire intenzionalità ad agenti esterni, con influenza parziale nelle attività che richiedono una relazione interpersonale. Ne conseguono quindi difficoltà nell’intendere credenze e desideri, che uniti a deficit comunicativi ed emotivi rendono particolarmente difficile interfacciarsi con bambini affetti da disturbi dello spettro autistico.

Le teorie sull’Autismo

Nel corso degli anni si sono susseguite diverse teorie riguardo ai disturbi dello spettro autistico, mirate a meglio definire in cosa consista veramente il deficit che ne consegue. Una prima teoria, oggi superata, è quella socio-affettiva di HobsonSecondo questa tesi l’autismo si configurerebbe come un’innata capacità, biologicamente determinata, di interagire emozionalmente con l’altro. Una seconda ipotesi ha a che fare con la Teoria della Mente, e venne definita da Baron Cohen come “cecità mentale”, un’incapacità di intendere gli stati mentali altrui. Ne seguono poi due più complesse. La prima, detta teoria della coerenza centrale, prevede una difficoltà nel cogliere la complessità di uno stimolo, nell’accedere dal particolare al generale ed una polarizzazione esasperata su frammenti di esperienza che portano ad un’incapacità di sintetizzare una rappresentazione coerente, lasciando una rappresentazione segmentata dell’esperienza. La seconda, definita teoria delle funzioni esecutive, prevede una difficoltà nel gestire gli impulsi provenienti dal mondo esterno, incapacità di inibire risposte inappropriate accompagnata da iperselettività, incapacità di cogliere il tutto senza rimanere ancorato al particolare, e l’incapacità di ridirezionare in maniera flessibile l’attenzione. 

La biologia dei disturbi dello spettro autistico

Cervello e autismo
Sebbene non ci sia una mappatura precisa, sono stati evidenziati alcuni distretti neurali collegati all’insorgere dell’autismo

Come detto sopra, ad oggi non abbiamo una mappatura ben precisa delle zone cerebrali presumibilmente colpite dal disturbo dello spettro autistico. Si pensa che tra le aree maggiormente colpite ci siano il Cervelletto, la corteccia frontale e il sistema limbico. Frith ha poi ipotizzato un possibile coinvolgimento dei lobi temporali e di alcune aree della regione temporo-parietale, e della corteccia mediale prefrontale. Si è dimostrato come quest’area sia coinvolta nei vari processi di mentalizzazione: per questo un suo deterioramento potrebbe spiegare i problemi riguardo alla teoria della mente che i soggetti autistici si trovano a vivere. Spiegherebbe anche perché i disturbi dello spettro autistico colpiscano notevolmente di più gli uomini rispetto alle donne. Nel gentil sesso la corteccia mediale prefrontale è maggiormente sviluppata, preservandola quindi meglio da un suo possibile deterioramento.

Le speranze per il futuro

In conclusione, per quanto la conoscenza riguardo ai disturbi dello spettro autistico sia ancora molto limitata, è aumentata notevolmente rispecchio a pochi anni fa. A partire da una maggiore sensibilizzazione e consapevolezza, anche gli interventi mirati a rendere più semplice la vita dei soggetti colpiti sono sempre più efficaci. Il ministero della Salute ha rilasciato anche un opsucolo (consultabile qui) volto a delineare il meglio possibile questo disturbo e indicando le linee guida da seguire per interfacciarsi con soggetti autistici. Non ci resta che attendere che la scienza faccia il suo corso, che prosegua sui giusti binari, lasciandosi traviare il meno possibile da coloro che, la scienza, non hanno ancora capito cosa sia.

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